piero montanari

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L'AUTORE

lunedì 24 dicembre 2012

Ma chi veste Paola Ferrari?


di Piero Montanari
La prima puntata della domenica sportiva, DS per gli amici, vecchio e glorioso rotocalco televisivo di sport, andò in onda la prima volta il 3 gennaio 1954 alle 23.15 con le immagini della partita Inter - Palermo. Allora c'era un solo canale Rai, e mio padre comprò proprio quell'anno un televisore la cui marca mi rimase impressa, "Royal Eagle", aquila reale. Pesava come un armadio a tre ante con lo chassis di radica di noce e costava come un anno di stipendio di un operaio.

In quasi 60 anni la trasmissione ha avuto in organico grandi giornalisti e grandi conduttori, tra i quali Enzo Tortora, Paolo Frajese, Sandro Ciotti, Gianni Minà, Alfredo Pigna, per citarne solo alcuni. Dalla domenica sportiva, come per tutte le cose che partono da lontano nel tempo per arrivare fino a noi, è facile stabilire, anche attraverso una lettura superficiale della trasmissione, i cambiamenti e i passaggi della storia di questo paese, con i costumi e i modi di dire e fare televisione di 58 anni.

Ieri sera, puntata n° 2.500 ed oltre, ho capito davvero di essere a Natale vedendo il vestito di Paola Ferrari, l'attuale conduttrice del programma che, per come era addobbata, non lasciava alcun dubbio sulle prossime festività. Ci mancavano solo le palle appese.
La signora Ferrari in De Benedetti debbo dire che mi sta proprio simpatica, e trovo anche sua conduzione un po' folle, con gli imbarazzanti interventi di Gene Gnocchi che non risparmia pesanti bordate a nessuno, anche spesso rivolte proprio a lei.

Qualcuno però dovrebbe avvertire la cortese signora che forse le donerebbero un trucco più sobrio, e dei vestiti più acconci per sua età, non proprio adolescenziale, essendo nata pochissimi anni dopo la sua trasmissione.
Ieri sera, vestito dorato, cosce sovraesposte, chioma biondissima, labbra ipertrofiche, trucco dato con la cazzuola (da rischiare un ulteriore allargamento del buco dell'ozono) e le solite, incredibili luci giallo paglierino su di lei che la fanno sembrare una apparizione mistica, Nostra Signora del Pallone, l'eccesso sembrava aver raggiunto, almeno per il 2012, il suo massimo storico.

Mi rifiuto di pensare che la gentile signora Ferrari in De Benedetti (è sposata con Marco De Benedetti, figlio di Carlo, già amministratore delegato di TIM) sia totalmente in balia della sua truccatrice televisiva, cosa che, se fosse vera, potrebbe far scattare una denuncia per plagio di persona.

Allora, cara Paola, ci dia meno "sotto" con belletti, acido ialuronico, luci da epifania e vestiti inadatti: la trasmissione ne guadagnerebbe, ed anche lei insieme a noi.
E' solo un modesto consiglio, non me ne voglia. Buon Natale con affetto.

venerdì 21 dicembre 2012

Minetti, Ronaldo e la fine del mondo

di Piero Montanari
La fine del mondo annunciata dai Maya sembrerebbe scongiurata, almeno da quella parte dell'emisfero che si sveglia 12 ore prima di noi e non gli è crollata addosso la casa o la capanna. C'è chi consiglia di aspettare la loro mezzanotte e un secondo per saperne di più, però mi pare anche superfluo aggiungere che questa è ovviamente una delle tante bufale new age che circolano per il web e che servono agli organizzatori di party per riempire il mondo di feste d'addio all'umanità e le loro tasche di soldi.

La prima cosa che ho fatto stamane è stato appunto constatare di essere ancora affacciato sopra questo travagliato mondo e pensare così di non poter finalmente scampare all'ineluttabile cenone di Natale con la famiglia.
Sarei però infelicemente scomparso se non avessi letto la notizia che rischiavo di portarmi nella tomba per l'eternità. Eccola: "Notte di passione a Madrid tra Cristiano Ronaldo e Nicole Minetti" - racconta Cuore, una rivista spagnola di cardio-gossip - che così prosegue: "Lo scorso 9 dicembre, approfittando dell'assenza della fidanzata Irina Shayk, che si trovava a Miami, il giocatore del Real Madrid si sarebbe dato appuntamento con la Minetti in un noto albergo della capitale spagnola. I due avrebbero cenato insieme prima di appartarsi in camera con tanto di champagne, col giocatore che avrebbe lasciato l'hotel all'alba."

Notizia bomba davvero, e la danno le più importanti testate nazionali. Sono queste le cose che ci piacciono, che catturano la nostra fantasia, che ci fanno dimenticare le pene di tutti giorni, la love sory di Nicole e Cristiano , tra la balla dei Maya, le palle di natale, i palloni del giocatore, le bocce della Minetti.

Vale la pena di non essere morti per saperne di più i prossimi giorni, soprattutto quando ritornerà da Miami la fidanzata Irina Shayk e saprà di Nicole e Ronaldo.
Attendo con ansia le possime 12 ore e se sopravvivo vi racconto.

venerdì 7 dicembre 2012

Tre motivi per votare Berlusconi

di Piero Montanari
Eccoci qua, tutti pronti, ad indignarci contro il Cavaliere che in sella al suo pony, (prima, ovviamente, era un bel baio scuro) ha deciso di rientrare nell'agone politico, più motivato e forte che pria, a difendere il suo possibile 15 % di elettorato di nostalgici, il partito dei SSMQSSP (Si Stava Meglio Quando Si Stava Peggio) sempre pronto a ricicciare fuori, in ogni epoca, appena appare all'orizzonte una nuova crisi sociale e politica.

Eccoci quindi tutti pronti, giù botte, a dare addosso senza tregua, a questo povero ometto, ricco solo di denaro, alla fine del suo percorso esistenziale, che si aggrappa alle sue ultime sinapsi per difendere se stesso dalle ingiurie dei giudici e del mondo. INRI, scriveranno sul suo sarcofago, crocefisso dalla storia, insultato dai "mercati" al tempio che hanno decretato alla sua amata Italia "con i ristoranti sempre pieni", un posto in classifica da ultima della classe.

Lui, il Grande Negatore, che negava la crisi, come negava il puttanaio che gli girava intorno con la sua regia, come negava il conflitto d'interessi, che invece affermava con forza la difficoltà, da qualcuno condivisa, di "chiavarsi la Merkel", affermato ma non confermato.
Si, proprio lui, il Cavaliere, avvicinato a figure storiche come Napoleone e Mussolini, tra cento giorni e Repubbliche di Salò, sbaraglia tutti e riscende nell'Arena a cavallo del suo pony. A volte ritornano, come citava il titolo di un film horror, o come sono spesso le peperonate della sera prima.
Però, e ribadisco però, il suo ritorno potrebbe essere strategico per la salute del Paese e provo a spiegarne il perchè in tre miei piccolissimi punti:

1) Una grande parte dei suoi sostenitori, mancando Berlusconi, voterebbero per Grillo M5S. Se ritorna in campo Silvio tornerebbero a votare lui, che non mi pare proprio un avversario politicamente in forma.
2) Credo sia meglio il 15% dell'anziano fondatore del PdL, pericoloso ma pericolante, che il 25-30% di un "partito" (o movimento che sia) del quale non si conosce nulla, se non il suo leader che di professione fa il comico e la sua eminenza grigia Gianroberto Casaleggio, che invece fa l'esperto di successo in marketing aziendale, che non si sa proprio dove possano condurre, tra slogan urlati alle piazze e sfascismo d'ordinanza.
3) Ponti d'oro al nemico che ritorna con le armi spuntate, dopo la gelida campagna di Russia, se dà una mano, suo malgrado, a far vincere anzi, a stravincere, l'Italia migliore.

venerdì 30 novembre 2012

Totti e la Pietà di Michelangelo

di Piero Montanari

Vi ricordate Laslo Toth? Un nome che ai più giovani dice poco o nulla. Fu lui, il folle che il 21 maggio del 1972, nella basilica di San Pietro, prese a martellate la Vergine Maria della Pietà, la famosissima statua di Michelangelo con la Madonna che tiene in grembo il Cristo morto, una delle più belle opere d'arte mai concepita.
L'uomo, un demente di origine ungherese ne ruppe alcune parti, al grido "Io sono Gesù Cristo, risorto dalla morte", finché non fu bloccato da un giovane carabiniere che era lì casualmente e che salvò la Pietà, bontà sua.

Mutatis mutandis, questa storia mi è tornata in mente oggi, quando ho letto dello scempio perpetrato ad un bellissimo murales di Francesco Totti (si, proprio lui, il capitano della Roma), che campeggia in un muro di uno dei quartieri più popolari e più romanisti, in senso tifologico, della capitale: il Rione Monti (io sono nato in quello attiguo, il Celio, infatti si chiama Celio-Monti) che è anche stato scelto come dimora da importanti artisti e uomini di cultura. Uno su tutti il compianto Mario Monicelli.

Ebbene, il murales di Totti, che fu sapientemente dipinto da un artista del genere al dì della vittoria della Roma nel campionato 2001-2002, ha subìto il taglio della testa e quello della. fascia di capitano. Insomma, una specie di Lazlo Toth probabilmente della Lazio, come da firme lasciate sotto il murales, che si è accanito contro l'effige del capitano che era su quel muro da più di dieci anni, in bella mostra e in uno dei suoi famosi gesti atletici.

Nessuno inorridisca, per carità, non pretendo di paragonare il murales di Totti alla Pietà michelangiolesca, me ne guardo bene, ma il gesto "blasfemo" e di odio che ha mosso la mano dell'anonimo detrattore potrebbe essere lo stesso. Un gesto iconoclasta e certamente non di pacificazione collettiva, proprio il giorno dopo le maglie "NO RACISM" indossate dai giocatori della Lazio contro il razzismo, e volute a seguito della bella iniziativa dell'amico Giancarlo Governi e del nostro Globalist.

mercoledì 28 novembre 2012

SIAE: Il Medioevo prossimo venturo



di Piero Montanari
Verdi, Moravia, Malipiero, Carducci, De Amicis chissà cosa direbbero leggendo il nuovo Statuto della Siae, disegnato ad arte sui desiderata delle grandi major editoriali e degli "autori ricchi" (riccautori e riccheditori, sono miei neologismi e ne vanto il diritto), ed approvato con spocchia e orecchie da mercante da questo governo, senza che lo stesso prestasse il minimo ascolto alle tante richieste e denuncie della sconfinata base di autori medio-importanti che costituiscono l'ossatura fondamentale dell'Ente e ne consentono di fatto, con il loro lavoro, la sopravvivenza.

E che sopravvivenza! Stipendi favolosi a dirigenti e funzionari, plurimensilità e benefit importanti, indennità fantasiose (come quella dell'epifania o per l'uso del computer), inutili sperperi pagati dagli Autori che solo in questi ultimi mesi i commissari straordinari e il direttore generale hanno cercato di limitare, con colpi di mannaia vibrati nel mucchio, infliggendo danni anche a vecchi soci inermi ai quali è stato tolto loro l'assegno di solidarietà. Ricordiamolo ancora: una somma modesta mensile che era frutto di accantonamenti di tutta una vita di Autore e che nulla costava alla comunità, ma utile a molti di loro per sopravvivere.

Questa "Siae dei ricchi" che si delinea cupamente da questo Statuto, "difficilmente, potrà sopravvivere alle fortissime tensioni tra i suoi associati determinate dall'adozione di regole profondamente ingiuste prima ancora che illegittime, che consegnano la Società nelle mani dei più ricchi, relegando i più numerosi al ruolo di gregari" come sostiene Guido Scorza in un suo recente articolo sul Fatto Quotidiano, e le cui parole che mi sento di quotare totalmente.

Sta di fatto che, con queste regole e con i pochi, anzi pochissimi che decideranno per tutti, saremo fuori dall'Europa delle società di collecting, non recependo una delle direttive più importanti che a luglio scorso, con un comunicato, erano state emanate dai consigli europei. In tutte le società del vecchio continente gli Autori contano di più (2/3 contro 1/3) degli editori che sfruttano di fatto il lavoro creativo di altri, e che quindi hanno necessariamente meno potere. Ma noi siamo italiani, un'altra storia!

Non sarà difficile che alle parole di Scorza seguirà il cupio dissolvi della Siae, una morte lenta e autoinflitta che qui nessuno di noi auspica, ma che sembra inevitabile, dati i presupposti.
Ora cosa accadrà? A marzo prossimo, ci saranno le elezioni degli organismi dirigenti interni della Siae, alle quali sarà chiamata a partecipare la base degli Autori italiani iscritti all'Ente, che però dovrà vedersela con regole che faranno di queste consultazioni, delle elezioni - fantoccio, dove si sa già chi vincerà e chi comanderà: non un'aristocrazia in senso aristotelico, (nell'antica Grecia il governo dei "migliori") ma un'antidemocratica oligarchia fatta di ricchi tra i quali, sicuramente, troveremo gli autori di qualche grande successo economico dello scorso anno, con il placet dei nostri governanti ma di sicuro non con quello di Verdi, Moravia, Malipiero, Carducci, De Amicis che si rivolteranno, per l'ennesima volta senza pace, nelle loro tombe.

domenica 25 novembre 2012

Gli Autori Siae contro il ministro Ornaghi

di Piero Montanari
Abbiamo dato conto molte volte su queste pagine, con una nutrita serie di articoli, del grave problema di democrazia che si stava manifestando da tempo all'interno della Siae, la Società Italiana degli Autori ed Editori. Cominciò tutto con il commissariamento, più di un anno fa, che portò alla cancellazione dell'assegno di professionalità ai vecchi Autori, una somma modesta mensile che era frutto di accantonamenti di tutta una vita e che nulla costava alla comunità, ma utile a molti di loro per sopravvivere, soprattutto per chi era ormai fuori dal mondo del lavoro.

Non paghi di questo iniquo colpo di scure i commissari, con l'assenso del ministro del Mibac Ornaghi, hanno prodotto un nuovo Statuto della Siae in via di prossima approvazione che pone fine, nell'Ente, a qualsiasi barlume di democrazia.
Queste furono le parole del sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Paolo Peluffo, all'indomani della pubblicazione su alcuni giornali dei contenuti del nuovo statuto Siae:
"Diventerà realtà una delle forme più aberranti di democrazia: quella per cui il voto di un ricco vale di più, molto di più del voto degli altri. Si prevede un meccanismo di voto ponderato in base al quale ogni associato, in regola con il pagamento dei contributi associativi, ha diritto ad esprimere in assemblea un voto come singolo nonchè un numero di voti pari ad ogni euro di diritti d'autore percepiti dalla Siae nell'anno precedente".

Quindi, ammesso che Ennio Morricone incassi ogni anno un milione di euro, il suo voto vale 1 + un milione di voti. Alla faccia della democrazia diretta!
A fronte di ciò, il CREA, Unione delle Opere dell'Ingegno, un'Associazione che comprende la maggioranza degli Autori Italiani, ha emanato e diffuso alla stampa un comunicato che riporto qui sotto, nel quale c'è un preciso richiamo alle responsabilità del Ministro Ornaghi che mai, e ribadisco mai, ha voluto ascoltare le istanze di una così larga maggioranza di Autori che tanto lavoro e Cultura hanno prodotto per il nostro Paese.
Comunicato CREA Unione delle Opere dell'Ingegno

CON IL NUOVO STATUTO NASCE LA SIAE DEGLI EDITORI ANTIDEMOCRATICA E CONTRO LA CULTURA ITALIANA

Con l'avvenuta firma di approvazione del Ministro Ornaghi, si avvia alla fase conclusiva l'iter del "Nuovo Statuto della SIAE SpA".
La SIAE dei ricchi, i cui Organi Sociali saranno con ogni probabilità formati dalle 3 Case Editrici Multinazionali (Universal, Sony, Warner) e da alcuni Editori nazionali (primo tra i quali Sugar), alla cui corte si sono accodati Mogol, Gino Paoli, e uno sparuto gruppo di Autori appartenenti al mondo della Musica cosiddetta "leggera"

Probabilmente il convincimento del Ministro Ornaghi dovrebbe essere stato quello di considerare questi signori i più qualificati a rappresentare 'in toto' la Cultura Nazionale. Infatti ha ricevuto personalmente una loro delegazione il 31 Luglio scorso, prendendo atto della loro completa condivisione delle norme della bozza di statuto, così come elaborata dai Sub Commissari Stella Richter e Scordino.
E, probabilmente, il Ministro ha considerato dei minus habens gli Scrittori, gli Autori di Cinema, di Teatro, della Televisione, i Musicisti di Lirica, Musica contemporanea, Jazz, colonne sonore per film e spettacoli televisivi e tutti quelli rappresentanti la stragrande maggioranza della sempre cosìddetta Musica "leggera" (Vasco Rossi, Zucchero, Battiato, I Pooh, la PFM, etc.) che, uniti sotto la sigla CREA - Unione Opere dell'Ingegno, l'avevano invitato ad incontrare urgentemente una loro delegazione per ridiscutere la bozza di statuto, richiesta che, inoltrata la prima volta agli inizi di Agosto, si è ripetuta a Settembre, poi a Ottobre generando come risposta null'altro che un assordante silenzio.

A questo punto è d'obbligo rivolgere al Ministro Ornaghi, fresco reduce dagli "STATI GENERALI DELLA CULTURA" tenutasi al Teatro Eliseo di Roma alla presenza del Presidente della Repubblica, alcune ovvie domande:

1) E' Lei d'accordo sul fatto che la SIAE ha fino ad oggi contribuito positivamente, anche se in forma sicuramente perfettibile, a tener viva la Cultura Nazionale attraverso la riscossione e la ridistribuzione del Diritto d'Autore"?
2) E' Lei d'accordo che le Opere dell'Ingegno nascono dagli Autori e che quindi questi sono il fulcro e la centralità creativa che genera il Diritto d'Autore ?
3) Se la creatività è Cultura e quindi non sempre riducibile ad un contenuto esclusivamente economico, come ha potuto sottoscrivere uno statuto che tende a trasformare la SIAE in una SpA ?
4) Ciò premesso, perchè ha personalmente ricevuto il 31 Luglio scorso una delegazione della Federazione Autori, della quale facevano parte Gino Paoli e Mario Lavezzi, mentre le reiterate richieste di un incontro formulate da CREA ed aventi per oggetto il nuovo statuto SIAE, non sono state considerate degne di una qualsiasi risposta nonostante CREA rappresenti la maggioranza assoluta degli Autori di tutti i generi? Ricevendo gli uni e non gli altri, non Le è sorto il dubbio sulla parzialità del suo operato?
5) Perchè Lei, nella relazione che ha letto in occasione dell'audizione in Commissione Cultura della Camera, ha ribadito per ben due volte la Sua opposizione a che gli Organi Sociali della SIAE possano essere costituiti da 2/3 di Autori e 1/3 di Editori? E' Lei al corrente che in tutte le maggiori Società di Autori Europee è da sempre applicato questo tipo di rapporto?
6) Lei ritiene invece che sia corretto il rapporto paritario 50% Autori e 50% Editori. Ma in questa nuova SIAE SpA, si rende conto che il peso economico (e quindi il potere) del 50% Editori è di gran lunga maggiore di quello corrispondente degli Autori?
7) Come considera che la Commissione Cultura della Camera, nel corso dei contatti informativi durati alcuni mesi atti ad approfondire e chiarire tutta la complessa gestione della SIAE, sia pervenuta a criticare fortemente la proposta di nuovo Statuto considerandolo ingiusto, arrivando a condannare l'abolizione del Fondo di Solidarietà e a proporre una Commissione di inchiesta sull'operato dei Sub Commissari e del Direttore Generale?
8) Non pensa che il premio elettorale per censo sia in netta contraddizione con la sentenza del Consiglio di Stato che abolì la qualifica di Socio in quanto non riteneva giusto differenziare gli iscritti in base ai guadagni e che sia fortemente anti democratico?
9) Alla luce di quanto sopra, non ritiene opportuno un giustificato ripensamento sui contenuti di questo statuto, rimandando la data della sua ufficializzazione in modo da evitare
a) una insanabile frattura nella base associativa (sono più di 100.000 gli iscritti alla SIAE)
,b) un insulto a quello che è il fronte della Cultura Nazionale(fatto certamente non di soli ricchi),
c) uno scollamento ancor più evidente dai principi che regolano le Consorelle Europee (SACEM, GEMA, SGAE, etc) e, soprattutto,
d) la scelta di dover ricorrere per forza ad azioni, anche plateali, che non fanno parte integrante della nostra natura?

CREA Unione Opere dell'Ingegno

(CREA Unione Opere dell'Ingegno UNCLA ACEP SNS MAP ANAC FIPI AGST ANART AUDIOCOOP SLSI ANPAD ASSTeatro COMITATO MILLESOCI)

martedì 6 novembre 2012

Funerali fascisti, funerali squadristi

di Piero Montanari
Vedere le immagini drammatiche del funerale di Pino Rauti, con tutte quelle braccia tese nel saluto romano, le urla e gli slogan fascisti, i richiami al duce Mussolini, e al "Boia chi molla", è stato terribile, perché mi ha riportato, con un flashback, ad un giorno di febbraio di sei anni fa, quando partecipai, pieno di dolore per la scomparsa di uno dei miei più cari amici, al funerale di Romano Mussolini, ultimo figlio di Benito, papà di Alessandra, e jazzista di fama internazionale.

La chiesa dei Santi Angeli Custodi, la sua parrocchia di piazza Sempione a Roma, non ostante la sua ampiezza, era gremita all'inverosimile. Tra la tanta gente comune, gli amici e i parenti stretti, era piena di noi musicisti, con i quali Romano aveva suonato per l'intero arco della sua esistenza il jazz, grande passione e suo unico lavoro.
Ci fu quella volta anche un piccolo tributo musicale, suonammo tutti per Romano, e Lino Banfi - che era presente insieme a tanti altri personaggi dello spettacolo - sentenziò: "Mi ricorda proprio un funerale di New Orleans. Per me i funerali dovrebbero essere tutti così".

Insomma, per quanto possa stridere il concetto, era proprio un bel funerale, sereno e ammantato di sincero dolore per la scomparsa del caro Romano.
Però, al termine del rito funebre, quando il feretro uscì dalla chiesa, fu accolto da centinaia di militanti di destra al grido di: "Camerata Mussolini, presente", e poi ancora "Duce, Duce" e "Eia Eia a là là". Militanti di estrema destra esposero anche una bandiera nera con il volto di Benito Mussolini e sotto il motto: "Credere, obbedire e combattere". Ecco che il "bel funerale" si trasformò in un attimo, in una manifestazione di nostalgici fascisti, molti dei quali vestiti in camicia nera e con i gagliardetti della X Mas.

Lo stesso è accaduto al il funerale di Rauti nella basilica San Marco a Roma. La folla, che già aveva iniziato lo "show" con il grido "Camerata Pino Rauti presente" per tre volte, e forse aizzata dall'arrivo del "nemico" Gianfranco Fini, ha tirato fuori il peggior repertorio fascista: da "Boia chi molla" a "Badoglio, Badoglio", inveendo contro Fini, per continuare con gli immancabili "Duce, Duce" e "Eia Eia a là là", e a contestare pesantemente con sputi e "buu" il presidente della Camera, reo di aver tradito, con la svolta di Fiuggi, gli ideali del neofascismo italiano.

Ideali che invece l'ex segretario del Mis e poi del Movimento Sociale-Fiamma tricolore portò avanti caparbiamente per tutta la sua vita.

Sembra proprio che il fascismo sia sempre in agguato, in attesa di eventi per rigurgitare.

giovedì 25 ottobre 2012

A che scuola vai? Alla Giorgio Gaber

di Piero Montanari
Noi, poveri musicisti, cantanti, attori, fantasisti, giocolieri e saltimbanchi, che anticamente non avevamo neanche diritto alla sepoltura in terre consacrate, che quando era tempo di Quaresima non potevamo nemmeno rappresentare opere, pena la scomunica (ed è perciò che il colore viola dei drappeggi quaresimali delle chiese per noi è indice di cattiva sorte, perché non si lavorava e non si mangiava).

Noi, che quindi da sempre odiamo il viola e i gatti neri, che gettiamo sale la sera della prima perché porta bene, noi strani esseri poco considerati, sempre in bilico sul ciglio del burrone di questa società che non ci considera o ci considera poco o male.

Ebbene, oggi abbiamo avuto la nostra piccola soddisfazione o grande rivincita, fate voi: a Catanzaro c'è la prima scuola in Italia - credo - ad essere stata dedicata ad uno di noi, a Giorgio Gaber. La prossima settimana l'Istituto comprensivo Mater Domini del capoluogo calabrese porterà il nome del cantante, autore e attore di teatro. E con tanto di targa scoperta dalle autorità locali, che sono - come citano le agenzie - il sottosegretario all'Istruzione Marco Rossi Doria, il sindaco di Catanzaro Sergio Abramo, il presidente della Fondazione Gaber, Paolo Dal Bon, l'assessore comunale Patrizia Carrozza e la dirigente scolastica Loredana Cannistrà.

Giorgio Gaber, dopo una fortunata carriera di cantautore iniziata nei primi anni '60 (ricordo per tutti lo splendido e dolcissimo brano "Non arrossire" e "La ballata del Cerutti") ma anche una sequela infinita di successi, tra festival di Sanremo e Canzonissime negli anni successivi, approdò al suo Teatro con la "T" maiuscola, inventando quel Teatro Canzone che tanti epigoni ebbe in seguito, e che fa di Gaber uno straordinario, unico interprete della nostra epoca, uno che, come si diceva, "faceva pensare".

Siamo felici oggi, noi poveri musicisti, cantanti, attori, fantasisti, giocolieri e saltimbanchi, che finalmente abbiamo uno di noi, uno dei più bravi a rappresentarci, a cui anche gli altri hanno cominciato a dire grazie per quello che ha fatto per la Cultura e per l'Arte del nostro Paese, dedicandogli una scuola.

giovedì 18 ottobre 2012

Sylvia Kristel, il nudo che faceva sognare

di Piero Montanari
 
Siamo sinceramente affranti - soprattutto noi maschietti - nell'apprendere la precoce dipartita a soli 60 anni di Sylvia Kristel, la famosissima interprete della fortunata serie di film erotici intitolati "Emmanuelle", che per quasi un ventennio - tra il 1974 e il 1993 - hanno fatto sognare plotoni di uomini.
La Kristel, olandese di nascita ma francese di adozione, dovette il suo successo al fatale incontro col regista Just Jaeckin che la notò in altre pellicole precedenti, e le propose il primo Emmanuelle, nel 1974, facendo di lei una vera star del cinema erotico, ed inventando letteralmente un genere che ha spopolato ed avuto decine di epigoni nel mondo.

I film si basavano su storie minime legate perlopiù al fascino sensualissimo di Sylvia Kristel, ma anche sul fatto che non veniva mai rappresentato il nudo pornografico, l'atto sessuale completo.
Questo gioco sublime ed erotico degli Emmanuelle della Kristel, fatti di svelo e non svelo, vedo e non vedo, che tanto anima il desiderio maschile, unitamente alla bellezza moderna e lievemente casalinga dell'attrice olandese, fecero la fortuna della serie, ed iniziarono quindi il numero sterminato di sequel con lo stesso titolo: Emmanuelle, Emmanuelle l'Antivierge, Goodbye Emmanuelle, Emmanuelle IV, Emmanuelle à Venice, fino ad arrivare agli ultimi Eternelle Emanuelle o Emmanuelle al 7° Cielo, del 1993, che ritraevano l'attrice ultraquarantenne, ma ancora in splendida forma.

Si diceva come il genere cinematografico "erotico" inventato dalla Kristel fosse diventato alla stregua della Settimana Enigmistica, con centinaia di imitazioni più o meno riuscite in tutto il mondo. In Italia Salvatore Samperi ci provò con discreto successo, lanciando attrici come Lisa Gastoni o Laura Antonelli nelle nostre più famose superscosciate. Ma il vero Maestro del genere è stato sicuramente Tinto Brass, che ha ammantato il suo cinema erotico di sovrastrutture pseudo filosofico-culturali, tanto da riuscire talvolta a far sembrare una copula un'opera d'arte, o un culo un monumento (ma sempre di culo trattasi, verrebbe voglia di dirgli).

Mi corre l'obbligo di fare un piccolo outing e confessare di aver fatto delle colonne sonore per Joe D'Amato (il regista italiano più prolifico della storia del nostro cinema, con oltre duecento film di tutti i generi) per alcune sue pellicole erotiche ad imitazione.
Aristede Massaccesi (questo era il suo vero nome) maestro dello scopiazzamento dei film di successo, iniziò a girare un serie infinita di Emmanuelle casarecci, lanciando anche lui una nostrana Emmanuelle nera interpretata da Laura Gemser.

Silvya Kristel fu per sempre legata, nel bene o nel male, al suo fortunato personaggio, addirittura interpretando, a quasi 50 anni, un Emmanuelle Forever, che segna il suo patetico cupio dissolvi, dovendo tristemente usare una controfigura per le scene di nudo.

lunedì 15 ottobre 2012

Muore Lilli Greco, il produttore dei cantautori.

di Piero Montanari 

Il 14 ottobre è morto a 78 anni Italo "Lilli" Greco, per molti un nome sconosciuto ma per tanti di noi, musicisti e autori, un amico e un grande e unico produttore musicale, papà di tanti artisti con i quali aveva lavorato, soprattutto nella Rca italiana di via Tiburtina, la casa discografica che oggi non c'è più, ma che tanto ha rappresentato per la musica pop del nostro paese.

Lilli è stato un musicista produttore unico nel suo modo di considerare la musica leggera e di proporla attraverso gli artisti da lui prodotti, che puntualmente diventavano un'estensione dei suoi pensieri musicali e soprattutto filosofici.
Ricordiamone alcuni degli inizi, tra i quali molti scoperti dal talento di Lilli Greco: Jimmy Fontana, Gianni Morandi, Rita Pavone, Edoardo Vianello, Patty Pravo, Gabriella Ferri; ma anche Riccardo Cocciante, da lui lanciato insieme a Paolo Dossena con il quale aveva fondato una casa discografica, la Delta.

In seguito, nel periodo più intenso dei cantautori, il suo lavoro con Francesco De Gregori, Antonello Venditti e Paolo Conte, risultò assolutamente fondamentale per il successo di questi artisti. Addirittura - ed ero personalmente uno dei musicisti di quei dischi - Conte fu convinto a forza da Lilli a scrivere per sè e non solo per altri e anche a cantare, fatto determinante per lo straordinario successo del cantautore di Asti.

Ci sono persone che sono in grado di cambiarti il modo di vedere e di approcciare la vita in tutte le sue sfaccettature, e Lilli era uno di questi. Sempre pronto a contrastare i luoghi comuni, le banalità e a sorriderci su, i nostri lavori in sala di registrazione si trasformavano in kermesse dove si passava dalle barzellette alla filosofia, dalle jam session (era uno straordinario pianista) ai giochi mentali più assurdi. Poi si suonava e si registrava e le atmosfere che Lilli evocava venivano fuori prepotentemente, ad affermare la sua genialità.

Con lui ho lavorato molto ed ho partecipato a molti dischi: da Paolo Conte a Francesco De Gregori, da Gabriella Ferri, a Jimmy Fontana, e quando mi telefonava per invitarmi ad una registrazione alla Rca o in altri studi ero sempre felice, perché sapevo che c'era da divertirsi. E da imparare.
Per capire la filosofia di Lilli, un piccolo aneddoto: una volta, registrando con Paolo Conte, la base della canzone non veniva bene secondo Lilli, non c'era atmosfera, non gli piaceva, era - secondo lui - banale.
Si rivolse a me dritto negli occhi e mi disse: "Piero, a che stai a pensà mentre suoni, alla mensa della Rca o alla signora Bruna che ti porta la pasta? Qui siamo nel 1940, in un altro mondo, qui c'è Humphrey Bogart con i capelli pieni di brillantina tutti tirati indietro! Hai capito come devi sonà er basso? Co' la brillantina in testa!"

Abitava a Grottaferrata, vicino a me, dove si era ritirato da qualche tempo dopo aver lasciato con dispiacere - mi raccontava - la sua casa al mare, e per questa vicinanza ero andato a trovarlo recentemente ed avevamo ripreso i contatti. La sua morte è una perdita gravissima e mi addolora profondamente.
Addio Lilli, grazie di tutto, ti ho voluto bene.

giovedì 11 ottobre 2012

Il poker milionario del moralista Celentano

di Piero Montanari

Nei primi anni '70 facevo parte come bassista del quartetto jazz di Romano Mussolini. Si girava il mondo, ma soprattutto l'Italia in lungo e in largo per fare concerti: teatri, locali da ballo, night club, ma anche alberghi.
Romano, ultimo figlio del duce Benito, non disdegnava il lavoro, anche perché era sempre senza il becco di un quattrino a causa di imprese sbagliate nel cinema, dove si era infilato per far soldi come produttore*

Una volta capitammo al Grand Hotel Del Mare di Bordighera il cui proprietario dell'epoca - tale Alfredo Teruzzi, faccendiere e imprenditore - aveva organizzato due nostri concerti nell'albergo, per fortuna con alloggio compreso, in questo splendido posto affacciato sul mare.
Sapevamo che Adriano Celentano ogni anno (non so se ancora oggi) passava lì le vacanze, con la sua famiglia e alcune persone del Clan che lo seguivano sempre, essendo egli stesso anche molto amico di Teruzzi.

Fu così che me lo ritrovavo il giorno in piscina a chiacchierare di tutto un po', ma soprattutto a guardarlo giocare a Poker-Telesina (o Teresina, sorta di poker a carte scoperte) da solo a solo contro Teruzzi. Ogni mano si giocavano alcuni milioni, e faccio presente che ad ogni concerto guadagnavo 30 mila lire. Ero un ragazzo ed ero affascinato dal gioco, tant'è che mi fecero fare anche il "cartaro" per due o tre di queste lunghissime e micidiali partite, ma ero anche molto infastidito dalla facilità con la quale Celentano e Teruzzi si giocassero tutti quei soldi, alla faccia delle mie misere 30 mila lire a sera.

Ho spesso ripensato - vedendo Adriano predicare nel corso di questi ultimi decenni moderazione, austerità, moralizzazione nei costumi - a quelle micidiali partite di poker a Bordighera.
"In fondo - mi sono sempre detto - si giocava i soldi suoi, guadagnati col suo talento".

Sarà pure vero, però rivedendolo farci la morale in televisione, non posso fare a meno di ricordarmelo biscazziere milionario, e storcere ancora di più la bocca nella smorfia amara che segna la mia fisionomia davanti a chi mi fa i predicozzi.

*(Per chi ne vuole sapere di più, rimando a tre miei pezzi sulla storia fantastica di questo straordinario jazzista).

http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=388&typeb=0&24-05-2011--Romano-Mussolini-il-figlio-del-Duce-che-suonava-il-jazz-parte-1-

http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=387&typeb=0&24-05-2011--Romano-Mussolini-il-figlio-del-Duce-che-suonava-il-Jazz-parte2-

http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=386&typeb=0&24-05-2011--Romano-Mussolini-il-figlio-del-Duce-che-suonava-il-jazz-parte-3-

martedì 9 ottobre 2012

50 anni con i Beatles



di Piero Montanari
 
50 anni fa, il 5 ottobre 1962, usciva il primo 45 giri dei Beatles, dal titolo ''Love Me Do'' ("Love, love me do, You, know I love you, I'll always be true, So please, love me do") una semplice canzoncina con un ritmo binario marcato sul 'battere', e non sul 'levare' (come era uso nello "swing" e fino a quel momento), che inizierà un' epocale rivoluzione musicale e sociale.

Beatles in inglese vuol dire anche scarafaggi, ma il loro nome, in realtà, veniva da "beat" battere, il battere della musica, il tempo "forte" che cambierà la struttura musicale delle canzoni pop, fino a quel momento in voga.
"Amami, sai che ti amo, sarò sempre sincero con te, per favore, amami". Nel semplice testo una richiesta d'amore davvero poco rivoluzionaria, quasi banale, ma la forza dei Beatles è stata proprio quella di aver portato la semplicità e la normalità sulle vette più alte dell'Arte.

Rivoluzionario l'arrangiamento invece lo era, con l'armonica a bocca a punteggiare tutto il brano con un piccolo "riff" blueseggiante, la batteria di Ringo (in verità, non eccezionale per noi musicisti, ma con un sound personalissimo) a scandire fortemente il "beat" e i cori, che già si intrecciavano magicamente, a farci riconoscere le loro voci, nel tempo divenute familiari, e che ci accompagnano ancora oggi. Trasversali e buoni per tutte le generazioni di appassionati, che si contano a milioni in tutto il mondo, dopo la loro divisione, nel 1970, hanno continuato a vendere dischi come se nulla fosse accaduto.

Sui Beatles è stato detto tutto e scritto tutto: commercialmente, oltre ad essere gli artisti con il maggior numero di vendite nella storia della musica, con oltre un miliardo di dischi, sono diverse decine i record che i Beatles si sono aggiudicati negli anni, premi e riconoscimenti assegnati ai quattro, tra cui il conferimento della medaglia che li portò a diventare, poco più che vent'enni, Baronetti dell'Ordine dell'Impero Britannico nel 1965.
200 canzoni scritte fra il 1962 e il 1970, The Bealtles hanno avuto anche un ruolo fondamentale nello sperimentare nuove tecniche di registrazione all'avanguardia, sviluppate negli storici Abbey Road Studios di Londra.

Non dimenticherò mai il loro ultimo Lp "Abbey Road" (in realtà ''Let It Be'' è l'ultimo, ma fu pubblicato successivamente al loro scioglimento) perché questo è il loro vero testamento musicale e tecnolgico, e fu per me - bassista alle prime armi - una folgorazione di suoni ed atmosfere.
Provate a riascoltare "Come together" in un impianto acustico di oggi, 43 anni dopo, e ditemi che ne pensate del basso: attenzione al volume, però, che salta tutto!
Nessun suono così, fino a quel momento, si era mai sentito sulla terra!

domenica 30 settembre 2012

Se Zeman avesse ragione

Mark Iuliano ai tempi dei suoi trionfi juventini
Mark Iuliano ai tempi dei suoi trionfi juventini 
 
di Piero Montanari

Juventus-Roma, supersfida non solo calcistica di sabato sera, 29 settembre. Una partita di calcio che si trascina dietro antichi dissapori tra il tecnico romanista, accusato di parlare contro la squadra torinese per il supposto uso indiscriminato di sostanze dopanti da parte dei suoi giocatori, e tutto lo staff della Juvevntus e dei suoi tifosi.

La polemica non si è fermata neanche davanti alla partita di mercoledì scorso, all'Olimpico tra la Roma e la Sampdoria, e finita 1 a 1, con il suo tecnico Ciro Ferrara, ex stella juventina, che si è ben guardato dallo stringere la mano al C.T. giallorosso, per altro padrone di casa, reo di essere da sempre il grande accusatore della Juve.

Oggi ho ascoltato, in una radio romana la terribile testimonianza del padre di un calciatore. Ma non di un calciatore qualsiasi, bensì di Mark Iuliano, difensore della Juventus dal 1996 al 2005, quattro campionati vinti, tre Supercoppe italiane, una Supercoppa Uefa, una Coppa Intercontinentale e una Coppa Intertoto vinte, finalista agli europei con la Nazionale Italiana (persa contro la Francia col famigerato golden goal di Trezeguet) e persino Cavaliere Ordine al merito della Repubblica Italiana per meriti sportivi, che venne trovato positivo al test antidoping per benzoilecgonina, un metabolita della cocaina, e condannato a 2 anni di squalifica.

Racconta suo padre che il doping nel calcio è una pratica purtroppo diffusissima. "Non ce la fanno i calciatori a sopportare ore di allenamenti duri, due o anche tre partite a settimana, la tensione mediatica, i viaggi, lo stress. La "chimica sana" - sostiene Alfredo Iuliano - dovrebbe aiutare, con integratori mirati, a far si che i calciatori possano smettere di doparsi, come i ciclisti. Che ci si pensi per tempo, altrimenti piangeremo ancora dei morti per malattie provocate da questa ignobile pratica."

Alfredo Iuliano torna poi ad accusare Michele Padovano, l'attaccante ex-Juventus condannato a otto anni e otto mesi di carcere per associazione a delinquere finalizzata allo spaccio. Il giocatore fu chiamato in causa proprio da lui come ex compagno bianconero di suo figlio con pesantissime accuse, compresa quella di un coinvolgimento nell'omicidio di Donato Bergamini calciatore del Cosenza, morto in circostanze mai chiarite nel 1989.
"Padovano è colpevole, riforniva anche i calciatori della Juventus tra cui mio figlio: altre vittime sicure Vialli e Bachini (squalificato a vita dopo una doppia positività, ndr), che a causa della droga ha visto troncata del tutto la sua carriera - scrive Alfredo Iuliano dalla sua pagina Facebook - Inoltre resta ancora aperta la sua responsabilità sul caso Bergamini".

Forse sarebbe il caso di non nascondersi dietro al "dito" del tifo, ma prendere coscienza di una realtà che con lo sport, come lo intendiamo noi amanti di quello pulito e del calcio pulito, poco c'entra. E Zeman, forse, col suo dito alzato che a tanti dà fastidio, potrebbe aver ragione.

domenica 23 settembre 2012

Fiorito, Fellini e Trimalcione, ovvero, "De Magna Magnum"

di Piero Montanari

Franco Fiorito, ex capoguppo del PdL al Consiglio Regionale del Lazio, nonché Membro Commissione Vigilanza sul pluralismo dell'informazione, oggi è nell'occhio del ciclone, ed indagato con l'accusa di peculato, per aver svuotato due conti correnti destinati a saldare i mandati di pagamento necessari al funzionamento del gruppo che presiedeva alla regione, e ai rimborsi delle spese sostenute dai 17 consiglieri Pdl "per garantire il rapporto tra elettore ed eletto". Insomma, una roba da più di 7 milioni di euro di denari dei contribuenti.

Con tutti questi soldi sembrerebbe aver condotto, negli ultimi tempi, una vita dispendiosissima all'insegna del "magna magna" e "bevi bevi" (ostriche e champagne, festini e vacanze di lusso per sè stesso e i suoi compari, come nella migliore tradizione degli italici "sola"), del "compra compra" (auto di lusso, tra cui un SUV da 80 mila euro e una Smart dove neanche riusciva ad entrare).

1 metro e 90 per 170 chili, oggi è diventato un bersaglio facile, anzi, facilissimo: sfiderei chiunque di noi, anche chi non ha mai tirato con le armi, a mancarlo.
Nativo dii Anagni (FR), luogo storico della provincia laziale, dove il 7 settembre 1303 Sciarra Colonna schiaffeggiò - pare solo moralmente - il pontefice Bonifacio VIII, quando gli viene chiesto del suo soprannome "er Batman" glissa, e risponde che in realtà il suo soprannome è un altro, citando la villa di Anagni in cui si trova: "Er Federale, quanno so' quassù me sento proprio er Federale de Anagni". Roba forte, da pelle d'oca.

Se fosse vivo il grande Federico Fellini, di sicuro l'avrebbe ingaggiato per una parte in uno dei suoi film dove i personaggi più truculenti sono di casa. Magari avrebbe potuto interpretare benissimo, vista la mole e la ganascia insaziabile (non solo verso il cibo), la parte di Trimalcione (o Trimalchione), il famoso personaggio del Satyricon di Petronio, che consuma la sua vita tra lussi e cene, triclini e vomiti per ricominciare a mangiare. Uno che però è stato schiavo, poi è diventato ricchissimo in modo non troppo pulito, che si è comprato la sua attuale condizione di liberto (cioè di schiavo liberato) e tiene nella sala da pranzo un orologio e un suonatore di tromba per ricordarsi di volta in volta quanto ha già consumato della sua vita. Meglio di Fiorito che schiavo nemmeno era e i soldi non gli sono serviti per comprarsi la libertà. Ma chissà in futuro?

A proposito di romani (o burini della provincia), Seneca nel criticare la sregolatezza dei costumi dei suoi contemporanei attribuiva la crisi delle antiche doti morali alla loro frugalità ormai perduta, a quella "parsimonia veterum" che in effetti si riscontra nelle abitudini alimentari primitive, quando i latini si nutrivano soprattutto di Puls: (polenta di grano di farro): "Pulte, non pane, vixisse longo tempore Romanos manifestum".

Capito Fiorito? Magnà tanto fa male, anzi, malissimo, al corpo, alla mente, allarga il giro-vita e accorcia di gran lunga quella vera, di vita.
Ci auguriamo per la sua salute che al possibile regime carcerario che gli potrebbe essere comminato se risultasse penalmente colpevole, ne faccia seguito anche uno alimentare, che ci restituisca Fiorito depurato e rifiorito.

martedì 21 agosto 2012

Il troppo social che fa male alla socialità

Cinque ragazzi e il telefonino, in un giorno d'agosto, in uno stabilimento della costa laziale. Immagine di comunicazione o di solitudine sociale? [Piero Montanari]

sabato 18 agosto 2012 17:06

di Piero Montanari
Mattinata d'estate in uno stabilimento della costa laziale. Mi colpisce un'immagine e per fortuna ho a portata di mano il mio smartphone di ultimissima generazione che fa più cose di quelle che riesco a pensare (ecco svelato il mio gap che evidenzia il deficit d'immaginazione tecnologica).
La foto è inequivocabile, e mi sono sentito per un attimo Cartier - Bresson, genio unico per coglierlo quell'attimo e non farlo fuggire. Cinque ragazzi adolescenti con uno smart in mano che "comunicano" solo attraverso il telefonino senza parlarsi nè guardarsi. Magari si stanno scrivendo cose che potrebbero dirsi a voce, o spedendo una foto di qualcosa che potrebbero vedere insieme in quel momento, chissà.
Una situazione attuale, si potrebbe dire, persino normale oggi, soprattutto tra le nuove generazioni, che mutuano il loro linguaggio e le loro relazioni attraverso vari aggeggi elettronici, dei quali lo smatphone è il re indiscusso, che, forse, permette anche loro di superare timidezze e insicurezze: le parole che non riesco a dirti te le scrivo e ne sto lontano... fine degli odori e delle sensazioni tattili e visive da condividere (se non quelle tattili del telefono).
La rivoluzione tecnologica soprattutto nell'ambito della comunicazione, tra social e telefonia intelligente, che riesce a far scoppiare persino le rivoluzioni, che permette a tutto il mondo di essere in contatto in real time, di fare sesso virtuale, di spedirsi parti del corpo tra innamorati come andare dal pizzicagnolo ("tesoro, fammi tre etti di tette e quattro fettine di sedere,"), che consente a chiunque di riprendere chiunque, fotografare, spedire, cambiare, abbellire imbruttire, e talvolta mortificare. Ebbene, questa facilità estrema di comunicare istanti e sentimenti e rappresentarli senza filtri di sorta, invece di essere il trionfo della comunione tra umani, sembrerebbe proprio il contrario. Come ben mostra questo scatto, in un giorno d'agosto, in uno stabilimento della costa laziale.

sabato 18 agosto 2012

I musicisti pensano diversamente da tutti

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USANO PIÙ DEGLI ALTRI ENTRAMBI GLI EMISFERI CEREBRALI

La mente dei musicisti è diversa

Lo conferma uno studio condotto su un gruppo di studenti del Vanderbilt Blair School of Music

Il violinista jazz Aaron Weinstein (Ap)
Il genio dei grandi della musica classica – ma non solo – fa da sempre sospettare che nella testa dei musicisti ci sia qualcosa di diverso, di speciale. E non sorprende che numerosi neuroscienziati si dedichino allo studio del rapporto tra musica e cervello, nel tentativo di capire come la prima influenzi il secondo, o viceversa. L'ultima analisi condotta sull'argomento fa capo a un gruppo di ricercatori della Vanderbilt University, che tramite la loro indagine sono arrivati a stabilire che la mente dei musicisti professionisti funziona effettivamente in modo diverso da quella di tutti noi.
LO STUDIO – Ciò che è emerso dalla ricerca è che i professionisti delle note, tramite il cosiddetto pensiero divergente– ossia una modalità di pensiero che porta a considerare le cose da punti di vista alternativi, non usuali, e che è ritenuta alla base della creatività – usano entrambi gli emisferi del cervello più di quanto non faccia mediamente un qualsiasi individuo. «Eravamo interessati a comprendere come le persone naturalmente creative si pongono nei confronti di problemi che possono essere risolti al meglio solo pensando fuori dagli schemi. Abbiamo studiato i musicisti perché il pensiero creativo fa parte della loro quotidianità», ha spiegato uno dei ricercatori, Bradley Folley. Lo studio è stato condotto su un gruppo di 20 studenti di musica classica del Vanderbilt Blair School of Music e su altrettanti non musicisti di un corso di psicologia del medesimo istituto.
DESTRA E SINISTRA – Secondo gli scienziati, una possibile spiegazione del perchè l'analisi dell'attività cerebrale dei musicisti abbia evidenziato un elevato utilizzo di entrambi gli emisferi della materia grigia potrebbe risiedere nel fatto che molti di loro devono saper usare le mani in modo indipendente per suonare il proprio strumento, senza contare che devono contemporaneamente leggere i simboli musicali e interpretarli. Ciascuna di queste funzioni è preposta a un lato diverso del cervello: l'abilità dei musicisti è di riuscire a integrare perfettamente le informazioni che giungono da entrambi gli emisferi.

giovedì 29 marzo 2012

Serenata a Fede dalle pagine del Corriere











di Piero Montanari
 
Campeggia su tutte le notizie di cronaca, quella dell'esautorazone di Emilio Fede da Mediaset. Non nascondo un certo piacere sottile nell'apprendere che il prono, schierato, innamorato perso, fazioso, testardo, incrollabile, fedele, pornografico, incazzoso, maschilista, gambler, e un po' "sola" Fede sia stato mandato via dal Tg4, sostituito da Giovanni Toti, direttore responsabile di Studio aperto.

Emilio, il fido amante di Berlusconi, beccato - tra le tante - con la valigetta piena di milioni in svizzera, davanti alla banca, come il peggiore degli spalloni, a nascondere al fisco italiano i suoi risparmiucci. Proprio lui, che a ottant'anni suonati, si aspettava onori dal suo "Padrone", la direzione artistica di Mediaset ed altri incarichi di valore, tanto per passare tranquillamente divertendosi, la sua pensioncina dorata.

Proprio lui, dopo anni di cieca dedizione, spesso sfociata nel ridicolo più cabarettistico che giornalistico, nascondendo le notizie contro il suo Silvio e mostrando solo quelle buone, esempio del peggior giornalismo di bandiera, da raccontare ai nostri nipotini davanti al caminetto, come le cose che non si debbono fare nella vita, col ditino indice che fa "no".

Ebbene, a quest'uomo criticabile per questo e tutte le tante altre cose (conosco persone che hanno avuto con lui pessimi momenti al gioco d'azzardo.) Aldo Grasso, oggi sul Corriere della Sera, concede l'onore delle armi, come fosse un grande e rispettabile "nemico" che perde la sua guerra, e lo rispetta, elogiandolo come giornalista, riconoscendogli vari scoop o conduzioni storiche, come quella della notte fra il 16 e il 17 gennaio 1991, quando scoppiò la guerra del Golfo e, collegato con New York e con Silvia Kramar, diede per primo in tv la notizia dei bombardamenti di Bagdad.

O come quando, sotto la sua direzione, il Tg1 raccontò la tragedia della morte di Alfredino Rampi, a Vermicino, cambiando di fatto l'uso della televisione. Grasso, a questo discutibile giornalista dedica un apologo, stranamente, quando sappiamo bene quanto sia difficile avere una parola di conforto dal caustico Aldo, che sui suoi corsivi corrosivi nella sua rubrica "A fil di Rete" non risparmia bordate a nessuno.

Quindi, in questa ghiotta occasione che avrebbe potuto diventare paradigma della cattiveria del Grande Spauracchio, Grasso stavolta è gentile con Emilio Fede, gli concede le armi e lo saluta con affetto. Chi ci capisce è bravo: o è Bastian Contrario militante o semplicemente patologicamente schizofrenico.

giovedì 15 marzo 2012

Siae, la Serva Padrona



di Piero Montanari
 
Per primi abbiamo iniziato a raccontare, tre mesi fa su queste pagine, che la Siae, a cominciare dal 1 gennaio di quest'anno, ha tolto l'assegno di professionalità ai suoi soci sessantenni i quali, nel corso della loro carriera di Autori, avevano maturato il diritto di percepimento.Unitamente a questo piccolo emolumento di 600 euro mensili lordi, gli Autori percettori (ricordiamo, 1085, ed ora purtroppo 1081 dopo la morte di Fruttero, Bigazzi, Lucio Dalla e Lucia Mannucci dei Cetra) potevano usufruire di una piccola assicurazione-ricovero ospedaliero che forniva loro, a scalare, dei rimborsi per malattia. Niente di che, quindi, se rapportiamo la considerazione e il trattamento che gli Autori anziani hanno in altri paesi europei. Ma questo è un amaro discorso che conoscevamo.I Commissari della Siae - inviati dal governo perchè il suo C.d.A. non era in grado ultimamente di esercitare la normale governance - hanno pensato bene che per risollevare le sorti della Società, avrebbero dovuto (e poi fatto con grande solerzia) togliere la "pensioncina ai vecchietti", piuttosto che creare una gestione virtuosa e risparmiare, magari, su altre emorragie all'interno dell'Ente, come gli alti emolumenti o gli sprechi legati a malagestione. Non tutti però sanno che gli Autori italiani della Siae, dopo un primo momento di forte confusione e sofferenza (moltissimi di loro vivevano con questo piccolo assegno), si sono organizzati in un ricorso al T.A.R. al quale hanno aderito 200 tra i più importanti e significativi tra essi.
Paradosso n.1: la Siae, nata per tutelare gli Autori italiani, le loro Opere e distribuire i diritti maturati dagli stessi (quindi "Serva" a tutti gli effetti) e, come da Statuto, promuovere e dare impulso alla Cultura, come nella famosa opera di Pergolesi, "La Serva Padrona", diventa "Padrona" e si "appropria" momentaneamente dei beni che sono degli Autori per disporne a suo piacimento. Ricordiamo che oltre 92 milioni di euro sono fermi in attesa di conoscere chissà quale destinazione, come gli immobili di proprietà degli Autori, che sono molti e di pregio.
Ma il vaso di Pandora è ormai aperto, e i Mali del Mondo fuoriescono, ogni giorno si parla della Siae, di noi Autori, dei nostri soldi immobilizzati, dei commissari poliziotti (che non è un ossimoro) che tolgono la pensione ai vecchietti, e della piccola-grande rivolta in atto contro questa politica disastrosa e insultante che la Siae sta attuando in questo momento così drammatico contro il suo vero "Padrone", gli Autori Italiani, la sua ragion d'essere.
Paradosso n.2: dobbiamo farci valere - questo è certo - contro questi provvedimenti inconcepibili ma difendere allo stesso tempo strenuamente la Siae. Dagli attacchi di chi la vuole vedere disunita, smembrata, ingestibile ed incapace di difendere i diritti dei suoi Autori.
Ogni giorno proprio noi veniamo depredati della nostra opera dell'ingegno, per un cattivo luogo comune che sta passando come normalità: la creatività non si paga! Conoscete le regole del Web: nulla si paga più, tutto si "scarica": libri, musica, video, film, software, foto, giornali, tutto gratis, tutto per tutti. E chi scrive, gira, compone, pensa, progetta, agisce? Beh, sono problemi suoi, che vuole essere pure pagato col bel lavoro creativo che fa?
Il diritto d'autore è visto dalla maggior parte della gente, ma purtroppo anche dagli operatori dei vari settori dello spettacolo, come un insopportabile balzello!
Ecco perchè siamo stati messi dalla Siae in una posizione orribile e scomodissima: da una parte dobbiamo difendere contro questa Siae i nostri diritti calpestati, dall'altra siamo obbligati a difendere la Siae contro gli attacchi come questi, che vi assicuro sono continui.
Chi pagherà il lavoro degli Autori nel futuro, quando il loro fragile stipendio ricavato attraverso i diritti viene continuamente messo in discussione?
A questo dovrebbero pensare i vertici della Siae, non a penalizzare e mettere in difficoltà i suoi Autori!
Urlerò contro questo paradosso finchè avrò un'oncia di fiato.

domenica 12 febbraio 2012

L'improvvisa morte annunciata di Withney Houston

di Piero Montanari 

A 48 anni muore la grande cantante ed attrice Withney Houston. Il suo corpo è stato trovato senza vita sabato pomeriggio al Beverly Hilton di Beverly Hills, a Los Angeles. L'ufficio stampa della polizia di Beverly Hills ha detto di aver ricevuto alle 15.45 locali una chiamata d'urgenza dall'entourage della cantante e che, giunti all'hotel, gli agenti hanno trovato il corpo di Whitney a terra, già senza vita.
Secondo la Cnn è stato il suo compagno, il cantante Raj Jay, a dare l'allarme. La Houston si trovava a Beverly Hills per partecipare al party per la 54 esima edizione dei Grammy Awards, premio che in passato aveva vinto moltissime volte.

La cantante era da tempo sofferente di una grave forma di depressione, che cercava di combattere con droga e farmaci che non aveva mai smesso di prendere. Entrava ed usciva dagli ospedali per curarsi e negli ultimi anni la sua salute sembrava essere migliorata, tanto da tentare un rilancio, nel 2009, con il nuovo album "I look to you". Poi, nel 2010, una serie di concerti cancellati e un ricovero in ospedale a Parigi, durante il tour europeo, per tornare la scorsa primavera in terapia di disintossicazione.

Convertita all'Islam agli inizi di febbraio, pochi giorni prima di morire, aveva di recente finito di girare "Sparkle", film che racconta la storia di una cantante distrutta dalla droga e dalla gloria, il suo testamento.

Il tormento della grande artista veniva fuori tutto quando cantava. Dotata di una tecnica prodigiosa, ma anche di sensibilità straordinaria, con i suoi fantastici melismi e falsetti intonatissimi, è stata la cantante cui si sono riferite moltissime altre artiste nel mondo: dalla nostra Giorgia, a Mariah Carey, da Christina Aguilera, a Beyonce. Purtroppo Withney va ad arricchire la drammatica fila degli artisti maledetti ed autolesionisti, cui la vita ha regalato un talento infinito e l'incapacità di gestire i tormenti dell'anima.
Ho sempre pensato di lei che dio le avesse toccato la gola con il suo dito.

venerdì 3 febbraio 2012

Celentano, il furbo sciocco.



Polemiche per il compenso di Adriano
Polemiche per il compenso di Adriano

di Piero Montanari
Celentano, come peraltro viene raccontato su queste pagine, ha cercato di mettere a tacere i presunti moralisti per il favoloso compenso pattuito a Sanremo, pensando ad un beau geste che assomiglia, però, più ad un insulto alla povertà, male molto diffuso in questo momento nel Paese. Lui, Adriano, per sua stessa ammissione, è il Re degli Ignoranti. Però si vanta anche di essere molto, molto intelligente' e non ho timore di crederlo. Quindi, dico io, che la usasse la sua intelligenza!

Non ha capito che la devoluzione in beneficenza del suo compenso - mentre oltertutto molti artisti come lui soffrono per la fine ingiusta, voluta con un gesto proditorio, dell'assegno di professionalità della Siae - è una sciocca furbata (passatemi l'ossimoro) che incanta solo gli sprovveduti e le "casalinghe di Voghera" di cui l'Italia è ancora piena, ahinoi.

In questo modo si cerca di tacitare la coscienza di massa (ammesso che esista) per un emolumento che insulta la povertà due volte: la prima nel suo percepimento (350mila euro a sera sono davvero un eccesso, anche se c'è questa tanto sbandierata copertura pubblicitaria) poi nella sua devoluzione a famiglie bisognose, facendo diventare questa cosa una gara tra poveracci che se lo dovrebbero aggiudicare, con il 'placet' dei sindaci che dovrebbero scegliere chi "muore e chi vive" (pollice su, pollice verso).

Davvero un ignobile farsa della quale potevamo fare benissimo a meno!

giovedì 26 gennaio 2012

Siae: lettera ad un autore in disgrazia

di Piero Montanari

Fabio C. è uno scrittore di sessant'anni compiuti. Aveva pubblicato, lavorato e sperato in questo assegno di 600 euro della Siae per tutta la sua vita lavorativa. A giugno lo ha avuto, ma è durata fino a dicembre, una caramella e poi la bastonata sulla nuca. Ora il commissario della Siae Gian Luigi Rondi, i sub commissari e il dg Gaetano Blandini lo hanno tolto, con un colpo di mano, a lui e a tutti i 1.085 soci che avevano maturato questo diritto.

L'altro giorno, ad una riunione di noi autori e compositori l'ho visto quasi piangere: "Ora non ho più nulla di che vivere - mi ha detto - se non ripristinano il fondo!" Questa è per te e Fabio, e per tutti noi.

Caro Fabio,
raccolgo il tuo sfogo e capisco profondamente ciò che provi. Lo so che l'assegno questo mese (e forse anche i futuri, ma ci batteremo perchè non sia così) non appare sul nostro conto, quell'assegno che per molti di noi rappresenta un aiuto fattivo per campare, soprattutto in tempi così difficili (la "perversione" di questo atto della Siae è assoluta ed evidente: tolti i pochi soci ricchissimi, vanno a colpire un segmento che è composto da anziani, poveri, fuori dal mercato del lavoro, con nessuna prospettiva davanti, se non un lento ed inesorabile decalage, un fade-out verso le Grandi Praterie). Lasciano solo la miseria di 150 euro mensili solo ai poverissimi, e cioè chi non raggiunge il tetto di 8 mila euro annui: bella solidarietà a chi ha servito la Cultura del paese!
E so anche che ci sentiamo depredati di un diritto sul quale avevamo fatto conto per tutta la nostra esistenza lavorativa (per 10 anni, ogni anno, facevo domanda per diventare "socio Siae", e il giorno che l'hanno accolta, è stato uno dei miei giorni felici, non solo per la pensione ai 60 anni, ma soprattutto per un senso reale di appartenenza al popolo dei 'lavoratori della cultura'.)

Avevo raggiunto lo scopo che tutti noi abbiamo anelato, iniziando le nostre attività culturali: vivere con il frutto della nostra creatività, e questo, con la qualifica di Socio, ci veniva riconosciuto, anche con un piccolo ma, per i meno ricchi, grande emolumento, fatto di nostre dazioni, e una polizza che si prendeva cura della nostra salute (la salute di un autore è importante, sapete? Se sta bene crea, se sta male no, altro che luoghi comuni beceri, che raccontano di come sia importante la sofferenza come alimento per la creazione: una vera cazzata sesquipedale!)
Tieni duro, Fabio caro.

Esimio Commissario Gian Luigi Rondi, non si faccia influenzare, Lei è un uomo di cultura, l'ho ammirata per tutta la vita, Lei è uno di noi, un Autore, anche e meritevolmente più fortunato di tanti di noi. La preghiamo di tornare sui Suoi passi, ci restituisca il nostro piccolo, grande senso di appartenenza alla Siae ed al mondo di chi fa, vive e muore per la Cultura del Paese!

Premio alla Cultura

PREMI SPECIALI

A BENEMERITI DELLA CULTURA

(Trofeo di Cristallo e Medaglia d’oro del Presidente dell’Ass. Cult. “P. Raffaele Melis O.M.V.”)

Musicista Regista Maestro PIERO MONTANARI
Roma

Premio “Francesco Di Lella”

“Per avere contribuito con la musica e la regia all’evoluzione ed all’affermazione di attori e cantanti di chiara fama nazionale ed internazionale, lasciando un segno vivo nel panorama cinematografico e musicale italiano, senza mai desistere anche in un periodo così difficile ed arduo come l’attuale.”

Firmato Augusto Giordano, Getulio Baldazzi, P.Ezio Bergamo, Rita Tolomeo, Maurizio Pallottí, Domenico Di Lella, Maria Fichera, Gianni Farina, Rita Pietrantoni, Paola Pietrantoni, Domenico Gilio.

Il premio sarà conferito il 13 giugno 2010 alle ore 16 al teatro S. Luca, in via Lorenzo da' Ceri 136 - Roma.

Esce il cofanetto della mitica trasmissione!

Esce il cofanetto della mitica trasmissione!
Finalmente nelle librerie "L&H:2 Teste senza cervello", libro e Dvd con la summa delle puntate migliori e, udite udite, dialoghi ANCHE IN ORIGINALE . Lo abbiamo presentato da MelBookStore il 30 giugno 09. C'era Italo Moscati, persona di straordinaria cultura e spessore umano. Con quella di Giancarlo le due 'memorie' si intersecavano a meraviglia! Due teste con parecchio cervello...SE TI INTERESSA COMPRARLO, CLICCA SULL'IMMAGINE!

Al Parco di S. Sebastiano

Al Parco di S. Sebastiano
Con Guido De Maria e Giancarlo Governi, i padri di SUPERGULP!

Celebriamo SUPERGULP!

Celebriamo SUPERGULP!
Talk Show con Giancalo e Guido al "Roma Vintage Festival", 16 giugno 2009 dedicato allo storico programma Rai

Celebriamo Gabriella Ferri

Celebriamo Gabriella Ferri
Con Giancarlo

...e Rino Gaetano

...e Rino Gaetano
Con Giancarlo

...ancora Rino

...ancora Rino

Con sua sorella Anna Gaetano e Giancarlo

Con sua sorella Anna Gaetano e Giancarlo
In omaggio a Rino, quella sera ho cantato "I love you Maryanna", primo disco di Rino, prodotto da me e da Antonello Venditti nel 1973. Con Rino feci un tour nel 1979. Alla batteria c'era Massimo Buzzi, alle chitarre Nanni Civitenga e Rino e io al basso. Il 'road manager' era Franco Pontecorvi che oggi vive come me sui Castelli Romani e vende occhiali.

Serata Supergulp

Serata Supergulp
Venerdì 17 luglio '09 al Parco S. Sebastiano (Caracalla) all'interno di Roma Vintage, verrà ripetuta la serata dedicata alla genesi del mitico programma televivivo. Parteciperanno Giancarlo Governi, Guido De Maria e Piero Montanari (me stesso...). Appassionati intervenite!

Un giovane promettente...

Un giovane promettente...
Luca, il giorno che si è vestito bene per il suo saggio di pianoforte. Sarà pur vero che "ogni scarrafone è bello a mamma soia", ma ci saranno pure degli scarrafoni universalmente belli, o no?

Maggio 2008: un piacevole incontro

Maggio 2008: un piacevole  incontro
Dopo più di vent'anni ho rivisto l'amico Giorgio Ariani, grande attore e voce ufficiale Italiana di Oliver Hardy (Ollio). Nel 1985 realizzammo la sigla di "2 Teste senza cervello" e Giorgio, con Enzo Garinei (Stanlio) doppiò una marea di film della coppia per i quali realizzai le musiche.

Una gita al "Giardino dei Tarocchi"

Una gita al "Giardino dei Tarocchi"
A Capalbio (Gr.) c'è un posto magico da visitare, con opere d'arte tra ulivi e macchia mediterranea, opera dell'architetta Niky De St. Phalle che ha realizzato in 20 anni un percorso di magnifiche statue ispirate ai Tarocchi, le magiche carte che predicono il futuro...Dato il suo nome, è meta di "sole" e personaggi cosiddetti " taroccati". Wanna Marchi e sua figlia sono state spesso viste aggirarsi tra le magnifiche statue!

Diana Nemi 2007/2008

Diana Nemi 2007/2008
Da sx alto: Samuele, Emanuele, Federico R., Lorenzo, Matteo, Edoardo, il Mister Eugenio Elisei. Sotto:Simone, Luca, Daniele, Valerio, Riccardo, Federico C.

Luca e Pedro 'Piedone' Manfredini

Luca e Pedro 'Piedone' Manfredini
Col mio "idolo" calcistico di ieri

Luca e Francesco Totti

Luca e Francesco Totti
Col suo "idolo" calcistico di oggi

Luca Montanari

Luca Montanari
Il calciatore. Questa stagione, la prima di campionato con i pulcini della "Diana Nemi", è capocannoniere. Ha messo a segno ben 43 reti e tutte senza rigori, ma ventidue su calci piazzati!

Luca Montanari

Luca Montanari
Nel momento della premiazione

Daniele Serafini

Daniele Serafini
La premiazione

A S D Diana Nemi Pulcini '98. Anno 2006 -'07

A S D Diana Nemi Pulcini '98. Anno 2006 -'07
Da sx della foto: Samuele, Matteo, Riccardo,Federico, Wulnet, Carlo, Luca, Daniele. Seduto con il pallone, una vera pestilenza, Federico Rosselli. Dobbiamo dire grazie alla pazienza infinita del Mister Eugenio Elisei, che più volte ha pensato di mollare la squadra e dedicarsi alle missioni in Angola - E' meno faticoso - mi ha detto, disperato, alla fine di un allenamento.

Allenamenti anno 2007-2008

Allenamenti anno 2007-2008
Il mio secondo figlio unico...

Matteo Montanari

Matteo Montanari
Il mio primo figlio unico...

Ado e Sania Montanari

Ado e Sania Montanari
The Peter's Sisters

La Roma tra la "B" e la "A" 1951-1952

La Roma tra la "B" e la "A" 1951-1952
Memmo Montanari (primo a dx nella foto) con i suoi tifosi in una trasferta della Roma. La foto è stata scattata al ritorno da Verona il 22 giugno 1951. Solo dopo quella partita la Roma ebbe la certezza di tornare in serie A

Memmo Montanari, capo dei tifosi, in azione nel suo poderoso incitamento alla squadra.

Memmo Montanari, capo dei tifosi, in azione nel suo poderoso incitamento alla squadra.
Mio padre, che si diceva fosse danaroso, quando morì era povero. Qualcuno nel nostro quartiere Celio racconta ancora che comprava i giocatori alla Roma...

Mio padre al centro dei vip della Roma

Mio padre al centro dei vip della Roma
Ricordo questa foto da sempre. Quella che avevamo in casa aveva un ritocco fatto a mano da non so chi (forse mio padre stesso). Il "pittore" aveva dipinto a tutti pantaloncini da calcio e gambe nude! In quel periodo glorioso nasce il giornale "Il Giallorosso" che contribuì attivamente alla ricostruzione della Roma. Fu fondato da mio padre, Angelo Meschini (capi storici di allora del tifo romanista) e dai fratelli Mario e Peppino Catena (soci della Roma) con la collaborazione dell'avvocato Alberto Saccà, con cui mio padre, nei miei ricordi da piccolo, aveva rapporti conflittuali.

Il Giallorosso

Il Giallorosso
Testata del giornale dei tifosi della Roma fondato da mio padre nel 1952. Ero piccolino e ricordo quel giorno che mi fece vedere le bozze...ricordo la finestra della mia camera sulla Piazza, al civico 4, ed il Colosseo davanti.

Pop & Jazz History

Pop & Jazz History
Sonorizzazione

1970 Pop Maniacs

1970 Pop Maniacs
Qui ci sono anche le musiche di Spyderman e i Fantastici Quattro che feci nel 1977 per Supergulp!

Il Pianeta Totò

Il Pianeta Totò
Fotogramma della sigla di Mario Sasso per la prima trasmissione di Rai 2 sul grande attore. Gli occhi di Totò si muovevano a tempo con una mia tarantella che si trasformava via via in rock sulle note di Malafemmena.

Laurel & Hardy

Laurel & Hardy
Logo originale della trasmissione

Laurel & Hardy

Laurel & Hardy
Un fotogramma della sigla di "Due teste senza cervello". Ci lavorò a lungo il videoartista Mario Sasso, alla SBP di Roma, con Virginia Arati che dipingeva elettronicamente 'frame by frame', con un computer costosissimo della Quantel che si chiamava appunto Paintbox. Credo che questa sigla sia stata la prima in Tv ad essere realizzata con questa straordinaria tecnica.

Il mio recording studio

Il mio recording studio
La regia

studio

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La sala di ripresa

studio

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la regia

studio

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La regia

Il ritorno di Ribot 1991

Il ritorno di Ribot 1991
Uno sceneggiato interpretato dal grande cantante e attore franco-armeno Charles Aznavour e Delia Boccardo, diretto da Pino Passalacqua per Rai1 e Antenne2 con la colonna sonora composta da me.

Processo di famiglia di Nanni Fabbri, 1992 per Rai1

Processo di famiglia di Nanni Fabbri, 1992 per Rai1
Alessandra Martinez, protagonista del film in due puntate con la mia colonna sonora.

Le Gorille

Le Gorille
Serie TV franco anglo italiana che riprende dei film del 1957-58 con Lino Ventura. Il personaggio è Geo Paquet, agente segreto francese, Di questa serie ho musicato 2 episodi, per la regia di Maurizio Lucidi e Duccio Tessari

Top model

Top model
Film con D'Amato

Top model

Top model
Stesso film uscito in Grecia

Top girl

Top girl
Film sequel di D'Amato. Beh, dopo tutte ste top, non poteva mancare la girl!

High finance woman

High finance woman
Altro film di D'Amato con le mie musiche