piero montanari

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L'AUTORE

domenica 15 febbraio 2015

Conti, la prossima volta ricordati delle conzoni




di Piero Montanari
 


Mentre apprendo con profonda tristezza della morte del Ferrero sbagliato (quello della Nutella e non il presidente della Sampdoria, per capirci) guardo ormai distrattamente, saturo di canzonette di modesta qualità, il dissolversi verso la notte delle cinque sfumature di grigio che sono state le cinque serate del Festival, compiacendomi di aver azzeccato ancora una volta le prime tre canzoni e sbagliando solo la posizione di Malika Ayane, che avevo dato per seconda, invece arrivata terza.
 


Cinque serate sfumate di grigio per la musica italiana, dopo la dipartita, macabramente ricordata da Luca e Paolo proprio al Festival, dei migliori interpreti di essa: De Andrè, Battisti, Tenco, Dalla, Pino Daniele, Jannacci Mango, Rino Gaetano, Francesco del Banco, Jimmy Fontana Little Tony, Chi li ha rimpiazzati? Nessuno, secondo noi, anche se qualcuno dei "nuovi" potrebbe crescere con un po' di autocoscienza ed umiltà. Pazientiamo ancor un po'.

I tre vincitori de Il Volo sono un prodotto italiano per fare soldi nel mondo: per carità, cantano bene, sono carini, e propongono una rappresentazione agiografica del nostro Paese, colpito da luoghi comuni negativi come corruzione e mafia, o stereotipi un po' retrivi come pizza e mandolino. Piero Barone, Ignazio Boschetto e Gianluca Ginoble, in arte Il Volo, cantano il Bel Paese e ci fanno fare un figurone a Toronto come a Tokyo, buon per noi. D'altra parte il furbo ed internazionale Tony Renis è il loro mentore, e lui di questi "affari" in giro per il mondo è espertissimo. Vivissimi complimenti!

Poteva essere peggiore questa edizione sanrenmese, ma anche migliore, ovviamente, e comunque siamo felici che sia finalmente finita, perché in televisione e sui giornali non si parlava d'altro. La conduzione del Pippo Baudo 2.0 Carlo Conti è stata all'altezza, l'abbiamo detto sempre e non ci smentiamo alla fine. Prevediamo che nel futuro televisivo di Rai Uno Carlo Conti sarà ancora più presente ed iperespoto. Ma funziona così, ora gira bene a lui e verrà strizzato come un limone; immaginiamo che sarà proprio lui a condurre le prossime tante edizioni del Festival. Un appello, quindi al caro Conti va fatto: Carlo, in nome del cielo, la prossima volta ricordati delle canzoni!

Sanremo, il Gran Bazar della Rai




di Piero Montanari
 


Ieri, quarta serata del Festival, è stato decretato vincitutto Giovanni Caccamo, il 24enne architetto mancato di Modica (Rg) che, con il suo brano "Ritornerò da te", vince il Festival di Sanremo nella sezione Nuove Proposte, il premio della critica "Mia Martini" sezione Giovani e quello della sala stampa.
 


Figlio artistico di Battiato, suo mentore e maestro (la Sicilia della spiaggia di Donnalucata il loro trait d'union), e di Caterina Caselli, discografica e produttrice che la sa (e la vede) lunga, fiero del suo cognome un po' cacofonico e un po' imbarazzante, che lui, però non ha voluto cambiare "Per essere sincero sin da subito - dice -, perché faccio il cantautore". 

E poi l'incontro con un altro pezzo della "Sicilia che conta", Fiorello, che prima lo sopporta poi lo supporta. Insomma, il simpatico Giovanni è pure carino e fa tenero, scrive pezzi dignitosi (anche Malika Ayane ne canta uno suo al Festival) e il suo futuro sembra radioso. Ci aspettiamo da lui prove di scrittura più importanti. Crescerà, gli è stata data un'opportunità straordinaria e speriamo la colga in pieno.

Continuiamo a sostenere un nostro vecchio mantra dopo la quarta serata (ieri media ponderata di 9.8 milioni di telespettatori) e cioè che Sanremo, non ostante quest'anno gli ascolti siano premianti, dovrebbe finire alla terza, perché ripete continuamente se stesso, un po' stancamente secondo noi, e per fare ciò "allunga il brodo" con ospiti noiosi, come noioso è stato l'intervento comico di Gabriele Cirilli, che davvero non si sa come definire, se non "parrocchiale", o come il ceruleo tricoplastico Antonio Conte, CT della Nazionale di calcio, che accenna pure qualche nota stonata (a Sanremo tutti devono cantare) e che ci dice languidamente che non si dimetterà. Ma anche ospiti "toccanti" come Sammy Basso, il 19enne affetto da una rarissima malattia, la progenia, che lo fa invecchiare velocemente.

Ci ripetiamo stancamente anche noi, e da anni ormai: Sanremo, dall'essere dispensatore dell'eccellenza della musica leggera, è diventato un Gran Bazar, dove viene mostrato il meglio e il peggio di noi, con preferenza per il peggio, tra canzoni diventate ormai inutile corollario ad una manifestazione che tutto è meno che musica. Al solito, non importa chi vinca ma l'importante è esserci. Pensiamo sempre che tutto questo in tre serate sarebbe meglio, anche se Rai, visti gli ascolti alti, non ci pensa per niente. 

Per finire, ricordiamo che nelle altre reti non c'è stata controprogrammazione. E' andato in onda nulla a contrasto del Festival, segno di resa ormai dichiarata di tutti al Gran Bazar della Rai.

Festival:nella serata delle cover, casca l'asino


Marco Masini
Marco Masini


di Piero Montanari
 


Ieri sul palco dell'Ariston è andata in onda la serata delle cover per i venti big in gara, che si sono cimentati nella riproposizione di brani classici della canzone italiana. Qui casca l'asino, perché quei brani sono parte della nostra Storia, ormai metabolizzati da ognuno di noi, e molti di essi occupano anche uno spazio importante, come si dice, nella memoria collettiva e nel nostro cuore. Il rischio della riproposizione per i cantanti era proprio questo confronto inevitabile con chi quelle canzoni, le aveva portata al successo.
 


Dico subito che salvo pochi di loro, e qualcuno è forse riuscito a regalare un barlume pallido d'emozione rispetto a quelle più forti che provammo al tempo, ascoltando gli originali. Chiara, ad esempio, che affronta un successo della giovane Caterina Caselli, Il volto della vita (che era già una cover di The day of Pearly Spencer di David Williams), sembra essere incapace di comunicare un'oncia di pathos. Leggevo questi giorni un commento di qualche amico che sosteneva la bravura di questa cantante ma la scarsa qualità dei brani che interpreta: ecco, ora il pezzo ce l'aveva, come la mettiamo?

Nek, al contrario, di Se telefonando del grande Ennio Morricone, ne fa un'ottima interpretazione. Tira fuori voce, grinta, emozione, maturità e non sfigura con la versione di Mina, riproponendo il magnifico pezzo in chiave rock.

Altri discreti, come il Volo, con i tre tenorini a cantare Ancora di De Crescenzo che, lui si, quella volta ci piantò un paletto nel cuore quando, con la sua giacchettella a scacchi e l'aria da 'Signor Nessuno' arrivò sul palco dell'Ariston col bellissimo pezzo di Claudio Mattone. Avevo timore che i Tenorini la cantassero come avrebbe fatto Pavarotti, invece ci hanno sorpreso con una bella interpretazione moderna.

Per Biggio e Mandelli, idioti di professione, con la loro (anzi, di Cochi e Renato) E la vita e la vita, viene "staccato" dal Maestro un tempo troppo lento e la noia ci assale. La stessa noia che ho provato ascoltando il duo comico (?) Luca e Paolo che confermano, con la canzoncina un po' macabra che rievocava i morti della musica leggera italiana, e lo sketch della coppia gay che si sposa, non la difficoltà di trovare testi divertenti e originali, che sono rara avis, ma la facilità sempre in agguato di scivolare sulla banalità più retriva, anche per un palco naz-pop come quello del Festival.

Una menzione speciale va al collegamento spaziale con l'astronauta italiana Samantha Cristoforetti, ormai visto anche da Fazio e quindi "bruciato" televisivamente, ma sempre sensazionale e curioso, soprattutto per il microfono che talvolta la simpatica Samantha lascia sospeso per alcuni istanti volteggiante nel nulla. Per la logica distanza tra la Terra e la stazione spaziale, le domande di Conti alla Cristoforetti arrivavano con un ritardo di alcuni secondi, lasciando il tutto in un silenzio imbarazzante. La prossima volta suggeriamo di insertare, nel tempo morto, alcuni minispot pubblicitari. 
Le aziende Asi e Rai ringrazierebbero

giovedì 12 febbraio 2015

Carlo Conti il Pacificatore di Sanremo


Carlo Conti
Carlo Conti


di Piero Montanari

Ricordo un film d'azione con Dolph Lundgren, attore noto solo per aver detto inopinatamente a Rocky Balboa - Silvester Stallone - "Ti spiezzo in due" e poi scomparso dalla memoria di massa. Il titolo era The Peacekeeper, il Pacificatore, la storia di un energumeno che doveva salvare a tutti i costi il mondo, riuscendoci poi non senza qualche difficoltà.
 


Abbiamo già detto che Carlo Conti è bravo, con il suo buon Festival dal ritmo veloce e dai toni misurati, talvolta banali come si conviene, peculiarità che sono proprie del bravo presentatore, dopo i suoi attenti studi verso chi l'aveva preceduto sulla graticola infuocata dell'Ariston.

Sembra proprio, visto il confortante successo delle prime due sere, che Conti sia stato mandato su quel palco con il chiaro intento del 'peacekeeper', del pacificatore a tutti i costi, quasi a potezione del Festival di Sanremo, evento principe della Rai, che che ogni anno rischia la sua estinzione (e quella dei tanti che ruotano intorno ad esso e che investono tutte le loro speranze sullo spettacolo), per manifesta vetustà.

E Conti, forte della missione che il mondo gli ha conferito, ha ben iniziato la sua opera pacificatoria ricca di buonismo ed affettuosità verso tutti, a cominciare dai giornalisti - sempre pronti a sparare alzo zero e a trovare magagne - con i quali il buon Carlo sembra avere rapporti idilliaci, incassando critiche compiacenti, compresa la mia. 

La pacificazione di Carlo sta proseguendo indefessa con i telespettatori utenti, ai quali viene comminato un Festival di pace e serenità, senza sbavature clamorose, con canzoni più o meno dignitose, gran parte dimenticabili, corollario quasi inutile ad un Festival dove succede poco o nulla. Un festival di pace e bene a tutti, come diceva Padre Mariano.

La stessa pace e lo stesso bene che il nostro Pacificatore tenta di mettere, blandamente e come da copione, tra Al Bano e Romina Power, loro si il motivo principale perché questo Sanremo abbia avuto luogo. Carlo ci ha provato in tutti i modi sul palco, dicendo loro - che invece si guardavano in cagnesco - di abbracciarsi e baciarsi, a favore di chissà quali altre indimenticabili performances, quali altre magnifiche canzoni, quali altri splendidi duetti futuri, per la gioia di chi li ammira e li ama.

Ma Carlo il Pacificatore ha fallito purtroppo la mission, i due si odiano evidentemente e non torneranno più insieme, se non forse in sparute esibizioni lontano dall'Italia. Chissà se a Conti, The Peacekeeper of Sanremo, non arriverà per questo un medaglia d'oro al me

Sanremo e il Presidente, due cerimoniali dell'altro millennio




di Piero Montanari
 


Due importanti cerimonie ci portiamo dietro in Italia dallo scorso secolo anzi, dallo scorso millennio, praticamente intatte nella loro liturgia: l'elezione del presidente della repubblica italiana e quella della canzone regina. Sono certo che il nostro primo presidente De Nicola, eletto nel 1948, canticchiasse tre anni dopo il suo insediamento al Quirinale Grazie dei Fiori, di Testoni, Panzeri, Seracini, cantata da Nilla Pizzi, che vinse il primo Festival di Sanremo nel 1951.

Nulla o poco è mutato da quel lontano giorno di 64 anni fa, la liturgia continua tra luci e immagini laser che hanno sotituito i fiori, simbolo della cittadina ligure e abbondanti per anni sul palco dell'Ariston, ma poi abortiti. Tra presentatori, scandaletti e vallette, tragedie come quella della morte di Tenco, che si uccise nel 1967 per non essere entrato in finale, il Festival è andato avanti a corrente alternata, tra successi e flop, col rischio anche di scomparire negli anni della contestazione.

Ma una cosa per lungo tempo è stata certa: tutti noi attendevamo con grande interesse il Festival perché avrebbe eletto la canzone regina, quella canzone che tutti avremmo cantato e amato, che ci avrebbe fatto compagnia per almeno un anno, insieme alle altre di contorno.

Da molto sappiamo che non è più così, il Festival è divenuto uno spettacolone di varietà con canzoni che difficilmente lasciano il segno, cerimoniale ormai inutile per regine elette e quasi subito detronizzate, tra l'enorme offerta mondiale di musica alla quale abbiamo accesso.

Detto ciò, a questa sessantacinquesima edizione, non ostante tutto, va dato un punteggio buono, almeno per quel che si è visto (e sentito) nella serata introduttiva e rispetto a tante soporifere edizioni del passato. Carlo Conti ci piace, è davvero bravo e simpatico, ha un bel ritmo di conduzione ed il merito di aver "virato" il festival sulla protezione della scomparenda canzone italiana limitando al minimo le "intromissioni" esterofile. 

Ci è piaciuto di meno l'intervento comico di Alessandro Siani che, sull'altare della risata a tutti i costi, ha sacrificato un ragazzino obeso in platea sfottendolo per i chili di troppo, uno scivolone che gli sta costando caro, non ostante la furbetta mossa di devolvere il suo cachet a due ospedali, come Conti ci annuncia subito dopo, quasi a riparazione della gaffe.

Al solito, si doveva parlare di canzoni e non ci siamo riusciti, perché il contorno del Festival, come si diceva, ruba sempre troppo uno spazio mentale che a queste dovrebbe essere destinato. Restiamo quindi in attesa di un ulteriore ascolto dei brani della prima serata, unitamente ai prossimi dieci e che, come prima sensazione, ci sono sembrati quantomen

giovedì 5 febbraio 2015

L'Isola dei Famosi? Per me può pure affondare


Rocco Siffredi, concorrente dell'Isola dei Famosi
Rocco Siffredi, concorrente dell'Isola dei Famosi



di Piero Montanari
 


Si può criticare ciò che che non si conosce? La risposta è facile: no, assolutamente, perché un conto è il giudizio e un altro il pregiudizio. Quindi il buon senso detta una regola, e cioè se devi dire male di qualcuno, sarebbe meglio approfondire.
 


Il preambolo che sembrerebbe ispirato da M.eur De Lapalisse è utile per capire che talvolta non è così, che si può invece dire male di qualcuno o di qualcosa che non si è visto o non si conosce, solo perché si intuisce che quella certa cosa non è buona, non va bene, può addirittura essere 'esiziale'. 

Dichiaro, quindi, di non aver visto neanche un fotogramma dell'Isola dei Famosi 2015, il reality in onda su Canale 5 ogni lunedì e ogni giorno con riassuntino (come se non bastasse), ma ho sentito e letto che la prima puntata, quella poi abortita per via del maltempo, ha realizzato oltre 5 milioni e mezzo di telespettatori, con uno share che è arrivato al 42% (senza parlare dei grandi numeri sui social e i 200 mila tweet) per la gioia del direttore della rete Giancarlo Scheri e di tutta la baracca.

Al di là di ogni discorso moralista che evitiamo di fare, già molti anni fa affrontammo, parlando del Grande Fratello, l'idea perversa di mettere dei tizi, famosi o no, in un recinto chiuso (fosse una casa o un'isola), senza possibilità di uscire, per osservarli dal buco della chiave vivere ogni giorno nelle loro dinamiche di gruppo, tra liti, innamoramenti, simpatie, odi, prove di abilità, di coraggio e amenità varie, facendo leva sul voyerismo morboso di chi guarda.

Vietato affermare, a giustificazione, che è spettacolo, divertissement, leggerezza, perché sappiamo che si può fare tutto questo con altre qualità, con altre idee. Siamo, secondo me, all'interno del peggior obbrobrio televisivo che neanche il filosofo Karl Popper, con la sua cattiva maestra tv, avrebbe mai potuto immaginare. Altro segno dei tempi.

Non ho visto neanche un fotogramma dell'Isola, ma non credo serva. Mi è bastato ascoltare, tra le varie presentazioni del programma sui canali Mediaset, le allusioni al "fallo" del superdotato pornoattore Rocco Siffredi, personaggio di punta del cast. E' stato un continuo di frasi del tipo "io arrivo fino in fondo quando faccio una cosa" o "Rocco, mettiti davanti, non nasconderti dietro al gruppo, se non stai davanti tu, chi altri?" sempre per sciorinare volgarità da caserma sulle dimensioni degli attributi di Rocco, vera "trovata" di questa edizione (immaginiamo Siffredi aggirarsi seminudo tra le fronde dell'isola, con gli occhi di chi guarda sempre rivolti a una sua parte anatomica.), Lo immaginiamo solo, però, perché, almeno per quanto ci riguarda, non ne vedremo neanche un fotogramma

Premio alla Cultura

PREMI SPECIALI

A BENEMERITI DELLA CULTURA

(Trofeo di Cristallo e Medaglia d’oro del Presidente dell’Ass. Cult. “P. Raffaele Melis O.M.V.”)

Musicista Regista Maestro PIERO MONTANARI
Roma

Premio “Francesco Di Lella”

“Per avere contribuito con la musica e la regia all’evoluzione ed all’affermazione di attori e cantanti di chiara fama nazionale ed internazionale, lasciando un segno vivo nel panorama cinematografico e musicale italiano, senza mai desistere anche in un periodo così difficile ed arduo come l’attuale.”

Firmato Augusto Giordano, Getulio Baldazzi, P.Ezio Bergamo, Rita Tolomeo, Maurizio Pallottí, Domenico Di Lella, Maria Fichera, Gianni Farina, Rita Pietrantoni, Paola Pietrantoni, Domenico Gilio.

Il premio sarà conferito il 13 giugno 2010 alle ore 16 al teatro S. Luca, in via Lorenzo da' Ceri 136 - Roma.

Esce il cofanetto della mitica trasmissione!

Esce il cofanetto della mitica trasmissione!
Finalmente nelle librerie "L&H:2 Teste senza cervello", libro e Dvd con la summa delle puntate migliori e, udite udite, dialoghi ANCHE IN ORIGINALE . Lo abbiamo presentato da MelBookStore il 30 giugno 09. C'era Italo Moscati, persona di straordinaria cultura e spessore umano. Con quella di Giancarlo le due 'memorie' si intersecavano a meraviglia! Due teste con parecchio cervello...SE TI INTERESSA COMPRARLO, CLICCA SULL'IMMAGINE!

Al Parco di S. Sebastiano

Al Parco di S. Sebastiano
Con Guido De Maria e Giancarlo Governi, i padri di SUPERGULP!

Celebriamo SUPERGULP!

Celebriamo SUPERGULP!
Talk Show con Giancalo e Guido al "Roma Vintage Festival", 16 giugno 2009 dedicato allo storico programma Rai

Celebriamo Gabriella Ferri

Celebriamo Gabriella Ferri
Con Giancarlo

...e Rino Gaetano

...e Rino Gaetano
Con Giancarlo

...ancora Rino

...ancora Rino

Con sua sorella Anna Gaetano e Giancarlo

Con sua sorella Anna Gaetano e Giancarlo
In omaggio a Rino, quella sera ho cantato "I love you Maryanna", primo disco di Rino, prodotto da me e da Antonello Venditti nel 1973. Con Rino feci un tour nel 1979. Alla batteria c'era Massimo Buzzi, alle chitarre Nanni Civitenga e Rino e io al basso. Il 'road manager' era Franco Pontecorvi che oggi vive come me sui Castelli Romani e vende occhiali.

Serata Supergulp

Serata Supergulp
Venerdì 17 luglio '09 al Parco S. Sebastiano (Caracalla) all'interno di Roma Vintage, verrà ripetuta la serata dedicata alla genesi del mitico programma televivivo. Parteciperanno Giancarlo Governi, Guido De Maria e Piero Montanari (me stesso...). Appassionati intervenite!

Un giovane promettente...

Un giovane promettente...
Luca, il giorno che si è vestito bene per il suo saggio di pianoforte. Sarà pur vero che "ogni scarrafone è bello a mamma soia", ma ci saranno pure degli scarrafoni universalmente belli, o no?

Maggio 2008: un piacevole incontro

Maggio 2008: un piacevole  incontro
Dopo più di vent'anni ho rivisto l'amico Giorgio Ariani, grande attore e voce ufficiale Italiana di Oliver Hardy (Ollio). Nel 1985 realizzammo la sigla di "2 Teste senza cervello" e Giorgio, con Enzo Garinei (Stanlio) doppiò una marea di film della coppia per i quali realizzai le musiche.

Una gita al "Giardino dei Tarocchi"

Una gita al "Giardino dei Tarocchi"
A Capalbio (Gr.) c'è un posto magico da visitare, con opere d'arte tra ulivi e macchia mediterranea, opera dell'architetta Niky De St. Phalle che ha realizzato in 20 anni un percorso di magnifiche statue ispirate ai Tarocchi, le magiche carte che predicono il futuro...Dato il suo nome, è meta di "sole" e personaggi cosiddetti " taroccati". Wanna Marchi e sua figlia sono state spesso viste aggirarsi tra le magnifiche statue!

Diana Nemi 2007/2008

Diana Nemi 2007/2008
Da sx alto: Samuele, Emanuele, Federico R., Lorenzo, Matteo, Edoardo, il Mister Eugenio Elisei. Sotto:Simone, Luca, Daniele, Valerio, Riccardo, Federico C.

Luca e Pedro 'Piedone' Manfredini

Luca e Pedro 'Piedone' Manfredini
Col mio "idolo" calcistico di ieri

Luca e Francesco Totti

Luca e Francesco Totti
Col suo "idolo" calcistico di oggi

Luca Montanari

Luca Montanari
Il calciatore. Questa stagione, la prima di campionato con i pulcini della "Diana Nemi", è capocannoniere. Ha messo a segno ben 43 reti e tutte senza rigori, ma ventidue su calci piazzati!

Luca Montanari

Luca Montanari
Nel momento della premiazione

Daniele Serafini

Daniele Serafini
La premiazione

A S D Diana Nemi Pulcini '98. Anno 2006 -'07

A S D Diana Nemi Pulcini '98. Anno 2006 -'07
Da sx della foto: Samuele, Matteo, Riccardo,Federico, Wulnet, Carlo, Luca, Daniele. Seduto con il pallone, una vera pestilenza, Federico Rosselli. Dobbiamo dire grazie alla pazienza infinita del Mister Eugenio Elisei, che più volte ha pensato di mollare la squadra e dedicarsi alle missioni in Angola - E' meno faticoso - mi ha detto, disperato, alla fine di un allenamento.

Allenamenti anno 2007-2008

Allenamenti anno 2007-2008
Il mio secondo figlio unico...

Matteo Montanari

Matteo Montanari
Il mio primo figlio unico...

Ado e Sania Montanari

Ado e Sania Montanari
The Peter's Sisters

La Roma tra la "B" e la "A" 1951-1952

La Roma tra la "B" e la "A" 1951-1952
Memmo Montanari (primo a dx nella foto) con i suoi tifosi in una trasferta della Roma. La foto è stata scattata al ritorno da Verona il 22 giugno 1951. Solo dopo quella partita la Roma ebbe la certezza di tornare in serie A

Memmo Montanari, capo dei tifosi, in azione nel suo poderoso incitamento alla squadra.

Memmo Montanari, capo dei tifosi, in azione nel suo poderoso incitamento alla squadra.
Mio padre, che si diceva fosse danaroso, quando morì era povero. Qualcuno nel nostro quartiere Celio racconta ancora che comprava i giocatori alla Roma...

Mio padre al centro dei vip della Roma

Mio padre al centro dei vip della Roma
Ricordo questa foto da sempre. Quella che avevamo in casa aveva un ritocco fatto a mano da non so chi (forse mio padre stesso). Il "pittore" aveva dipinto a tutti pantaloncini da calcio e gambe nude! In quel periodo glorioso nasce il giornale "Il Giallorosso" che contribuì attivamente alla ricostruzione della Roma. Fu fondato da mio padre, Angelo Meschini (capi storici di allora del tifo romanista) e dai fratelli Mario e Peppino Catena (soci della Roma) con la collaborazione dell'avvocato Alberto Saccà, con cui mio padre, nei miei ricordi da piccolo, aveva rapporti conflittuali.

Il Giallorosso

Il Giallorosso
Testata del giornale dei tifosi della Roma fondato da mio padre nel 1952. Ero piccolino e ricordo quel giorno che mi fece vedere le bozze...ricordo la finestra della mia camera sulla Piazza, al civico 4, ed il Colosseo davanti.

Pop & Jazz History

Pop & Jazz History
Sonorizzazione

1970 Pop Maniacs

1970 Pop Maniacs
Qui ci sono anche le musiche di Spyderman e i Fantastici Quattro che feci nel 1977 per Supergulp!

Il Pianeta Totò

Il Pianeta Totò
Fotogramma della sigla di Mario Sasso per la prima trasmissione di Rai 2 sul grande attore. Gli occhi di Totò si muovevano a tempo con una mia tarantella che si trasformava via via in rock sulle note di Malafemmena.

Laurel & Hardy

Laurel & Hardy
Logo originale della trasmissione

Laurel & Hardy

Laurel & Hardy
Un fotogramma della sigla di "Due teste senza cervello". Ci lavorò a lungo il videoartista Mario Sasso, alla SBP di Roma, con Virginia Arati che dipingeva elettronicamente 'frame by frame', con un computer costosissimo della Quantel che si chiamava appunto Paintbox. Credo che questa sigla sia stata la prima in Tv ad essere realizzata con questa straordinaria tecnica.

Il mio recording studio

Il mio recording studio
La regia

studio

studio
La sala di ripresa

studio

studio
la regia

studio

studio
La regia

Il ritorno di Ribot 1991

Il ritorno di Ribot 1991
Uno sceneggiato interpretato dal grande cantante e attore franco-armeno Charles Aznavour e Delia Boccardo, diretto da Pino Passalacqua per Rai1 e Antenne2 con la colonna sonora composta da me.

Processo di famiglia di Nanni Fabbri, 1992 per Rai1

Processo di famiglia di Nanni Fabbri, 1992 per Rai1
Alessandra Martinez, protagonista del film in due puntate con la mia colonna sonora.

Le Gorille

Le Gorille
Serie TV franco anglo italiana che riprende dei film del 1957-58 con Lino Ventura. Il personaggio è Geo Paquet, agente segreto francese, Di questa serie ho musicato 2 episodi, per la regia di Maurizio Lucidi e Duccio Tessari

Top model

Top model
Film con D'Amato

Top model

Top model
Stesso film uscito in Grecia

Top girl

Top girl
Film sequel di D'Amato. Beh, dopo tutte ste top, non poteva mancare la girl!

High finance woman

High finance woman
Altro film di D'Amato con le mie musiche