piero montanari

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L'AUTORE

martedì 23 dicembre 2014

Joe Cocker, l'ultima voce nera del '900


Joe Cocker
Joe Cocker


di Piero Montanari

Ne sono certo, nessuno era più nero di lui, neanche col trucco, come Al Jolson, l'attore bianco finto negro, interprete del primo film sonoro della storia del cinema, il "Cantante di Jazz", del 1927, che si mise del cerone per sembrare black, mentre cantava Swanee. Joe la negritudine ce l'aveva nella voce e non nell'aspetto, essendo un englishman bianchissimo di pelle e rosso di capelli, nato a Sheffield, distretto metropolitano del South Yorkshire, Inghilterra. 
 


Ma la sua voce aveva ingannato tutti, anche perché quando si esibiva nelle cover di brani famosi dei Beatles e le radio del 1968 trasmettevano With a little help from my friends, pensavamo che non solo fosse un nero a cantarla, ma un nero più nero della pece, con quella voce ricca di blues e roca come quella di un fumatore da 100 sigarette al giorno.

E invece Joe Cocker era bianco, e quando lo scoprimmo era troppo tardi per smettere di amarlo. Cantava come e meglio di qualsiasi bluesman nero sulla piazza, e il patto con tutti noi ammiratori si consolidò, soprattutto quando lo sentimmo cantare a Woodstock, nel 1969, al concerto dei concerti, un brano di Leon Russel, Delta Lady, che Joe interpretò magistralmente e che segnò la sua definitiva consacrazione nel mondo della musica che conta. L'universo un po' aristocratico dei puristi del blues è sempre pronto ad accoglierti ma anche a cacciarti se non porti in dote le 'black roots', le radici nere, che sono il vero e unico passaporto per essere considerato a tutti gli effetti un bluesman che si rispetti.

La voce era straordinaria. Continuano sensa sosta i successi di Joe, con quella sua strana postura mentre canta, le braccia tese e immobili sui fianchi, come fosse in preda ad una crisi spastica. She came in Trough te bathroom window, ancora un brano beatlesiano da Abbey Road decreta un altro fortissimo successo, e fa di Joe Cocker un interprete canoro tra i più amati del mondo. 
Ma sempre più spesso la cronaca deve occuparsi anche dei suoi ingressi devastanti nel mondo della droga e dell'alcol, tanto da relegarlo per molti anni nel silenzio o quasi. 

Ma la sua voce lo riporta in alto nel 1980, ripulito e disintossicato, piazza il suo You can live your hat on, brano famosissimo dal film 9 settimane e 1/2, che lo rilancia nelle classifiche mondiali.

Da quella straordinaria canzone, la vita di Joe è un susseguirsi di successi (You Are So Beautiful, Ain't No Sunshine, Unchain My Heart, Feelin' Alright, solo per ricordarne pochi) e di momenti di disgregazione fisica, sempre a causa delle sue dipendenze e dei suoi eccessi, fino al conclamarsi della malattia, un carcinoma polmonare del quale era affetto da molto tempo e che non gli dà scampo, una malattia che colpisce beffardamente proprio i polmoni, e chi gli procurerà la morte nel suo ranch americano a Crawford, Colorado, terra di cercatori d'oro e di pellirosse, non certo di bluesman neri

sabato 13 dicembre 2014

Addio Cugini di Campagna, siete troppo trash!


I cugini di campagna
I cugini di campagna


di Piero Montanari

La notizia è una di quelle che ti sconvolgono, se la leggi senza riflettere molto, perché la trovi insieme ad altre che raccontano le peggiori tragedie umane, tra corruzione, assassini efferati e l'imminenza del Natale tra i più poveri della storia. Poi la rileggi, cominci a realizzarne piano piano il significato intrinseco, ad assimilarla lentamente e a pensare a come sarà la vita dopo aver saputo che Nick Luciani (no, non è un mafioso italo americano) la voce storica dei Cugini di Campagna ha deciso di lasciare il gruppo dopo vent'anni di militanza, per intraprendere addirittura la carriera da solista.
 


Sei lì lì per pronunciare la famosa frase d'obbligo "e 'sti c...?" ma poi cerchi di capire il perché: in realtà pare che i motivi dell'abbandono siano ben altri e ben più gravi: secondo Nick, ormai il più famoso gruppo di glam-trash-pop-rock italiano denunciava a suo dire: "una mancanza di collaborazione nella produzione, prove musicali inesistenti, allestimento scadentissimo degli spettacoli dal vivo", problemi che avrebbero portato, sempre secondo Nick, "a far precipitare i Cugini nel ridicolo, togliendo man mano al gruppo quella magia con la quale era nato negli anni '70 e su cui si basava".

Quindi, se ho capito bene, il gruppo più dannatamente trash della storia della musica italiana è addirittura troppo trash per il suo cantante solista, talmente sciattamente trash da doversene andare via. Beh, questa si che è una notizia, perchè, evidentemente, al trash non c'è mai fine.

Ho una piccola storia personale con i simpatici Cugini di Campagna: nel 1980 I gemelli Ivano e Silvano Michetti, i fondatori "cespugliosi" del gruppo, mi chiamarono a suonare come bassista nelle tracce del loro disco Gomma, sempre prodotto dalla piccola etichetta Pull di Meccia e Zambrini che li lanciò nel 1970, disco che segnò uno stop nella loro produzione per qualche anno. Rividero poi la luce quando furono "riscoperti" da Claudio Baglioni che nel 1997, con Fabio Fazio, condusse un trasmissione televisiva di grande successo che portava il titolo del loro brano più famoso, Anima mia, e che li rilanciò alla grande.

Sappiamo che non sarà difficile per i Cugini trovare una nuova voce solista: dopo il primo Flavio Paulin ci fu l'amico Paul Manners, a cui seguì per qualche anno Marco Occhetti detto Kim che poi lasciò per l'attuale Nick Luciani. Non è difficile, dicevo, perchè i cantanti sono sempre stati biondi, con i capelli lunghissimi e dotati di una potente voce in falsetto, che da quaranta e più anni è la caratteristica principale del gruppo, trash compreso.

Forza Cugini, nessun rimpianto: una mano di tinta ai capelli ed una strizzata agli zibbidei e il sostituto è bello che pronto

martedì 9 dicembre 2014

Mango, perchè la morte in diretta attrae




di Piero Montanari

La morte in diretta di Mango mentre canta la sua canzone più famosa, oltre a suscitare nell'immaginario delle persone quell'aspetto epico e falsamente romantico che vuole l'artista finire la sua rappresentazione, con il sipario della sua vita che cala inesorabile all'ultimo atto, pone la solita vexata quaestio dell'utilizzo mediatico che si fa della morte, un utilizzo quasi sempre speculativo ed indecente.
 


Su tutti i media, network on line, gruppi social viene mostrato il momento in cui Mango si accascia sul suo pianoforte e muore, mentre canta la sua canzone più famosa. Qui non si tratta di essere o non essere d'accordo sul pubblicare o meno questo video, ma molti si sono profondamente indignati per l'uso che se n'è fatto, ed è una cosa assolutamente condivisibile, sostenendo molti che speculare sulla morte è cosa indecente. 

E' sotto gli occhi di tutti, che la morte è, in qualche modo, attraente, per un meccanismo psicologico che è assolutamente umano: l'incidente mortale rallenta la fila di macchine perché tutti vogliono vedere com'è fatta la morte che, per quella volta, li ha risparmiati. Siamo circondati da tv spazzatura, che indulge su storie di delitti, confezionando centinaia di ore di trasmissioni su questi argomenti, e sono purtroppo, le trasmissioni con più ascolto. 

Per quanto esecrabile, la morte di un cantante famoso come Mango sul suo palcoscenico, è una delle morti più sensazionali alla quale si possa assistere, e suscita una curiosità morbosa comprensibile, anche se è una curiosità che indigna molti di noi.

Sta ai media non divulgare immagini forti, ma questo riguarda l'aspetto etico di ogni giornalista, ma è impossibile evitare che il cretino che ha ripreso col telefonino al concerto Mango morente, non se ne faccia un vanto, pubblicandolo sulla sua timeline. 

Che dire altro, se non che siamo tutti vittime di giornalismo sensazionlista e di bassa forza che diseduca al rispetto e della profonda sottocultura che già non lo insegna per i vivi. Figuriamoci il rispetto per i morti!

venerdì 5 dicembre 2014

Muore Manuel De Sica, il gentleman delle colonne sonore


Manuel De Sica
Manuel De Sica


di Piero Montanari

Anche Manuel se n'è andato, così, imporovvisamente a 65 anni per un attacco cardiaco. Era, con il fratello Christian, figlio di Vittorio De Sica e di Maria Mercader e fratello di Emi, che suo padre aveva concepito con l'attrice Giuditta Rissone. 
 


Manuel mi ha onorato da sempre della sua amicizia. Ci eravamo sentiti poche settimane fa per la storia della fine dell'assegno di professionalità che la Siae tre anni fa ci tolse con un colpo di mano, e io lo ragguagliavo sugli sviluppi della situazione. Ma spesso collaboravamo nel lavoro e, in tempi passati, partecipavo anche alle sedute di registrazione per suonare nelle musiche dei suoi film.

Era un musicista intelligente e colto, compositore di talento di tante colonne sonore, comprese quelle di suo padre Vittorio: da Amanti al bellissimo Il giardino dei Finzi Contini, che gli varrà anche una nomination all'Oscar, da Lo chiameremo Andrea, a Il Viaggio e Una breve vacanza.

Numerose sono state però le collaborazioni di Manuel con altri registi. Con Pasquale Squitieri scrisse la colonna di Io e Dio, con Steno Cose di cosa nostra, con Camerini Io non vedo, tu non parli, lui non sente. Ma ci furono anche Dino Risi, Marco Risi, e Verdone, collaborazione quest'ultima che gli valse il Nastro d'argento per la colonna sonora di Al lupo al lupo.
Fu nel 1996 che però ottenne il suo massimo riconoscimento, vincendo il David di Donatello per la colonna sonora di Celluloide di Carlo Lizzani.

Ho ricordi straordinariamente piacevoli delle mie frequentazioni con Manuel, come quando, da ragazzi, andavamo al cinema insieme o passavamo ore ed ore nella sua casa paterna di Via Aventina a Roma ascoltando jazz, nostra grande passione comune, a volume altissimo e fino alle cinque di mattina, con i vicini che ci urlavano dalle finestre di abbassare la musica, mentre i dischi di Thad Jones & Mel Lewis andavano a tutta birra e Manuel mimava davanti a me tutti gli arrangiamenti, contorcendosi dalla felicità. E, al colmo di questi momenti di estasi musicale, spalancava gli occhi e mi diceva : "Senti senti adesso qui che bella cosa fanno." Spesso, in queste lunghe kermesse, entrava discretamente nella stanza il papà Vittorio chiedendoci un po' di pace, mentre Christian si univa a noi cantando con maestria dietro all'orchestra.

Manuel mi mancherà moltissimo, e mancherà moltissimo a tanti che gli volevano bene come gliene volevo io, ed ammiravano il suo stile, la sua pacatezza, la sua immensa cultura non solo musicale, e la sua straordinaria gentilezza di uomo d'altri tempi che sorprendeva sempre, disabituati come siamo.

martedì 25 novembre 2014

Marco Baldini e l'azzardo di vivere minacciato


Fiorello e Baldini
Fiorello e Baldini


di Piero Montanari
 


Si vede sempre più spesso l'ex alter ego dii Fiorello, Marco Baldini, andare in televisione a raccontare la sua drammatica storia della dipendenza da gioco d'azzardo e dei debiti contratti per questo suo vizio, che lo ha condotto ad un livello di disperazione tale, da costringerlo a scaricarne il peso, davvero insopportabile, dove e come può.

Sono già alcune settimane che va ospite a Domenica In ed ha un suo grande spazio nel quale, alla conduttrice Paola Perego (che sembra averlo preso in carico affettivo) e a tutti noi, racconta la sua storia personale col gioco. Baldini ci dice che da anni non gioca più, ma che i creditori continuano ad inseguirlo, spesso minacciandolo di morte per riavere i soldi, come quei tizi che gli fecero scavare una fossa solo per fargli pressione e terrorizzarlo (generalmente chi deve avere soldi non uccide il suo debitore, altrimenti con lui finirebbe la speranza di riavere la somma prestata). 

Quello che colpisce di questa storia, oltre al suo aspetto di profondo dramma umano che riguarda purtroppo migliaia di ludopatici disperati come Baldini, è la facilità con la quale Marco la racconta davanti a tutti, in televisione, sui giornali, attraverso le trasmissioni radio che conduce, molto contrito e consapevole, ma senza nessun pudore personale, senza nascondersi e nascondere nulla degli aspetti tristi e squallidi che lo hanno condotto a fare una vita da fuggitivo, nascosto da amici compiacenti, lontano dai suoi affetti più cari, col rischio costante di essere travolto da chi reclama i soldi prestati, spesso persone poco raccomandabili.

Racconta che si alza alle cinque del mattino per passare due ore apparentemente serene, prima che dalle sette e fino a notte alta il suo telefono inizi a squillare minaccioso, che passa il resto della giornata a cercare soldi e ad occuparsi di qualche lavoro, come la trasmissione che conduce quotidianamente sull'emittente romana Radio Radio, che di certo non gli può risolvere i grossi problemi economici.

Ovviamente la sua carriera, come la sua vita privata, è irrimediabilmente compromessa, almeno per ora, dovendo Marco rinunciare alla conveniente collaborazione con Fiorello per ovvie ragioni di opportunità, e ad altre situazioni vantaggiose che gli si potrebbero prospettare. Ma chi dà lavoro ad un ex giocatore incallito pieno di debiti?

Al tempo stesso, mi sento di ammirare il coraggio del personaggio Marco, che ammette pubblicamente le sue debolezze e i suoi errori senza infingimenti, e a cui auguro di mettere presto una pietra enorme su questa terribile storia con buona pace di tutti. 

Sebbene l'outing di Marco Baldini possa certamente essere d'aiuto ad altri che vivono nell'ombra drammi di ludopatie ed altre dipendenze, provo un sincero fastidio nel vedere come si indulga in maniera speculativa sul suo dramma per fare ascolti o vendere giornali, in una sorta di continuo sciacallaggio che non risparmia nessuno, neanche i morti e gli scomparsi.

sabato 15 novembre 2014

La rivolta di Tor Sapienza e la teoria dei vetri rotti




di Piero Montanari

Il dramma umano e urbano che si sta svolgendo in questi giorni nella vecchia periferia di Tor Sapienza a Roma, con la rivolta dei residenti contro un gruppo di immigrati, ha innescato una pericolosa miccia che è facile immaginare a quale deflagrazione condurrà, se non si troveranno immediatamente soluzioni efficaci.
 


Qualcuno parla purtroppo di repressione, esercito armato, polizia, presidi di fantomatiche ronde, Casepound e affini mentre, al grido di "cacciamoli tutti, damoje foco" e orrori del genere, Matteo Salvini gongola e si inserisce nel vulnus, con la sua politica forcaiola e ormai dichiaratamente più fascista del Msi di Rauti.

Lo Stato ha però una responsabilità imperdonabile in tutto questo, e cioè l'aver lasciato che il degrado si impossessasse sistematicamente delle periferie dei grandi centri urbani, permettendo in maniera selvaggia pericolosi insediamenti all'interno di pentole che già ribollivano di loro, innescando le cosiddette guerre tra poveri disgraziati, delle quali quella di Tor Sapienza è la punta dell'iceberg. 

Eppure un esperimento di psicosociologia trent'anni fa negli Stati Uniti, dimostrò palesemente che la repressione non serve, ma che basterebbe investire nella cura e nel decoro delle periferie per migliorare la qualità della vita dei residenti e la loro disponibilità alla convivenza civile e al rispetto degli altri.

L'esperimento fu davvero interessante. Parcheggiarono due automobili uguali, una nel Bronx e l'altra in un quartiere di lusso a Palo Alto, in California. Quella del Bronx in poche ore fu depredata e il resto distrutto, mentre l'auto di Palo Alto non venne toccata. I ricercatori decisero in seguito di rompere un vetro all'auto in California e sapete che successe? Fece la stessa identica fine dell'automobile del Bronx, depredata e distrutta.

Ergo, il degrado porta degrado, e se si trasmettono segnali di deterioramento, di incuria dell'ambiente, di assenza dello stato, non esistono fasce sociali nobili o ignobili, ma i comportamenti umani saranno sempre gli stessi, tendenti all'imitazione e al vuoto morale.

Faccio mio un pensiero di Moni Ovadia rispetto a questa storia che sta accadendo a Tor Sapienza di Roma: la bellezza ed il tasso di civiltà delle grandi città si vedono dalle loro periferie, che son di gran lunga più importanti degli stessi centri storici, che ne sono sempre la parte più attenzionata. Fino che non riqualificheremo dalle fondamenta le nostre periferie, ci dovremo purtroppo aspettare questo scempio. E speriamo sinceramente non qualcosa di peggio.

lunedì 3 novembre 2014

Addio ad Augusto Martelli, fu musicista e compagno di Mina


Augusto Martelli
Augusto Martelli


di Piero Montanari
 


Apprendo della morte di Augusto Martelli da un caro amico che ha pubblicato la notizia sulla sua pagina di facebook. L'amico è Cristiano Minellono, autore di testi di tante canzoni popolarissime, alcune scritte proprio insieme a lui che di queste ne era il compositore.
 


La fama di Martelli risale ad alcuni decenni fa, quando iniziò prima una collaborazione e poi una relazione amorosa con Mina, dopo che lei si separò da Corrado Pani e dopo il loro incontro alla Ri-Fi Records, la casa discografica per la quale lavorava e che vedeva la cantante di Cremona artista nella sua scuderia. 

Il successo vero Martelli lo raggiunse per aver composto le musiche di un film erotico girato nel 1970 da Piero Vivarelli, con la allora giovanissima e seducente Nadia Cassini, Il dio serpente, il cui tema principale, Djamballà, scalò addirittura le classifiche italiane ed europee.

Nella prima metà degli anni settanta, Augusto Martelli iniziò una strettissima collaborazione con la nascente Mediaset per i cui programmi compose molte sigle diventate poi famose: Grand Prix, Ok il prezzo è giusto, Il pranzo è servito e Casa Vianello, che rimane per almeno vent'anni la colonna sonora dei due grandi attori, col suo divertente e brioso tema esposto dal pianoforte.

Di Martelli, autore anche dell'inno ufficiale del Milan, si ricordano collaborazioni con molti importanti artisti degli ultimi decenni: Iva Zanicchi, Ornella Vanoni, Gaber, Dorelli e canzoni per bambini scritte per lo Zecchino d'oro.

Un ombra tragica calò nella sua vita quando, nel 2001, subì una perquisizione per un'indagina partita dalla Procura della Repubblica in merito alla detenzione di materiale pedopornografico, che fu poi effettivamente rinvenuto nel suo computer. Martelli si difese dicendo che aveva raccolto quel materiale per farne un'inchiesta contro lo sfruttamento della prostituzione e contro la pedofilia. Ma non fu creduto, e fu condannato ad un anno e sei mesi di reclusione con pena sospesa, condanna che fu poi ribadita dalla Cassazione in via definitiva. 

Lo scossone anche mediatico di questa brutta storia, segnò definitivamente la fine della carriera del bravo musicista, sul cui capo pesò per tutto il resto della sua vita questo insostenibile e odioso fardello.

mercoledì 22 ottobre 2014

La Roma, Garcia e la magia del numero sette


Totti e De Rossi
Totti e De Rossi


di Piero Montanari
 


Roma - Bayern Monaco: 1 a 7. Che sberla! Rimarrà purtroppo nella storia negativa della Roma, e ci vorrà del tempo per metabolizzarla, dall'ambiente, dalla Società e dagli stessi giocatori. Sette a uno, una debacle, un punteggio tennistico, un evento eccezionale, il passivo più forte subito in casa da una squadra in una coppa campioni.
 


Sembrerebbe perseguitare la Roma, quella che da molti viene definita la la "maledizione del sette", dopo quegli altri sette gol presi all'Old Trafford contro il Manchester, nel 2007 (il sette che ritorna), quando era sotto la guida di Spalletti. Ma questo sette che ritorna non può essere soltanto coincidenza, e non solo negatività. Cerchiamo di capire perchè.

Il sette è un numero magico, per chi crede che i numeri abbiano un'anima. Talvolta hanno sorpreso anche chi scrive, che si autodefinisce volteriano illuminista a tempo pieno, ma che si diverte ogni tanto a giocare con cabala e numerologia.

Ho scoperto che questo numero, che nelle fiabe è sempre ricorrente (Biancaneve e i sette nani, Le sette mogli di Barbablù), o nella cinematografia (I magnifici sette, Sette spose per sette fratelli) definisce la globalità, l'universalità, rappresenta un ciclo compiuto e dinamico delle cose, in una parola, la perfezione.

Sarà dura farlo capire ai romanisti che questo sette che ritorna tragicamente in alcuni strepitosi risultati negativi, rappresenta il perfetto assoluto, il centro invisibile, spirito ed anima di ogni cosa.

Lo disse proprio Rudi Garcia dopo la vittoria nel derby contro la Lazio, e parlò di un centro invisibile, quello del villaggio: "On a remis l'église au milieu du village, abbiamo rimesso la chiesa al centro del villaggio. Appena sono arrivato c'era un ambiente negativo, ma credo che le cose stiano un pochino migliorando".

E sono migliorate davvero: è un anno e mezzo che la Roma di Garcia miete successi, gioca bene, arriva a giocarsela con la Juventus per il campionato e ritorna in Champions dopo quattro anni.

1 a 7 però. Sono certo che se questa partita venisse rigiocata altre sette volte, una disfatta così netta non ci sarebbe. Il calcio racconta di storie così drammatiche che ridimensionano entusiasmi e obiettivi ed hanno, purtroppo, una digestione lenta e difficile per tifosi e Società.

Che scenda ora un salvifico e lenitivo velo di oblio su questa partita della Roma, che ci auguriamo sia solo un brutto incidente di percorso, mentre la fantasia dei numeri ci racconta che dalla magia del sette, centro assoluto della perfezione, si ripartirà. Non per nulla la Roma viene chiamata la Magica.

lunedì 20 ottobre 2014

Bestemmie in tv: non sparate su Timperi


Tiberio Timperi
Tiberio Timperi


di Piero Montanari
 


Mi sembra si stia montando un caso enorme sulla storia della bestemmia pronunciata dal conduttore di Uno Mattina in famiglia, il fascinoso "blue eyed" Tiberio Timperi che, nel corso di una puntata della trasmissione, ha sparato un bestemmione da competizione in un momento di difficoltà, pensando di non essere udito dai telespettatori. La sfortuna ha voluto, come raccontano le cronache, che non solo la bestemmia non è stata tagliata, ma è addirittura andata in onda ben due volte, se magari qualcuno se l'era persa.

Ovviamente la storia è diventata subito virale per la Rete e il video di pochi secondi dove viene udita la bestemmia, ha ricevuto subito migliaia di click, tanto da dover essere tolto, evidentemente su richiesta della Rai, che, da par suo, ha promesse serie ritorsioni a Timperi.

Le bestemmie in diretta è una vecchia storia della nostra televisione. Ricordo quella pronunciata forte e con ottima dizione da Leopoldo Mastelloni nel 1984, nel corso di una puntata del programma di Rai 2 Blitz , che costò all'attore l'allontanamento per anni dalla tv di Stato, non ostante un tribunale lo assolse per l'ingiuria che, se ben ricordo, era rivolta al Padre (e non alla Madre, come quella di Timperi).

Al campionato di bestemmie in diretta partecipò anche il "compagno di merende" di Carlo Conti, Massimo Ceccherini, che dall'Isola dei Famosi ci deliziò, da bravo toscanaccio, con una bestemmia ricca di fantasia e di creatività, come solo loro sanno fare. Ovviamente anche il comico subì la punizione dovuta, con anni di ostracismo televisivo.

A parte quella pronunciata al matrimonio di Valeria Marini, va ricordato invece il bestemmione possente di Roberto Da Crema, durante un fuori onda della prima edizione de La Fattoria, che fece cadere soffitti e teste di manager televisivi.

Insomma, un bestiario di parolacce che, nel corso degli anni, con grande senso dei tempi che cambiano, la televisione ha lentamente sdoganato, fino a derubricarle a poco più che esclamazioni condite, peccato veniale per chi le pronuncia (e le ascolta) e farle assurgere a lessico tollerabile, nell'uso quotidiano che la tv ne fa ormai da molto, in una logica evoluzione del momento storico mutato.

Ma io l'ho ascoltata e riascoltata la parolaccia di Timperi: ha solo detto esattamente "Camadonnn" che non è propriamente una bestemmia, non è nulla. E' un'esclamazione di disappunto in un momento di difficoltà, pronunciata verso qualcuno che non esiste, un nome che non appartiene a nessuno. Potrebbe essere il suo amichetto immaginario, quello cui tanti bambini piccoli si rivolgono nei giochi, quando stanno troppo da soli. Potrebbe essere semplicemente un modo di scaricare la tensione che è sempre piuttosto alta, quando fai un mestiere pubblico, davanti alle telecamere, giocandoti sempre la faccia, come questa storia insegna. 

Quindi, chiedo l'assoluzione piena del bravo e simpatico Tiberio che veramente non ha nessuna colpa, se non quella di non essersi accorto che era ancora in onda. E mi pare il caso di dire sinceramente: chi è senza peccato, scagli la prima pietra (e dica l'ultima bestemmia).

giovedì 16 ottobre 2014

Tramontato il monopolio della Siae? Per il Tribunale di Milano sembra di si


La sede Siae di Roma
La sede Siae di Roma

di Piero Montanari
 


Poche ore fa, una sentenza che farà discutere, pronunciata in provvedimento cautelare dal Tribunale di Milano a favore di Soundreef, una giovane società italiana concorrente di Siae ma con sede a Londra, sembra di fatto determinare la fine del monopolio della storica Siae.
 


Soundreef è una start up di diritti che si rivolge soprattutto ai 'live' e alle musiche di sottofondo dei centri commerciali. Viene scelta in massima parte da giovani autori che non vogliono passare per Siae, per la gestione di diritti di musiche di feste private, matrimoni, compleanni, nei quali, da qualche tempo, i brani eseguiti non venivano lavorati "analiticamente" dalla nostra Società Autori ed Editori.

"Non vi sono allo stato sufficienti elementi - cita la sentenza - per ritenere che la diffusione da parte di Soundreef nel territorio italiano sia illecita in forza della riserva concessa alla SIAE dall'articolo 180 L. aut. né sembra infatti potersi affermare che la musica [...] gestita da Soundreef e da questa diffusa in Italia in centri commerciali GDO e simili, debba obbligatoriamente essere affidata all'intermediazione di SIAE. Una simile pretesa entrerebbe in conflitto con i principi del mercato in ambito comunitario e con i fondamentali principi della libera concorrenza"

Non saprei dire se di fatto questa sentenza, che sembra solo dare pieno titolo a Soundreef di operare sul territorio, faccia cadere il monopolio giuridico della Siae, sta di certo che segna un passaggio di riconoscimento della possibilità, per altre società di collecting, di operare in Italia. In che modo? 

Questo ancora non è possibile determinarlo, perchè i grandi produttori (parlo di Rai, Mediaset, Sky, altri network radiofonici e televisivi importanti etc) continuano a rivolgersi a Siae da decenni perchè la maggior parte degli autori italiani importanti sono associati alla Siae e perchè Siae ha un controllo capillare sul tutto il territorio ed un "know how" centenario dal quale, credo, non si possa prescindere.

Farà comunque bene la concorrenza, soprattutto in un momento in cui la Siae sta avendo un serio problema di immagine, e sembra precipitare in una discesa agli inferi senza ritorno, con una politica che di certo non ha giovato al suo gradimento. 

Prova ne è l'aumento delle quote associative (davvero eccessivo ed incomprensibile, tanto da far scaturire in tutti noi retropensieri negativi, come fosse un disincentivo nei confronti di chi si affaccia al lavoro dell'autore in questo momento storico) ed il gesto sprezzante della cesura dell'assegno di professionalità e dell'assicurazione ospedaliera ai suoi "vecchi" autori, quelli che, in buona sostanza, hanno fatto la storia culturale ed economica di Siae.

Zelig e Made in sud: ma a chi gli va più di ridere?


Rocco Papaleo e Michelle Hunziker presentatori di Zelig
Rocco Papaleo e Michelle Hunziker presentatori di Zelig

di Piero Montanari

Si parla da un po' di tempo della fine di un genere televisivo che ha tenuto banco questi ultimi decenni, il Talk Show politico, che sembra avere il fiato corto, con ascolti in picchiata per Santoro e affini, tanto che, per ripendere un concetto espresso giorni fa dall'amico Giancarlo Governi, anche il "maestro" di genere Bruno Vespa, lo alterna con amene seratine su fatti di cronaca rosa e delitti efferati.
 


Ma se Sparta piange, Atene non ride (o non le va più di ridere, fate vobis), perchè anche il Comic Show non sembra stia tanto bene in salute. La prima puntata della nuova serie di Zelig 2014-2015, non ostante il 14,19 di share e 3,492 milioni di spettatori che oggi vale un buon risultato, sembrava la recita di fine anno del liceo dei Padri Passionisti.
 


Meno male che le conduzioni del programma saranno a rotazione, altrimenti avremmo dovuto sopportare per tutte le tante puntate, l'anticomicità per antonomasia, Rocco Papaleo, che più triste e fuori luogo non poteva essere in quel contesto, mentre la povera incontinente Michelle Hunziker la faceva letteralmente "fuori dal vaso", dovendosi sobbarcare tutta la 'verve' che il suo partner non aveva da mettere in campo.

E Made in Sud di Rai Due, la risposta dal sound napoletano al "milanese" Zelig, da par suo non sembra salire le vette della grande comicità, con una qualità di scrittura delle battute comiche davvero bassa e scadente. Arrivato alla quinta edizione, il programma condotto dai comici Gigi e Ross, Fatima Trotta ed Elisabetta Gregoraci Briatore ha realizzato, alla sua terza puntata di questa edizione, quasi il 9% di share con 2,115 milioni di spettatori.

Tanti, ancora troppi, pochi? Non saprei dirlo, visto il livello delle trasmissioni di cui sopra. Un tempo forse si rideva di più, perchè si era più spensierati, e questi programmi, meglio realizzati, avevano sicuramente ascolti maggiori, ma soprattutto maggiore gradimento. Si potrebbe obiettare che è proprio nei momenti di crisi che si cerca con più forza l'evasione dalle tristezze attraverso una comicità fatta di nulla, quella alla quale ci stiamo purtroppo assuefacendo.

Se Sparta piange, Atene a questo punto si dispera e non ride più. Speriamo in un futuro migliore, altrimenti addio senza rimpianti anche a quest'altro genere televisivo, che mostra davvero una grande stanchezza.

martedì 7 ottobre 2014

Juventus-Roma: le nefandezze di un arbitraggio infelice


Rissa in campo durante Juve-Roma
Rissa in campo durante Juve-Roma


di Piero Montanari
 


Arrivando buon ultimo a commentare la travagliata partita di ieri tra Juventus e Roma, finita come sappiamo con una rocambolesca e contestata vittoria della Juve per 3 a 2, ho avuto la possibilità di leggere il fiume di inchiostro (in gran parte digitale) che è stato versato per scrivere articoli e affermare posizioni conflittuali sulla partita e le sue conseguenze nel prosieguo del campionato, ma soprattutto ascoltare le tante radio della Capitale che parlano solo di calcio, fatto assolutamente fenomenale nel nostro Paese: ore ed ore di trasmissioni, anche notturne, perse nei chiacchiericci più inutili e ripetitivi sugli accadimenti delle due squadre capitoline. 

In questo mare magnum di chiacchiere e sproloqui, ho cercato una consolazione per ciò che ho visto ieri in campo durante Juve-Roma, qualcuno che ne condividesse con me le nefandezze degli accadimenti, generate da un arbitraggio talmente infelice, da sembrare l'effetto di qualche corruttela magheggiona tra Rocchi e lo staff della Juve, con Marotta a dirigere le operazioni di intortamento.

Sono certo, anzi certissimo, che così non è stato, perché la Juventus che rubava le partite, chiudeva gli arbitri che non la favorivano negli spogliatoi, che si diceva nelle accuse rifilasse ai suoi giocatori eritropoietina come se piovesse, che intratteneva rapporti con i designatori arbitrali per influenzare le designazioni e avere arbitraggi parziali, insomma, quella Juventus non c'è più, spazzata via insieme a Moggi, Giraudo, e l'arbitro De Santis insieme agli scudetti "vinti" nei campionati 2004-2005, 2005-2006, con conseguente retrocessione in serie B nel 2006-2007.

Però ieri, guardando Juventus - Roma e i due rigori concessi alla Juve dall'allucinato Rocchi per falli fuori area, e il gol di Bonucci a sancire il 3 a 2 juventino con Vidal a un metro dalla porta di Skorupski, in fuori gioco, a dar fastidio ed ostruire il cono di visione del portiere, beh, guardando tutto questo ed altro, sono ritornati paurosamente i fantasmi di ieri, di quei campionati falsati e corrotti, tristi ed inutili per chi ama lo sport, fatti per far vincere una sola squadra e per insultare il calcio che, ieri, nel catino frastornante dello Juventus Stadium, ha subito un'ulteriore, pericolosa spallata, proprio nel momento in cui il "malato" sembrava essere - non dico in via di guarigione - ma forse fuori pericolo dalla prognosi infausta nella quale era precipitato questi ultimi anni.

Non voglio credere che sia così, che sarà così nel futuro; voglio solo sperare che ieri, a Torino, si sia consumata una giornata nefanda per un povero arbitro in grande confusione, il signor Rocchi Gianluca, da Firenze, classe 1973 che nella classifica degli arbitri internazionali nel 2013 era addirittura al decimo posto del ranking e che probabilmente oggi ha bisogno di un lungo periodo di riposo.

Voglio credere e sperare che sia così, per la Roma, per tutte le squadre che soffrono e si impegnano, per il calcio che amo, per lo sport tutto.

Premio alla Cultura

PREMI SPECIALI

A BENEMERITI DELLA CULTURA

(Trofeo di Cristallo e Medaglia d’oro del Presidente dell’Ass. Cult. “P. Raffaele Melis O.M.V.”)

Musicista Regista Maestro PIERO MONTANARI
Roma

Premio “Francesco Di Lella”

“Per avere contribuito con la musica e la regia all’evoluzione ed all’affermazione di attori e cantanti di chiara fama nazionale ed internazionale, lasciando un segno vivo nel panorama cinematografico e musicale italiano, senza mai desistere anche in un periodo così difficile ed arduo come l’attuale.”

Firmato Augusto Giordano, Getulio Baldazzi, P.Ezio Bergamo, Rita Tolomeo, Maurizio Pallottí, Domenico Di Lella, Maria Fichera, Gianni Farina, Rita Pietrantoni, Paola Pietrantoni, Domenico Gilio.

Il premio sarà conferito il 13 giugno 2010 alle ore 16 al teatro S. Luca, in via Lorenzo da' Ceri 136 - Roma.

Esce il cofanetto della mitica trasmissione!

Esce il cofanetto della mitica trasmissione!
Finalmente nelle librerie "L&H:2 Teste senza cervello", libro e Dvd con la summa delle puntate migliori e, udite udite, dialoghi ANCHE IN ORIGINALE . Lo abbiamo presentato da MelBookStore il 30 giugno 09. C'era Italo Moscati, persona di straordinaria cultura e spessore umano. Con quella di Giancarlo le due 'memorie' si intersecavano a meraviglia! Due teste con parecchio cervello...SE TI INTERESSA COMPRARLO, CLICCA SULL'IMMAGINE!

Al Parco di S. Sebastiano

Al Parco di S. Sebastiano
Con Guido De Maria e Giancarlo Governi, i padri di SUPERGULP!

Celebriamo SUPERGULP!

Celebriamo SUPERGULP!
Talk Show con Giancalo e Guido al "Roma Vintage Festival", 16 giugno 2009 dedicato allo storico programma Rai

Celebriamo Gabriella Ferri

Celebriamo Gabriella Ferri
Con Giancarlo

...e Rino Gaetano

...e Rino Gaetano
Con Giancarlo

...ancora Rino

...ancora Rino

Con sua sorella Anna Gaetano e Giancarlo

Con sua sorella Anna Gaetano e Giancarlo
In omaggio a Rino, quella sera ho cantato "I love you Maryanna", primo disco di Rino, prodotto da me e da Antonello Venditti nel 1973. Con Rino feci un tour nel 1979. Alla batteria c'era Massimo Buzzi, alle chitarre Nanni Civitenga e Rino e io al basso. Il 'road manager' era Franco Pontecorvi che oggi vive come me sui Castelli Romani e vende occhiali.

Serata Supergulp

Serata Supergulp
Venerdì 17 luglio '09 al Parco S. Sebastiano (Caracalla) all'interno di Roma Vintage, verrà ripetuta la serata dedicata alla genesi del mitico programma televivivo. Parteciperanno Giancarlo Governi, Guido De Maria e Piero Montanari (me stesso...). Appassionati intervenite!

Un giovane promettente...

Un giovane promettente...
Luca, il giorno che si è vestito bene per il suo saggio di pianoforte. Sarà pur vero che "ogni scarrafone è bello a mamma soia", ma ci saranno pure degli scarrafoni universalmente belli, o no?

Maggio 2008: un piacevole incontro

Maggio 2008: un piacevole  incontro
Dopo più di vent'anni ho rivisto l'amico Giorgio Ariani, grande attore e voce ufficiale Italiana di Oliver Hardy (Ollio). Nel 1985 realizzammo la sigla di "2 Teste senza cervello" e Giorgio, con Enzo Garinei (Stanlio) doppiò una marea di film della coppia per i quali realizzai le musiche.

Una gita al "Giardino dei Tarocchi"

Una gita al "Giardino dei Tarocchi"
A Capalbio (Gr.) c'è un posto magico da visitare, con opere d'arte tra ulivi e macchia mediterranea, opera dell'architetta Niky De St. Phalle che ha realizzato in 20 anni un percorso di magnifiche statue ispirate ai Tarocchi, le magiche carte che predicono il futuro...Dato il suo nome, è meta di "sole" e personaggi cosiddetti " taroccati". Wanna Marchi e sua figlia sono state spesso viste aggirarsi tra le magnifiche statue!

Diana Nemi 2007/2008

Diana Nemi 2007/2008
Da sx alto: Samuele, Emanuele, Federico R., Lorenzo, Matteo, Edoardo, il Mister Eugenio Elisei. Sotto:Simone, Luca, Daniele, Valerio, Riccardo, Federico C.

Luca e Pedro 'Piedone' Manfredini

Luca e Pedro 'Piedone' Manfredini
Col mio "idolo" calcistico di ieri

Luca e Francesco Totti

Luca e Francesco Totti
Col suo "idolo" calcistico di oggi

Luca Montanari

Luca Montanari
Il calciatore. Questa stagione, la prima di campionato con i pulcini della "Diana Nemi", è capocannoniere. Ha messo a segno ben 43 reti e tutte senza rigori, ma ventidue su calci piazzati!

Luca Montanari

Luca Montanari
Nel momento della premiazione

Daniele Serafini

Daniele Serafini
La premiazione

A S D Diana Nemi Pulcini '98. Anno 2006 -'07

A S D Diana Nemi Pulcini '98. Anno 2006 -'07
Da sx della foto: Samuele, Matteo, Riccardo,Federico, Wulnet, Carlo, Luca, Daniele. Seduto con il pallone, una vera pestilenza, Federico Rosselli. Dobbiamo dire grazie alla pazienza infinita del Mister Eugenio Elisei, che più volte ha pensato di mollare la squadra e dedicarsi alle missioni in Angola - E' meno faticoso - mi ha detto, disperato, alla fine di un allenamento.

Allenamenti anno 2007-2008

Allenamenti anno 2007-2008
Il mio secondo figlio unico...

Matteo Montanari

Matteo Montanari
Il mio primo figlio unico...

Ado e Sania Montanari

Ado e Sania Montanari
The Peter's Sisters

La Roma tra la "B" e la "A" 1951-1952

La Roma tra la "B" e la "A" 1951-1952
Memmo Montanari (primo a dx nella foto) con i suoi tifosi in una trasferta della Roma. La foto è stata scattata al ritorno da Verona il 22 giugno 1951. Solo dopo quella partita la Roma ebbe la certezza di tornare in serie A

Memmo Montanari, capo dei tifosi, in azione nel suo poderoso incitamento alla squadra.

Memmo Montanari, capo dei tifosi, in azione nel suo poderoso incitamento alla squadra.
Mio padre, che si diceva fosse danaroso, quando morì era povero. Qualcuno nel nostro quartiere Celio racconta ancora che comprava i giocatori alla Roma...

Mio padre al centro dei vip della Roma

Mio padre al centro dei vip della Roma
Ricordo questa foto da sempre. Quella che avevamo in casa aveva un ritocco fatto a mano da non so chi (forse mio padre stesso). Il "pittore" aveva dipinto a tutti pantaloncini da calcio e gambe nude! In quel periodo glorioso nasce il giornale "Il Giallorosso" che contribuì attivamente alla ricostruzione della Roma. Fu fondato da mio padre, Angelo Meschini (capi storici di allora del tifo romanista) e dai fratelli Mario e Peppino Catena (soci della Roma) con la collaborazione dell'avvocato Alberto Saccà, con cui mio padre, nei miei ricordi da piccolo, aveva rapporti conflittuali.

Il Giallorosso

Il Giallorosso
Testata del giornale dei tifosi della Roma fondato da mio padre nel 1952. Ero piccolino e ricordo quel giorno che mi fece vedere le bozze...ricordo la finestra della mia camera sulla Piazza, al civico 4, ed il Colosseo davanti.

Pop & Jazz History

Pop & Jazz History
Sonorizzazione

1970 Pop Maniacs

1970 Pop Maniacs
Qui ci sono anche le musiche di Spyderman e i Fantastici Quattro che feci nel 1977 per Supergulp!

Il Pianeta Totò

Il Pianeta Totò
Fotogramma della sigla di Mario Sasso per la prima trasmissione di Rai 2 sul grande attore. Gli occhi di Totò si muovevano a tempo con una mia tarantella che si trasformava via via in rock sulle note di Malafemmena.

Laurel & Hardy

Laurel & Hardy
Logo originale della trasmissione

Laurel & Hardy

Laurel & Hardy
Un fotogramma della sigla di "Due teste senza cervello". Ci lavorò a lungo il videoartista Mario Sasso, alla SBP di Roma, con Virginia Arati che dipingeva elettronicamente 'frame by frame', con un computer costosissimo della Quantel che si chiamava appunto Paintbox. Credo che questa sigla sia stata la prima in Tv ad essere realizzata con questa straordinaria tecnica.

Il mio recording studio

Il mio recording studio
La regia

studio

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La sala di ripresa

studio

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la regia

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La regia

Il ritorno di Ribot 1991

Il ritorno di Ribot 1991
Uno sceneggiato interpretato dal grande cantante e attore franco-armeno Charles Aznavour e Delia Boccardo, diretto da Pino Passalacqua per Rai1 e Antenne2 con la colonna sonora composta da me.

Processo di famiglia di Nanni Fabbri, 1992 per Rai1

Processo di famiglia di Nanni Fabbri, 1992 per Rai1
Alessandra Martinez, protagonista del film in due puntate con la mia colonna sonora.

Le Gorille

Le Gorille
Serie TV franco anglo italiana che riprende dei film del 1957-58 con Lino Ventura. Il personaggio è Geo Paquet, agente segreto francese, Di questa serie ho musicato 2 episodi, per la regia di Maurizio Lucidi e Duccio Tessari

Top model

Top model
Film con D'Amato

Top model

Top model
Stesso film uscito in Grecia

Top girl

Top girl
Film sequel di D'Amato. Beh, dopo tutte ste top, non poteva mancare la girl!

High finance woman

High finance woman
Altro film di D'Amato con le mie musiche