piero montanari

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L'AUTORE

giovedì 29 dicembre 2011

La misteriosa morte della scimmia di Tarzan












di Piero Montanari
Partecipo volentieri al dibattito che si è aperto proprio in questi giorni su Globalist, riguardo la diffusione che la storica agenzia giornalistica Ansa ha fatto di certe notizie, degne, a detta nostra, dei giornaletti "parrucchierabili" (Chi, Oggi, Tv Sorrisi e Canzoni & Co.). 
La notizia incriminata era la smentita della possibile gravidanza di Barbara "Barbie" Berlusconi con il suo Pato, che ha campeggiato su tutti i quotidiani e che faceva seguito ad un'altra storia gossipara, la nascita - questa vera - del figlio di Ruby Rubacuori.
Ricordo di averne parlato proprio su Globalist scherzandoci su, perché ci appartiene meno il desiderio di sapere delle stronzate esistenziali dei personaggi di genere vip, che incrementano la loro fama per scopi autopromozionali con le loro balordaggini. Insomma, notizie buone per alimentare i nostri chissene frega quotidiani.
Però sono ancora obbligato a parlare di un'altra di queste storie che poco incidono sulla vita della gente ma che da un paio di giorni tutti i giornali riportano: la morte di Cita - ricordate? - la famosissima scimmia di Tarzan. Parliamo dello scimpanzè più noto al mondo, che tra gli anni '30 e "40, interpretò 6 film per la MGM, sull'indimenticabile eroe di E. R. Burroughs, che il campione di nuoto Johnny Weissmuller rese il più famoso Tarzan della storia.
Fin qui tutto bene anzi, povera Cita (o Cheetah per gli anglosassoni) - ho pensato - te ne sei andata anche tu, e proprio il giorno di Natale, come Bocca.
Il ricordo è subito balzato a quando, da bambino, andavo al cinema Colosseo, la mia tv dell'epoca, e mi divertivo tantissimo con le scenette comiche che Cita recitava con Tarzan.
Smentita clamorosa di oggi, sui giornali, è che molti hanno espresso il dubbio sulla morte della scimmia, in quanto Cita, da bravo scimpanzè, non avrebbe potuto vivere che quarant'anni al massimo. Dunque Cita, che recitava 80 anni fa, deve essere morta da più tempo e la notizia è chiaramente fasulla.
Di questa storia se n'è occupato perfino il prestigioso Washington Post, (quello dello scandalo Watergate) attraverso una sua firma importante, R.D. Rosen, il quale dubita della morte di Cita e persino della sua identità reale, sostenendo che non poteva essere la stessa protagonista di tutti quei film e che le scimmie erano diverse tra loro (vai a riconoscerle?): "La scimmia da tutti identificata come Cita è nata in realtà tra il 1960 e il 1961 e chiaramente non può essere la stessa dei film del '32", sostiene Rosen e noi, chissene frega, ce lo mettiamo tutto.

sabato 24 dicembre 2011

Perchè a Natale facciamo fatica



 

di Piero Montanari

Se le feste di Natale venissero due volte l'anno, sarei morto da un pezzo o, almeno, avrei vissuto la metà dei miei anni, viste le abbuffate passate - delle quali porto ancora le conseguenze - e quelle che mi aspettano minacciose dietro l'angolo. Mentre i miei trigliceridi si fregano le mani soddisfatti e il colesterolo stappa una bottiglia di Cristal Rosè Louis Roederer (500 euro all'ingrosso), anch'io vittima consapevole della tradizione, sono in attesa del cenone con i parenti iper-mandibolati, e del pranzo e della cena del 25, e dei pranzi e delle cene che nei prossimi giorni attenteranno definitivamente alla mia misera esistenza.
La butto giù troppo dura? Forse, ma il ricordo dei passati Natali di quando ero un bimbo - direbbe Sordi - mi assalgono in un tourbillon di pensieri carichi di nostalgia e di visioni care. Mentre mi asciugo una lacrimuccia virtuale, cerco di capire cosa ha peggiorato nel corso della vita, la mia visione delle feste più attese, quando, tanto tempo fa, ci si ritrovava a condividerle con estremo piacere all'interno della famiglia.
Poi l'ho capito, ma non dopo aver letto "La morte della famiglia" di David Cooper (ricordate, lo psichiatra "marxista esistenziale" degli anni '70?) anche se la lettura di quel libro, responsabile di una marea di divorzi 40 anni fa, diede uno scossone niente male alla mie certezze già vacillanti.
Una di queste si alimentava del luogo comune "Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi" che già mi procurava orticarie ai primi vagiti della mia coscienza giovanile, ma che subito rifiutai da adulto.
Perché con i miei, chi lo ha detto? E se me ne voglio andare in giro per il mondo a Natale e non a Pasqua? A chi devo rendere conto? Feste comandate, e chi le comanda, la religione, la Chiesa?
Acrimonie giovanili, sospinte dalla scadenza ineluttabile degli avvenimenti, cui il Natale - Santo o non santo - fa fede.
Oggi, se non fosse per le abbuffate esiziali, neanche varrebbe più la pena di ribellarsi al Natale, tanto sei perdente, vince quasi sempre lui, non ostante le crisi economiche e quelle esistenziali, col codazzo di sensi di colpa che si trascina dietro, la "conta" degli affetti, di chi ci vuole bene e a chi, questo benedetto bene, rivolgiamo.
Buon Natale a tutti, comunque sia, però io faccio fatica.

giovedì 22 dicembre 2011

Cassano, il calciatore con un cecio in testa

Una delle tante cassanate
Una delle tante cassanate 
 
di Piero Montanari
 
Ad Antonio Cassano gli si vuole bene, soprattutto dopo la brutta avventura di salute capitatagli all'Aeroporto di Milano-Malpensa al ritorno di una trasferta col Milan: la leggera ischemia e l'operazione seguita per chiudergli un buchetto nel cuore, fecero temere per il suo futuro di calciatore e soprattutto di uomo.
Abbiamo pensato anche che, come spessissimo accade dopo penose situazioni come questa, l'incidente avesse potuto, in qualche modo, cambiare il senso etico e morale della sua vita. Non che ci aspettassimo un futuro Cassano francescano, convertito sull'autostrada per Damasco, stile Paoletto Brosio o Claudia Koll - per intenderci -, tra Madonne di Medugorjee e campi di calcio. Questo no, ma che aggredisse una coppia di giornalisti di Telenord nella fase convalescente, questo proprio non lo potevamo immaginare.

E' successo ieri quando, casualmente, è stato avvicinato da due malcapitati cronisti della tv genovese che erano vicino la sua abitazione e stavano - a detta loro - soltanto registrando un sondaggio. Una giornalista del gruppo ha provato a spiegare al rossonero che lei e il suo collega non erano assolutamente interessati a lui, ma ad Antonio - more solito - le spiegazioni non sono bastate, gli è partita la testa ed ha iniziato ad insultarli e a dare spintoni al povero cameraman che, oltre tutto dichiarava, spaventato da tanta veemenza, la sua assoluta fede sampdoriana, cercando di placare l'Antonio Furioso.

Il tutto accadeva davanti agli occhi di alcuni testimoni in un bar, che hanno addirittura cercato di aiutare i poveri giornalisti di Telenord togliendoli dalle grinfie del calciatore barese.

Proviamo a capire cosa sta succedendo a Cassano: Antonio, lo si sa, non è nuovo ad episodi di intemperanza ed intolleranza, sul campo e fuori dal campo di calcio. Sappiamo tutti di quale brutto carattere sia dotato, in netto contrasto col suo straordinario talento calcistico che, se fosse stato sostenuto da un cervello pensante, avrebbe portato il giocatore rossonero a misurarsi con i più grandi calciatori della storia, non c'è ombra di dubbio.

La seconda considerazione è molto confortante e ci rassicura, e cioè che Cassano sta benissimo, ha riacquistato le forze, l'ischemia non lo ha minimamente cambiato, non ha intaccato assolutamente il suo cervello ed il suo stato mentale: due erano i neuroni in dotazione e due sono rimasti.
Speriamo di rivederlo presto sul campo e buon Natale, caro Antonio.

E chissene frega della nipote di Mubarak!

di Piero Montanari
Diciamoci la verità: era o non era la notizia che tutti aspettavamo con ansia? Ebbene, dopo travagliati mesi nove, è venuta al mondo, ignara di ciò che la circonda, la piccola Sofia, figlia di Karima El Marhoug, più nota come Ruby Rubacuori, ancor più nota come la sedicente nipotina dell' ex presidente egiziano Mubarak, ma notissima soprattutto per essere stata una delle amichette di un altro grande ex presidente, il "priapico" Silvio Berlusconi.

Ruby, di certo, è stata la più scomoda e la più intemperante delle escortine di Silvio, tant'è che l' ex Pres dovette chiamare, come tutti sanno, la questura di Milano personalmente per farsela restituire, incaricando del ritiro un'altra sua protetta e beneficiata, la consigliera comunale Nicole Minetti. Ma questa è storia vecchia e il procedimento per far luce sull'accaduto è appena iniziato.

Quello che invece tutti i notiziari riportano è il parto di Ruby così descritto: "All'Ospedale Villa Scassi di Genova Ruby è diventata mamma: è nata Sofia Aida. La piccola, figlia della marocchina e del compagno Luca Risso, sta bene, pesa kg. 3,560 ed è la gioia del papà" - il quale aggiunge - "La mia felicità è indescrivibile. Per adesso non si capisce a chi assomiglia di più. Speriamo che assomigli più a lei, che sia bella come Ruby ma che, magari come cervello, prenda un po' di più il mio." Capito? Praticamente dà della decerebrata alla compagna. Belle parole d'amore per la neomamma.

Ma perché dare tanto risalto a questo genere di notizie, mentre ci si sbrana per l'articolo 18, si prega per un posto di lavoro decente, una meritata pensione che non arriva, con l'incombenza del Natale e i soldi che mancano, il futuro carico di incertezze?
Perché è il Nulla che trionfa, che si insinua serpeggiante nelle spire del malcontento generale e lo anestetizza quel tanto che serve per riprendere fiato. E' Ruby che partorisce, è Cicciolina sessantenne con la tetta di fuori da Alfonso Signorini/a al programma tv Kalispera, che in greco significa buonasera (ma dde che?), col solito parterre de gran guignol, solite mostruosità televisive trite e ritrite. Non si augura la morte a nessuno, ma al programma di Signorini/a si, e pure veloce. Tanto gli ascolti non l'hanno premiato. Se credete in dio, sta accadendo: Cinepanettone flop, Grande Fratello, flop, Kalispera flop. Bella onomatopea, flop, flop, flop.

Signorini/a meriterebbe un discorso a parte: oltre a condurre il succitato programma televisivo ed essere, praticamente, in ogni dove come ospite, è il re indiscusso del gossip alla milanese, dirige tutto lui, Tv Sorrisi e Canzoni e Chi, due settimanali di forte tiratura e di bassissima qualità. Chi, soprattutto, vive sulle "paparazzate" e le indiscrezioni rimestando nella merda del vippaio nostrano. Uno basta che appaia una volta in tv e faccia un rutto, conquista subito di diritto la prima pagina di Chi.

Solo a sentirlo parlare, Signorini/a ti fa venire l'orticaria. E' la caricatura esasperata di una specie di femminino che non è ancora presente sul pianeta. E pensare che ha dietro una laurea in filologia medioevale ed è stato insegnante di latino.
Una fine ingloriosa davvero.

lunedì 19 dicembre 2011

Genesi e morte del Cinepanettone

di Piero Montanari 

Piccola storia del "Cinepanettone" termine spregiativo coniato dalla critica negli anni '80, quando il produttore Aurelio De Laurentiis commissionò, dopo il successo di "Sapore di mare", un film dello stesso tipo e con le stesse gag agli stessi registi, ma ambientato sulla neve e di clima natalizio.
I registi erano i due fratelli Vanzina e il film, girato per l'appunto a Cortina d'Ampezzo, era proprio quel famoso "Vacanze di Natale" del 1983 al quale seguirono gli altri numeri: Vacanze di Natale '91, Vacanze di Natale '95, Vacanze di Natale 2000, intervallati da altri film di genere, girati da Neri Parenti, il regista responsabile dell'ultimo "Vacanze di Natale a Cortina" che, alla resa dei conti, chiude il cerchio dei cinepanettoni.

Quindi, a conti fatti, sono 28 anni di film di Natale tra Boldi - De Sica, Boldi da solo, De Sica da solo, (poiché, in seguito, hanno deciso di chiudere la premiata coppia e fare i cinepanettoni ognuno per sè), poi De Sica con Sabrina Ferilli, fino a questo inevitabile, per consunzione, flop dell'ultimo film che, come tutti sanno, ha ridotto di un terzo gli incassi, passando da 500 mila a 236.696 spettatori, con appena 1.623.291 euro ai numerosi botteghini, perchè le copie distribuite sono state 750.

Sospendo il giudizio sulla qualità di questi film natalizi, perché di qualità non si può parlare, non ce n'è assolutamente mai stata e non era, forse, neanche richiesta. Il loro scopo è sempre stato quello di produrre degli incassi e far lavorare le maestranze del carrozzone cinematografico, da sempre in crisi.

Un tempo i film di serie "B" o cosiddetti film "di genere", mantenevano il cinema italiano, servivano ad alimentare l' "altro Cinema", quello importante, quello degli Autori, dei Pasolini, dei Fellini, dei Visconti e Co. Lo stesso accadeva per la musica: si producevano canzonette per reperire soldi a fin di bene e finanziare la musica dei cantautori, considerata più importante.
Questa abitudine è andata via via perdendo il suo significato più nobile, se così si può dire, e il cinepanettone è rimasto un orrore fine a sé stesso, esempio di solitudine cinematografica, ultimo baluardo del cinema di serie "B" che non ha più senso di esistere, prova ne è l'indebolirsi del consenso popolare, con la diserzione da parte del pubblico delle sale dove viene proiettato.

L'analisi ci porta inevitabilmente e col sorriso sulle labbra, ad un altro flop, quello del Grande Fratello, ormai arrivato - è opinabile - a chiudere i portoni della Casa, avendo realizzato il minimo storico di audience televisiva.

Quando il GF apparve per la prima volta su Canale 5, undici anni fa, fu facile per noi tutti capire che la televisione non sarebbe più stata quella che conoscevamo. Un insulso pollaio di personaggi coatti all'interno di una casa, col compito di eliminarsi a vicenda per vincere una somma finale.
Odi, amori, passioni, becerume e squallore umano spiattellati davanti alle telecamere H24 con noi a sbirciare dal buco: una vera patologia di massa, una malattia che nemmeno George Orwell nel suo 1984 avrebbe potuto immaginare.

GF e Cinepanettone: stiamo forse assistendo alla fine di questi due totem dell'insipienza cine-televisiva, piuttosto perniciosi perché fatti passare per spettacoli innocui e leggeri.
Non illudiamoci di una improvvisa crescita culturale del Paese. Però mi pare un buon inizio.

sabato 17 dicembre 2011

Zeffirelli: "L'ho dato via per la carriera"


 Il regista in una recente foto

di Piero Montanari
I tempi sono quelli che sono, difficili e duri. Le notizie dei sacrifici imposti dal governo rimbalzano sulle prime di tutti i giornali e in televisione non si parla d'altro. Anche la gente in giro, sui tram e nei negozi non ancora presi d'assalto per i regali di Natale, sembra aver perso il sorriso e la fiducia nel futuro.
Quand'ecco una notizia battuta su tutti i quotidiani ed i network online, balza a rubarmi, prima un sorriso, poi una crisi irrefrenabile d'ilarità: "Zeffirelli, carriera senza rimorsi: ho dato il culo per fare carriera". Incredulo leggo l'approfondimento: "ll regista icona del cinema e della lirica si racconta a Vanity Fair senza freni e inibizioni. Dall'amore con Visconti al successo".

Il regista catto-cattolico e senatore pidiellino, prosegue poi nel racconto di sé (cosa che lo fa assolutamente sdilinguire) parlando senza inibizioni (non l'avrei detto) del suo amore per Luchino Visconti del quale era stato aiuto regista ai tempi di Senso e La terra trema. Senti senti:
"Con tutti i suoi difetti, tra cui l'essere stronzo - racconta il regista - era bellissimo e fascinoso, potente. Sconvolse anche Coco Chanel". E ad un giornalista che gli chiese perché portasse il bastone, riferì: "Sono caduto da cavallo. Stavo facendo l'amore con un fantino e poichè mi piacciono le cose complicate, siamo andati al galoppo. E così siamo caduti..."

Ma la vera chicca da non perdere è quello che "Zeffirella" (così lo chiama Dagospia) disse una sera da Piero Chiambretti: "Io sono una gran troia, andrei a letto con tutti, anche con Silvio Berlusconi, ma lui non ci sta purtroppo. E' tutto d'un pezzo".

Bene, ecco la notizia che cercavo. Il mio umore è risalito di colpo quando mi sono immaginato, invece, che Berlusconi avesse accettato l'intrigo con Zeffirelli e li ho pensati tra gli scricchiolii della rete e quelli inevitabili dell'ossatura fragile. Una scena un po' forte, forse, e mi scuso per averla evocata, ma non priva di suggestione.

Concludo dicendo che Franco Zeffirelli avrà pure dato via il suo 'B side' per far carriera, ma poi l'ha rivoluto indietro tutta la vita con gli interessi.
A proposito di lati "B", a presto una retro-spettiva dell'autore.

giovedì 15 dicembre 2011

La A.S. Roma alla cena delle beffe







 






di Piero Montanari

Strano momento per la A.S. Roma, culminato nella beffarda cena di Natale
organizzata dalla Societa al Maxxi, il bellissimo museo nazionale delle Arti, nel quartiere Flaminio della capitale. 
Osvaldo, l'incazzoso per non parteciparvi, s'inventa la scusa più banale, stile "maestra m'è morta mi nonna". Ha raccontato che doveva restare a casa al capezzale della figlioletta febbricitante. Vabbeh, un'altra non gli è venuta in mente?
Speriamo che non sia il 'Bacillus Cassanus' che circola negli spogliatoi. Ogni tanto qualcuno si infetta. 
Il presidente Thomas Di Benedetto, zio Tom, ha bevuto champagne con bollicine amare, dopo essere stato messo in minoranza dall'ultimo consiglio d'amministrazione, ora virtualmente nel pugno del maggior azionista della nuova Roma, Mr. James Pallotta, che sale e fa eleggere due dei suoi, Mark Pannes e Brian Klein. Il primo è il direttore del fondo gestito da Pallotta, il secondo riveste il ruolo di capo esecutivo della U.S. Soccer Fondation, ente che si occupa della promozione del calcio negli Stati Uniti. Zio Tom resta il Presidente di facciata. 
I risultati della squadra che non arrivano, un punto nelle ultime tre partite, una classifica da "Rometta", lo spauracchio di tutti i tifosi che hanno dovuto navigare per anni in mezzo alla classifica più deprimente, quella tra la parte destra e sinistra del tabellone, prima dell'avvento dei Sensi e di allenatori come Eriksson, Capello, Spalletti, che avevano rilanciato la Roma tra le squadre più forti del campionato e non solo. 
Luis Enrique Martínez García, da Gijon, Spagna, che è arrivato qui con un'idea di calcio e la ripropone sia che giochi col Roccacannuccia F.C., sia che incontri Juve, Real, Barça e cannoni di questo calibro. Coerente, si potrebbe dire, col progetto che ha in mente. Rigido, potrei aggiungere: le squadre non sono tutte uguali. Ma i tifosi, nella stragrande maggioranza, hanno deciso di dargli credito, fino alla prossima sconfitta, aggiungo io poi parte la contestatio. Il calcio nel Belpaese va così. 
Totti contestato dai suoi tifosi ha minacciato di volersene andare via, e poi ha ritrattato: "Se il problema della Roma sono io - ha detto il capitano - ci penseremo. Non parlo né della società, né del mister, né dei compagni. Mi spiace solo sentire alcune dichiarazioni dei tifosi romanisti nei miei confronti". Poi a fine serata, come detto, corregge il tiro: "Resto alla Roma".
Tutto perché è stato contestato da tifosi sicuramente romanisti (per stessa ammissione di Totti) a causa del rigore sbagliato nella partita contro la Juve.  
I tifosi romanisti: strana genia i tifosi in generale, e quelli viscerali della Roma non fanno eccezione. Contestano Totti per un rigore sbagliato? (lo so, avrebbe cambiato la partita e la Roma, con tutta probabilità, avrebbe vinto). Ma Totti è un calciatore straordinario, una delle ultime "bandiere" del calcio, una vita dedicata alla sua squadra del cuore, ha attraversato e fatto sognare almeno tre generazioni di romanisti: ecco i suoi record, per i tifosetti di memoria corta:
Nel campionato di Serie A ha collezionato 480 presenze (15° class. presenze) e 207 reti (5° class. marcature, 3° tra i bomber italiani di sempre, 1° tra i giocatori ancora in attività); entrambe le statistiche sono record assoluti nella storia della Roma. È inoltre al secondo posto nella classifica delle reti segnate con la stessa squadra nel campionato italiano (207 reti); meglio di lui solo Gunnar Nordahl (210 reti) con il Milan. Con 618 gare e 262 reti complessive è il calciatore che in assoluto ha giocato più partite ed ha segnato più gol con la maglia giallorossa. Con 88 presenze e 37 reti segnate è il giocatore romanista più presente e prolifico di sempre nelle coppe europee. Con 33 gare disputate è il primatista di presenze nel derby di Roma. 
Concludo con una barzelletta surreale, ma che rende l'dea. Campionato mondiale delle "scopate", finalista un tizio, il più forte, evidentemente, che tenta di superare il record di 1.000. Pubblico da finale, inizia la performance, il tizio si dà da fare, ma alla 999sima copula si affloscia esausto sul terreno. E dalla curva, nel silenzio, si alza una voce: "A frocioooo!!!"

sabato 10 dicembre 2011

La rivincita di Checco Zalone


di Piero Montanari

Resto Umile World Show di Checco Zalone, ieri alla sua seconda puntata su Canale 5, non è riuscito a bissare gli ascolti della prima e chiude con un calo di 4 punti di share e circa 5 milioni di spettatori, uno in meno della volta scorsa. Certo, come risposta a Fiorello mi è parsa debole davvero, però già dal titolo dello spettacolo si evince un understatement che fa tenerezza, tutto sommato.
La prima puntata si era portata dietro un coro di critiche a causa delle volgarità delle quali viene accusato il comico barese, soprattutto per la sua imitazione di "zio Michè" Michele Misseri (a me quanto mi urta 'sto modo affettuoso di chiamare quest'uomo, accusato di efferatezze inenarrabili) trovata alquanto inopportuna, data la storia che si porta dietro.
Sospendo il giudizio sulle presunte o reali volgarità di Checco, che però, ricordo, sono il succo della sua comicità, partendo proprio dal nome d'arte che si è scelto: infatti in dialetto barese, equivale all'espressione "che cozzalone!", che significa "che volgarone!". Lui in realtà ha un nome molto più tranquillo, Luca Pasquale Medici, e pure una laurea in giurisprudenza che ci regalano sicuramente un personaggio molto lontano da quello che interpreta.
Checco non è una novità nel panorama dei comici italiani, tanti prima di lui hanno usato il dialetto, gli sfondoni grammaticali, i doppi sensi sul sesso. Tutto l'avanspettacolo, palestrona di serie B dei grandi come Totò, Fabrizi, Macario, Rascel e tanti altri, si basava proprio sui questi meccanismi della comicità. Ma Checco ha condito il tutto con sapienza e umiltà, vera o presunta, che gli derivano probabilmente dalla qualità della sua formazione culturale. Piace, è vero, perché dice parolacce, però le dice in maniera lieve e meno volgare di tanti, e si capisce che scherza col pubblico in un gioco di "lo so che voi sapete che io non sono così."
Ieri, forse in seguito alle accuse di volgarità che gli hanno mosso, ha invitato Al Jarreau, uno dei cantanti di Jazz (ma non solo) più straordinari del '900, ed insieme hanno interpretato un famoso brano composto dall'eccelso pianista Cick Corea, Spain, dall'Lp "Ligh as a Feather" del 1972. Checco mi ha davvero impressionato, suonando benissimo, improvvisando al piano con maestria e soprattutto non sfigurando accanto al suo grandissimo ospite.
Forse non ha, come si dice, chiuso la bocca alle critiche, forse al piano non vale un dito di Stefano Bollani, e sul palco neanche una gamba di Fiorello, ma ha mostrato di essere comunque un artista a tutto tondo.

sabato 3 dicembre 2011

Il Beatle che faceva piangere la sua chitarra





di Piero Montanari

Dieci anni fa il 29 novembre 2001, per un tumore al cervello, moriva George Harrison, il "quiet Beatle" il Beatle tranquillo, come veniva chiamato dai fan.
Era la chitarra solista dei Fab Four, quella che disegnava le melodie negli intervalli del canto. Ho sempre pensato che non fosse tecnicamente un eccelso chitarrista ma, come per Ringo con la batteria, con un bel suono, semplice e pulito, con le linee melodiche intelligenti ed alcuni "assolo" da antologia, come quello, solo per citarne uno, della sua "Something", una delle più belle canzoni d'amore mai scritte.
 A George - come per Ringo - non era dato scrivere brani per il gruppo (a questo pensavano mirabilmente John e Paul), tuttavia ne compose 22, tra i quali While My Guitar Gently Weeps, Here Comes the Sun e quindi la splendida Something, che di certo segnò il suo apice massimo.
 Fu il primo dei Beatles ad interessarsi alla cultura indiana, molto in voga a quel tempo, tanto da coinvolgere anche il resto del gruppo, trascinandolo in India a meditare con il Santone Maharishi Mahesh Yogi.
Iniziò a studiare il Sitar - la chitarra classica monotonale indiana - con un altro grande maestro, Ravi Shankar e probabilmente fu proprio a seguito di ciò che il gruppo prese la rotta per le Indie.
 In realtà George non abbandonò mai più questa sua religiosità e il suo cammino spirituale. Spesso ripeteva: "Tutto può attendere, non la ricerca di Dio e amatevi l'un l'altro" ed ancora, esercitando la modestia dei grandi: "Nell'insieme non avrebbe proprio importanza se non avessimo mai fatto dischi o cantato una canzone. Non è importante quello. Quando muori avrai bisogno di una guida spirituale e di una conoscenza interiore che vada oltre i confini del mondo fisico. Con queste premesse direi che non ha molta importanza se sei il re di un paese, il sultano del Brunei o uno dei favolosi Beatles; conta quello che hai dentro. Alcune delle migliori canzoni che conosco sono quelle che non ho scritto ancora, e non ha neppure importanza se non le scriverò mai perché sono un niente se paragonate al Grande Quadro".
Deve essergli stata di grande aiuto la sua spiritualità, quel giorno a Los Angeles, nella villa di Ringo Starr a Beverly Hills, quando ha avvertito che stava per raggiungere il suo Krishna, a 58 anni, confortato dai suoi amici e dalla sua seconda amatissima moglie Olivia.
Per 10 anni, dal 1960 al 1970, con oltre un miliardo di dischi venduti, era stato e "il più grande e famoso chitarrista del mondo", all'interno di quella straordinaria ed irripetibile meteora che furono "The Beatles".

venerdì 2 dicembre 2011

Mi mandava Rai 3

Edoardo Camurri è il conduttore di Mi manda Rai3





 

di Piero Montanari

Alla Rai fanno sul serio, altro che servizio pubblico! Si chiude "Mi manda Rai3". La trasmissione dei consumatori incazzati, in onda dal 1990 praticamente senza soluzione di continuità, tira giù le serrande per mancanza di ascolti. L'ultima puntata ha realizzato uno share da film espressionista tedesco alle due del mattino: 2,48% con 738mila spettatori.
Il direttore Antonio di Bella, in una nota apparsa oggi, ci ammannisce le solite parole di circostanza che si dicono ai funerali dei programmi televisivi, in questo periodo sempre più frequenti: "Desidero comunque ringraziare curatori, autori e conduttori per l'impegno profuso in questa edizione ma il nostro sforzo comune non è riuscito a catalizzare l'interesse del pubblico. Non possiamo che prenderne atto. Siamo già al lavoro per strutturare nuove offerte editoriali in queste e altre fasce d'ascolto".
Ecco fatto, segata la vecchia trasmissione lanciata da Antonio Lubrano nel lontano 1991, che aveva di sicuro un appeal molto più forte di ora. La frase storica che il conduttore napoletano pronunciava a tormentone: a questo punto la domanda sorge spontanea, divenne subito famosa, e un luogo comune che ancora oggi, dopo vent'anni, si sente dire in giro.
Mi Manda si avvaleva di autori esperti quali Anna Tortora e Bruno Voglino e di ospiti-consulenti in studio quali la supercolorata Anna Bartolini e l'arruffato professore Ugo Ruffolo, che più calabrese non si sarebbe potuto, ed era un appuntamento che tutto sommato faceva simpatia, con i tanti ospiti incazzati e le loro storie che la gente a casa poteva riconoscere come proprie. E poi le conduzioni che si sono avvicendate negli anni: i napoletani veraci Lubrano e Luigi Necco, poi Piero Marrazzo che l'ha tenuta per più di otto anni, l'eccessivamente ridanciano Andrea Vianello per sei anni e l'ultimo, Edoardo Camurri, secondo chi scrive uno dei migliori, che ha anche tentato di imprimere alla trasmissione nuove modalità ed argomenti più attuali.
Ma gli ascolti sono andati giù vorticosamente, da aprile fino ad oggi si sono dimezzati, e lo share è diventato un terzo.
Tocca al solito Di Bella - che già l'aveva fatto - pronunciare l'ultimo amen di Mi manda Rai 3.
Chi ci difenderà ora?

Premio alla Cultura

PREMI SPECIALI

A BENEMERITI DELLA CULTURA

(Trofeo di Cristallo e Medaglia d’oro del Presidente dell’Ass. Cult. “P. Raffaele Melis O.M.V.”)

Musicista Regista Maestro PIERO MONTANARI
Roma

Premio “Francesco Di Lella”

“Per avere contribuito con la musica e la regia all’evoluzione ed all’affermazione di attori e cantanti di chiara fama nazionale ed internazionale, lasciando un segno vivo nel panorama cinematografico e musicale italiano, senza mai desistere anche in un periodo così difficile ed arduo come l’attuale.”

Firmato Augusto Giordano, Getulio Baldazzi, P.Ezio Bergamo, Rita Tolomeo, Maurizio Pallottí, Domenico Di Lella, Maria Fichera, Gianni Farina, Rita Pietrantoni, Paola Pietrantoni, Domenico Gilio.

Il premio sarà conferito il 13 giugno 2010 alle ore 16 al teatro S. Luca, in via Lorenzo da' Ceri 136 - Roma.

Esce il cofanetto della mitica trasmissione!

Esce il cofanetto della mitica trasmissione!
Finalmente nelle librerie "L&H:2 Teste senza cervello", libro e Dvd con la summa delle puntate migliori e, udite udite, dialoghi ANCHE IN ORIGINALE . Lo abbiamo presentato da MelBookStore il 30 giugno 09. C'era Italo Moscati, persona di straordinaria cultura e spessore umano. Con quella di Giancarlo le due 'memorie' si intersecavano a meraviglia! Due teste con parecchio cervello...SE TI INTERESSA COMPRARLO, CLICCA SULL'IMMAGINE!

Al Parco di S. Sebastiano

Al Parco di S. Sebastiano
Con Guido De Maria e Giancarlo Governi, i padri di SUPERGULP!

Celebriamo SUPERGULP!

Celebriamo SUPERGULP!
Talk Show con Giancalo e Guido al "Roma Vintage Festival", 16 giugno 2009 dedicato allo storico programma Rai

Celebriamo Gabriella Ferri

Celebriamo Gabriella Ferri
Con Giancarlo

...e Rino Gaetano

...e Rino Gaetano
Con Giancarlo

...ancora Rino

...ancora Rino

Con sua sorella Anna Gaetano e Giancarlo

Con sua sorella Anna Gaetano e Giancarlo
In omaggio a Rino, quella sera ho cantato "I love you Maryanna", primo disco di Rino, prodotto da me e da Antonello Venditti nel 1973. Con Rino feci un tour nel 1979. Alla batteria c'era Massimo Buzzi, alle chitarre Nanni Civitenga e Rino e io al basso. Il 'road manager' era Franco Pontecorvi che oggi vive come me sui Castelli Romani e vende occhiali.

Serata Supergulp

Serata Supergulp
Venerdì 17 luglio '09 al Parco S. Sebastiano (Caracalla) all'interno di Roma Vintage, verrà ripetuta la serata dedicata alla genesi del mitico programma televivivo. Parteciperanno Giancarlo Governi, Guido De Maria e Piero Montanari (me stesso...). Appassionati intervenite!

Un giovane promettente...

Un giovane promettente...
Luca, il giorno che si è vestito bene per il suo saggio di pianoforte. Sarà pur vero che "ogni scarrafone è bello a mamma soia", ma ci saranno pure degli scarrafoni universalmente belli, o no?

Maggio 2008: un piacevole incontro

Maggio 2008: un piacevole  incontro
Dopo più di vent'anni ho rivisto l'amico Giorgio Ariani, grande attore e voce ufficiale Italiana di Oliver Hardy (Ollio). Nel 1985 realizzammo la sigla di "2 Teste senza cervello" e Giorgio, con Enzo Garinei (Stanlio) doppiò una marea di film della coppia per i quali realizzai le musiche.

Una gita al "Giardino dei Tarocchi"

Una gita al "Giardino dei Tarocchi"
A Capalbio (Gr.) c'è un posto magico da visitare, con opere d'arte tra ulivi e macchia mediterranea, opera dell'architetta Niky De St. Phalle che ha realizzato in 20 anni un percorso di magnifiche statue ispirate ai Tarocchi, le magiche carte che predicono il futuro...Dato il suo nome, è meta di "sole" e personaggi cosiddetti " taroccati". Wanna Marchi e sua figlia sono state spesso viste aggirarsi tra le magnifiche statue!

Diana Nemi 2007/2008

Diana Nemi 2007/2008
Da sx alto: Samuele, Emanuele, Federico R., Lorenzo, Matteo, Edoardo, il Mister Eugenio Elisei. Sotto:Simone, Luca, Daniele, Valerio, Riccardo, Federico C.

Luca e Pedro 'Piedone' Manfredini

Luca e Pedro 'Piedone' Manfredini
Col mio "idolo" calcistico di ieri

Luca e Francesco Totti

Luca e Francesco Totti
Col suo "idolo" calcistico di oggi

Luca Montanari

Luca Montanari
Il calciatore. Questa stagione, la prima di campionato con i pulcini della "Diana Nemi", è capocannoniere. Ha messo a segno ben 43 reti e tutte senza rigori, ma ventidue su calci piazzati!

Luca Montanari

Luca Montanari
Nel momento della premiazione

Daniele Serafini

Daniele Serafini
La premiazione

A S D Diana Nemi Pulcini '98. Anno 2006 -'07

A S D Diana Nemi Pulcini '98. Anno 2006 -'07
Da sx della foto: Samuele, Matteo, Riccardo,Federico, Wulnet, Carlo, Luca, Daniele. Seduto con il pallone, una vera pestilenza, Federico Rosselli. Dobbiamo dire grazie alla pazienza infinita del Mister Eugenio Elisei, che più volte ha pensato di mollare la squadra e dedicarsi alle missioni in Angola - E' meno faticoso - mi ha detto, disperato, alla fine di un allenamento.

Allenamenti anno 2007-2008

Allenamenti anno 2007-2008
Il mio secondo figlio unico...

Matteo Montanari

Matteo Montanari
Il mio primo figlio unico...

Ado e Sania Montanari

Ado e Sania Montanari
The Peter's Sisters

La Roma tra la "B" e la "A" 1951-1952

La Roma tra la "B" e la "A" 1951-1952
Memmo Montanari (primo a dx nella foto) con i suoi tifosi in una trasferta della Roma. La foto è stata scattata al ritorno da Verona il 22 giugno 1951. Solo dopo quella partita la Roma ebbe la certezza di tornare in serie A

Memmo Montanari, capo dei tifosi, in azione nel suo poderoso incitamento alla squadra.

Memmo Montanari, capo dei tifosi, in azione nel suo poderoso incitamento alla squadra.
Mio padre, che si diceva fosse danaroso, quando morì era povero. Qualcuno nel nostro quartiere Celio racconta ancora che comprava i giocatori alla Roma...

Mio padre al centro dei vip della Roma

Mio padre al centro dei vip della Roma
Ricordo questa foto da sempre. Quella che avevamo in casa aveva un ritocco fatto a mano da non so chi (forse mio padre stesso). Il "pittore" aveva dipinto a tutti pantaloncini da calcio e gambe nude! In quel periodo glorioso nasce il giornale "Il Giallorosso" che contribuì attivamente alla ricostruzione della Roma. Fu fondato da mio padre, Angelo Meschini (capi storici di allora del tifo romanista) e dai fratelli Mario e Peppino Catena (soci della Roma) con la collaborazione dell'avvocato Alberto Saccà, con cui mio padre, nei miei ricordi da piccolo, aveva rapporti conflittuali.

Il Giallorosso

Il Giallorosso
Testata del giornale dei tifosi della Roma fondato da mio padre nel 1952. Ero piccolino e ricordo quel giorno che mi fece vedere le bozze...ricordo la finestra della mia camera sulla Piazza, al civico 4, ed il Colosseo davanti.

Pop & Jazz History

Pop & Jazz History
Sonorizzazione

1970 Pop Maniacs

1970 Pop Maniacs
Qui ci sono anche le musiche di Spyderman e i Fantastici Quattro che feci nel 1977 per Supergulp!

Il Pianeta Totò

Il Pianeta Totò
Fotogramma della sigla di Mario Sasso per la prima trasmissione di Rai 2 sul grande attore. Gli occhi di Totò si muovevano a tempo con una mia tarantella che si trasformava via via in rock sulle note di Malafemmena.

Laurel & Hardy

Laurel & Hardy
Logo originale della trasmissione

Laurel & Hardy

Laurel & Hardy
Un fotogramma della sigla di "Due teste senza cervello". Ci lavorò a lungo il videoartista Mario Sasso, alla SBP di Roma, con Virginia Arati che dipingeva elettronicamente 'frame by frame', con un computer costosissimo della Quantel che si chiamava appunto Paintbox. Credo che questa sigla sia stata la prima in Tv ad essere realizzata con questa straordinaria tecnica.

Il mio recording studio

Il mio recording studio
La regia

studio

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La sala di ripresa

studio

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la regia

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La regia

Il ritorno di Ribot 1991

Il ritorno di Ribot 1991
Uno sceneggiato interpretato dal grande cantante e attore franco-armeno Charles Aznavour e Delia Boccardo, diretto da Pino Passalacqua per Rai1 e Antenne2 con la colonna sonora composta da me.

Processo di famiglia di Nanni Fabbri, 1992 per Rai1

Processo di famiglia di Nanni Fabbri, 1992 per Rai1
Alessandra Martinez, protagonista del film in due puntate con la mia colonna sonora.

Le Gorille

Le Gorille
Serie TV franco anglo italiana che riprende dei film del 1957-58 con Lino Ventura. Il personaggio è Geo Paquet, agente segreto francese, Di questa serie ho musicato 2 episodi, per la regia di Maurizio Lucidi e Duccio Tessari

Top model

Top model
Film con D'Amato

Top model

Top model
Stesso film uscito in Grecia

Top girl

Top girl
Film sequel di D'Amato. Beh, dopo tutte ste top, non poteva mancare la girl!

High finance woman

High finance woman
Altro film di D'Amato con le mie musiche