piero montanari

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L'AUTORE

giovedì 24 febbraio 2011

Intervista presentazione CD musiche Laurel & HardY, 2 teste senza cervello

   di Piero Montanari

Il 9 dicembre 2010, come abbiamo già detto più volte, c'è stata a Roma, presso la biblioteca Enzo Tortora, la presentazione di due CD contenenti tutte le musiche (effetti compresi) che ho scritto per la fortunata trasmissione di Giancarlo Governi e per i film di Laurel & Hardy.
La trasmissione di Teletibur, Gam, che si occupa di fumetti, cartoon giapponesi  (e non) e cultura varia,  ha mandato in onda questa intervista che ripropongo.
Grazie a Marina Marini, la giovane giornalista con il microfono e al bravo conduttore-ideatore Marco Santolamazza.

lunedì 21 febbraio 2011

Romano Mussolini: "Il figlio del Duce che suonava il jazz" 3a Parte


di Piero Montanari

Una di queste famiglie l’aveva combinata con la sorella di Sophia Loren, Maria Scicolone, con la quale aveva avuto due figlie, Alessandra ed Elisabetta. Da queste tre donne che amava moltissimo si era poi separato, ma mai definitivamente, lasciandole nella casa di Montesacro, a piazza Monte Gennaro. Lui era andato ad abitare a viale Libia (ricorrenti sono nella vita di Romano i luoghi storici del fascismo). Ho un ricordo di quella casa veramente tragicomico. Una volta Romano mi chiese di andare da lui per provare alcuni brani nuovi di repertorio per i concerti. Entrai nell’appartamento e rimasi bloccato all’ingresso, cercando di portare il mio non voluminoso amplificatore del basso nel salone dove c’era il pianoforte. Ma l’ampli non entrava nella stanza per via del passaggio ridottissimo che permetteva l’accesso solo ad una persona magra e pergiunta di profilo. Sorprendentemente il resto era tutto normale: il telaio dell’entrata di legno pregiato e le mura perfette dipinte di bianco. Solo tutto incomprensibilmente stretto. Quando, stupito e con un sorriso da ebete in faccia chiesi a Romano spiegazioni, lui fu vago e mi disse di lasciare l’amplificatore all’ingresso e di suonare lì, mentre lui andava al piano nel salone. – Mi senti bene? – mi chiedeva da lontano e poi – Suona tu che provo a sentirti –  In realtà non riuscivamo ad accordarci, vista la distanza che c’era tra i nostri strumenti! Scoppiai a ridere per l’assurdità della situazione e alla fine, pressato dalla mia insistenza, mi rivelò l’arcano. Era solo un espediente per non farsi portar via i mobili, in caso fosse venuto l’ufficiale giudiziario a pignorarli per venderli. "Per legge – mi confessò furbescamente - non si può abbattere nessun muro di casa per far uscire dei mobili destinati all’asta giudiziaria." Quel giorno imparai un’altra cosa.
(I due film di cui si parla nella storia, prodotti da Romano, con la colonna sonora scritta insieme a  Roberto Pregadio).
I problemi economici gli erano iniziati a causa di alcuni film da lui prodotti che non avevano avuto il successo sperato. Si era fatto coinvolgere da alcuni cinematografari romani di B movies sperando in un ritorno economico, e per questo aveva firmato "fantozziani" pacchi di cambiali che erano andate puntualmente in protesto. I film finanziati da Romano si chiamavano: “Diabolik”   “Kriminal” e “Satanik”, tratti da  fortunatissimi fumetti in voga a quel tempo. In realtà non seppi mai perché l’operazione andò male. In genere questi film di "serie B" avevano comunque e quasi sempre un pubblico di affezionati che li andava a vedere, magari con le uscite già programmate nelle seconde e terze visioni e sale parrocchiali, e poi si producevano in totale economia. Ma anche quel poco fu fatale a Romano, che evidentemente non era tagliato per far soldi in quel modo, e pagò per lungo tempo quell’investimento improvvido, anche in termini di serenità personale. Mi ricordo, negli interminabili viaggi in automobile per raggiungere i luoghi dove suonavamo, o quando ritornavamo di notte a casa, mi parlava spesso di quei soldi buttati e dei guai che gli avevano procurato i creditori.
(Uno dei tanti quadri con soggetto clown di Romano)
Chiunque abbia suonato con lui conosce il dramma degli spostamenti in lungo ed in largo nella Penisola. Romano non aveva nessun pudore nel prendere una serata a Milano e l’altra, il giorno successivo, a Bari: “L’Italia si percorre in un giorno – diceva – e se vuoi lavorare non devi fare lo schizzinoso.” Ricordo, tra le tante, la ‘tratta’ peggiore: Pordenone - Lecce - Rimini – Udine – Roma e tutte un giorno dopo l’altro, facendo i concerti, viaggiando su pulmini scassati o macchine con le gomme spesso lisce, mangiando come e dove si poteva. Si dormiva a turno come in guerra e spesso, oltre che guidare, mi toccava tenere sveglio Romano (grande driver) con storie e cazzeggi vari. Si andava a letto al mattino e, incrociando la gente che andava a lavorare alle fermate degli autobus, Romano spesso esclamava: ”Eh, poveracci, si son dovuti svegliare presto, che vita fanno!” “Loro – aggiungevo io – e perché noi che vita facciamo?”
(Mirage, il disco della "svolta elettrica"di Romano del 1977, prodotto da me e suonato da Romano, Roberto Spizzichino, Tullio de Piscopo, Emilio Soana e Glauco Masetti e il sottoscritto al basso Fender)
Al suo funerale abbiamo suonato nella chiesa stracolma, tutti noi suoi amici e collaboratori. Negli anni siamo stati davvero tanti, Romano era una specie di Vespucci , nave – scuola del jazz italiano.
Ma quel triste giorno c’erano anche molti che con Romano non c’entravano nulla, quelli con i gagliardetti della repubblica sociale di Salò, vestiti di tutto punto con camice nere che fuori, all’uscita della bara, anno urlato “Saluti al Duce” per tre volte.
Quel giorno  la mia malinconia per la morte di un amico, si unì alla rabbia perché Romano era stato insultato per l’ultima volta.
   
Lui era un musicista, un jazzista. Lui era il mio amico, Romano Mussolini.

venerdì 18 febbraio 2011

Stefania Pastorelli ci ha lasciati



di Piero Montanari

Nella notte tra il 17 e il 18 febbraio 2011 si è spenta a Roma, nell'ospedale S.Giovanni Battista, Stefania Pastorelli, una delle persone a me più care. Era stata ricoverata da poche settimane in seguito ad un arresto cardiaco occorsole a dicembre, mentre stava facendo una operazione di routine e, in seguito a ciò, era andata in coma per alcuni giorni. Si era ripresa ma il suo fisico era ormai minato subdolamente dal diabete, malattia che aveva purtroppo tardivamente scoperto.
L'ultima volta che l'avevo visitata, mi aveva raccontato di essere straordinariamente serena e di accettare qualsiasi evento tragico con la consapevolezza dell'esistenza di una "realtà parallela" - così l'aveva chiamata - nella quale era stata nel periodo del coma.
Stefania non era particolarmente credente, anche se era stata allevata da una madre molto religiosa, e mi raccontò di questa esperienza dalla quale era tornata, con estrema laicità, se così si può dire.
Mi ha raccontato di un enorme prato verde e bellissimo sul quale lei camminava, con altre persone, verso un luogo di luce, un percorso fatto con estrema serenità e pace interiore.
Mentre ascoltavo il suo racconto, pensavo ad uno "scherzo della mente", ad una di quelle esperienze che accadono a chi va di là e poi ritorna. Il pensiero corse veloce ad un libro, forse il primo della serie, che lessi tanti anni fa, sui racconto dei "ritornati" dall'altra parte, gente creduta morta e poi recuperata alla vita. Il libro si chiamava: "La vita oltre la morte", di una scrittrice statunitense. Ora penso che, se Stefania mi ha voluto rendere partecipe di questa esperienza, ci sarà per me un lungo momento di riflessione.
Era da poco in pensione, avendo lavorato tanti anni negli uffici pubblici. Era stata anche, in due governi Ciampi, la responsabile della segreteria del ministro delle poste Maurizio Pagani, compito che svolse con grande passione e forte capacità.
Aveva una straordinaria comunicativa umana e il suo viso bello e sorridente, specchio del suo animo gentile e estremamente generoso, te la faceva subito amare. La conoscevo da oltre 35 anni ed era tra le persone mie più care.
La sua capacità organizzativa le consentì di lavorare anche nello spettacolo, mettendo in piedi feste meravigliose nei locali alla moda, con personaggi dell'ambiente che le sono rimasti tutti amici. Era piena di foto con artisti famosi, attori, cantanti, scrittori dei quali presentava i libri, musicisti per i quali organizzava serate clamorose. Scriveva sui quotidiani simpatici report degli avvenimenti mondani.
 
E' inutile dire che Stefy ci mancherà, e da oggi mi sento molto, molto più solo.
Un saluto ed un abbraccio a suo figlio (e mio figlioccio) Massimiliano, a suo fratello Paolo e alla cognata Gisela, nonchè alla giovane nipote Silvia.
Ciao Stefy, non ti dimenticheremo.

mercoledì 16 febbraio 2011

Com'è stonato questo Sanremo!




di Piero Montanari
Ieri sera, 15 febbraio, c’è stata la prima delle cinque serate sanremesi e il mio d.o.c. (disturbo ossessivo-compulsivo) da zapping ha raggiunto livelli da ricovero immediato in un c.i.m. (centro di igiene mentale) molto prossimo a casa mia.
Guardavo Rai1, con Morandi che sembra il nipote di Vecchioni, le vallette (oops, le co-conduttrici), Canalis e Belen, attuali rappresentanti dell’immaginifico erotico nazionalpop, l’orchestra, le coreografie, le luci, insomma, il solito ambaradan al completo. Di là, sulla “lontana” Rai3 un’altra accesa puntata di Ballarò col suo parterre des incazzeé, a fare il pelo a Berlusconi (a proposito) con Cicchitto che si inalbera subito con Crozza e richiama piazzale Loreto per come Berlusca viene trattato dai giudici e la Bindi che fa le prove da Presidente del Consiglio (mi si dica perfavore perché non lei? Sarebbe perfetta e coagulerebbe un’opposizione piuttosto sbandata).
Quando mi ricollegavo su Sanremo, dispiaciuto di abbandonare la rissa su Ballarò, avevo un moto di stizza nel sentire Anna Oxa piuttosto che la Tatangelo (già trombate dal televoto) e considerare quanto tutto il festival di Sanremo fosse inopportuno, quanto le canzoni così poco interessanti rispetto alle discussioni, seppur inflazionate in tv, su questo particolare e difficile momento storico pieno di cambiamenti in atto. La musica pop di Sanremo mi è parsa “stonata”, non resistevo più di tanto, il dito correva compulsivamente su Rai3.
Ho fatto però in tempo a vedere Luca e Paolo, le iene, che cantavano, sulle note di “In amore”, brano di qualche anno fa di Morandi e Barbara Cola, una parodia dal titolo “Ti sputtanerò”, dedicata alla querelle tra Fini e Berlusconi, non senza qualche spunto comico. Al solito, il programma più popolare della tv che genera i suoi “anticorpi”, in attesa del più grande di tutti, Benigni, che ieri ha dato il suo consenso per partecipare alla puntata di giovedì prossimo. Ne sentiremo, anche se ha promesso di parlare solo dell’Unità d’Italia. Figuriamoci!
Ho fatto in tempo a vedere il miracolo della longevità del 67enne Morandi, anche se non regge più tanto i primi piani come un tempo. Suggerirei di prelevargli delle cellule staminali e studiarle come si studiano i lemuri del Madagascar. Chissà se esiste il suo cordone ombelicale? Dovrebbe valere una fortuna.
Ho fatto In tempo a vedere Battiato con un’aria di sussiego cantare un piccola parte finale del suo protetto Madonia e farci pensare che lui era lì per caso. Grazie.
Ho fatto in tempo a vedere Vecchioni (il nonno di Morandi), cantare una canzone nel suo stile, bella a chi piace. “Non è un paese per Vecchioni” – ho pensato -.
Ho fatto in tempo a vedere che la prima serata ha realizzato uno share del 45% con 12 milioni di spettatori, superando quella della Clerici dello scorso anno. Sanremo “tira” ancora, evidentemente.
Ho fatto in tempo a capire che non ci capisco poi molto, per aver pensato al possibile flop di Sanremo…
Alla prossima

giovedì 10 febbraio 2011

Romano Mussolini: "Il figlio del Duce che suonava il Jazz" 2a parte.


(Romano con la fisarmonica ad Ischia con Calise al centro)

di Piero Montanari
(seconda parte)
Era timido, dicevo, ma goliarda e buontempone, incline al “cazzeggio”, sempre con la battuta pronta, una barzelletta da raccontare e con la voglia di ridere. Aveva terrore di tutto ciò che potesse essere serio. Sembrava non volesse mai approfondire gli argomenti o impegnarsi più di tanto, come se volesse sempre veleggiare leggero al di sopra di tutte le situazioni scomode, con la sua nevrosi che lo obbligava ad alleggerire tutto, anche quando si presentavano problemi da risolvere.
Per via di questa timidezza era un po’ goffo e spesso impacciato, ma davanti al pianoforte si trasformava in un musicista possente e trascinatore. Suonava il piano jazz meravigliosamente e lo suonava senza averlo mai studiato, in senso canonico. I suoi percorsi musicali erano stati altri: aveva imparato a suonare, come si diceva,  ascoltando i dischi di jazz che il fratello Vittorio, grande appassionato del genere, gli aveva regalato. Erano proprio quei ‘Victory disc’ , i V disc come li chiamavano all’epoca, una delle cose buone arrivate con gli americani, insieme alla cioccolata ed alle gomme da masticare. Gli americani, i “freerer”, i liberatori che cacciarono Hitler ed i fascisti dall’Italia e dall’Europa.  I V disc erano intrisi di quella nuova musica che nel nostro paese si era ascoltata poco, per via dell’autarchia e della xenofobia fascista. Quella musica nuova piaceva molto a Romano e lo conquistò, tanto da fregarsene se il fascismo l’aveva messa in mora e, in qualche modo, cercato di italianizzare stupidamente (“St. Louis blues” e “Honeysuckle rose” erano diventati per il ventennio “Le tristezze di san Luigi” e “Pepe sulle rose”).
Fu così che Romano, confinato alla fine della guerra ad Ischia con il resto della sua famiglia (Donna Rachele, Annamaria, Vittorio ed Edda) iniziò ad appassionarsi seriamente al pianoforte che aveva in casa e che suonava anche dodici ore al giorno. In seguito, come abbiamo raccontato nella prima parte, entrò nel complessino di Ugo Calise, il cantautore ischitano, anch’egli grande  appassionato di jazz.

(Romano in braccio al padre)

In realtà dai Mussolini la musica aveva sempre avuto un posto d’onore, se non altro per  i dischi che il duce era uso ‘suonare’ quando tornava a casa la sera dopo il suo ufficio. - Erano dischi di jazz – racconta Romano, - a mio padre piaceva molto - senza mai aggiungere che al resto d’Italia non  era concesso ascoltarli. E poi il duce suonava il violino. La storia di questo violino appartenuto a Mussolini è ormai diventata leggenda nazionale: sembra ne circolino nel mondo almeno una decina, di cui due o tre di dubbia provenienza e tutti gli altri forse autenticati da Romano… Una piccola furbata? Può darsi, non è dato saperlo, ed è con affetto sincero che svelo qualche piccolo espediente che permetteva a Romano di non vivere in bolletta, com’era solito vivere lui.
Per tutta la vita aveva avuto a che fare con problemi economici e li risolveva a suo modo, come poteva. Un giorno il violino del padre, l’altro gli orologi firmati da lui, un altro ancora i quadri. Certo, c’era la musica e c’erano i concerti, ma non sempre i soldi bastavano, soprattutto a lui che si lamentava di avere più famiglie a carico.

mercoledì 2 febbraio 2011

Romano Mussolini: “Il figlio del Duce che suonava il Jazz“.

 

 di Piero Montanari

Il 3 febbraio di cinque anni fa moriva all’ospedale Pertini di Roma non ancora ottantenne, per una malattia fulminante, Romano Mussolini. La sua è una storia davvero straordinaria che voglio ricordare, essendogli stato amico ed avendo suonato con lui per molti anni.

Prima parte.

Quarto, dei cinque figli di Benito Mussolini e Rachele Guidi inizia a suonare il piano mentre era confinato con la madre e la sorella ad Ischia, dopo la caduta del fascismo e sotto la guida più esperta di Ugo Calise, l’autore di Nun è peccato e ‘Na voce, ‘na chitarra e ‘o poco ‘e luna. Il jazz è la “musica nuova” importata dagli americani con i Victory Disc, ma amata anche da suo fratello Vittorio che gliela fa conoscere, e Romano ne viene folgorato, non ostante pochi anni prima suo padre l’avesse addirittura proibita.
Comincia così una carriera che lo porterà a suonare in tutto il mondo e con i jazzisti più importanti, molti dei quali incuriositi dalla sua personalità e, soprattutto, dal suo cognome tragico.
Roma, gli anni ’50 e ’60,  i personaggi della Dolce Vita, i locali di via Veneto, il Cinema, la Hollywood sul Tevere, gli scandali, la nascita del gossip, i paparazzi e il jazz come comun denominatore, come colonna sonora, come “collante” nella storia del figlio del Duce che suonava il Jazz.
La vita di Romano è stata sempre caratterizzata da due elementi fortissimi della sua personalità, ambedue equivalenti ed in contrasto fra loro: la pesantezza del cognome che si portava dietro, con il suo percorso tragico e gli strascichi lasciati al giudizio della Storia e a quello delle persone che incontrava, e il suo carattere allegro e gioviale, tendente alla giocosità ed alla goliardia, apparentemente superficiale,  non per natura ma per esigenze di sopravvivenza.

(A Ischia, con la sorella Annamaria)

Del suo cognome aveva un forte pudore ma, al tempo stesso, una grande fierezza e non accettava mai giudizi sull’operato della sua famiglia che non fossero ammorbiditi da classici luoghi comuni del genere – Tuo padre ha fatto solo l’errore di entrare in guerra -  oppure – Se non si fosse alleato con Hitler sarebbe stato diverso – e via su questo genere. Peraltro gli piacevano molto i giudizi estetici sul fascismo e sulle cose buone che il padre aveva fatto, come quelle legate all’architettura, ultimo esempio di stile concettuale, in un’Italia che sarebbe poi finita negli scempi dei cementificatori. Gli piaceva molto la Storia, leggerla, studiarla, revisionarla a suo piacere, forse solo per quietare qualche senso di colpa che certamente si portava dietro, causa principale della sua timidezza e delle sue nevrosi.
Mi meravigliavo sempre dei consensi che otteneva non solo come pianista ma soprattutto come figlio del duce, ed ero sorpreso che mai nessuno gli si parasse  davanti minacciosamente, magari dicendo – Ehi, tu sei il figlio di un dittatore pazzo che ha distrutto l’Italia e ti odio! – Generalmente gli si avvicinavano persone che lo riconoscevano o sapevano chi era e lo abbracciavano, ricoprendolo di elogi per suo padre, la sua famiglia e il fascismo. Alcuni piangevano e lo baciavano, altri gli chiedevano un autografo sulla tessera del Msi, il rinato partito fascista di Giorgio Almirante, ma mai nessuno che lo abbia insultato, a mia memoria. Spesso le persone si rivolgevano a me che gli ero vicino e con voce sognante mi dicevano – E’ tutto suo padre! – E io mi incazzavo, pensando che lui da suo padre era altro e che in Italia c’erano veramente ancora milioni di nostalgici fascisti con la memoria corta. A quel tempo, si parla degli anni ’70, ero piuttosto intransigente e in giro con Romano si mandava giù qualche boccone politico non proprio squisito.

Premio alla Cultura

PREMI SPECIALI

A BENEMERITI DELLA CULTURA

(Trofeo di Cristallo e Medaglia d’oro del Presidente dell’Ass. Cult. “P. Raffaele Melis O.M.V.”)

Musicista Regista Maestro PIERO MONTANARI
Roma

Premio “Francesco Di Lella”

“Per avere contribuito con la musica e la regia all’evoluzione ed all’affermazione di attori e cantanti di chiara fama nazionale ed internazionale, lasciando un segno vivo nel panorama cinematografico e musicale italiano, senza mai desistere anche in un periodo così difficile ed arduo come l’attuale.”

Firmato Augusto Giordano, Getulio Baldazzi, P.Ezio Bergamo, Rita Tolomeo, Maurizio Pallottí, Domenico Di Lella, Maria Fichera, Gianni Farina, Rita Pietrantoni, Paola Pietrantoni, Domenico Gilio.

Il premio sarà conferito il 13 giugno 2010 alle ore 16 al teatro S. Luca, in via Lorenzo da' Ceri 136 - Roma.

Esce il cofanetto della mitica trasmissione!

Esce il cofanetto della mitica trasmissione!
Finalmente nelle librerie "L&H:2 Teste senza cervello", libro e Dvd con la summa delle puntate migliori e, udite udite, dialoghi ANCHE IN ORIGINALE . Lo abbiamo presentato da MelBookStore il 30 giugno 09. C'era Italo Moscati, persona di straordinaria cultura e spessore umano. Con quella di Giancarlo le due 'memorie' si intersecavano a meraviglia! Due teste con parecchio cervello...SE TI INTERESSA COMPRARLO, CLICCA SULL'IMMAGINE!

Al Parco di S. Sebastiano

Al Parco di S. Sebastiano
Con Guido De Maria e Giancarlo Governi, i padri di SUPERGULP!

Celebriamo SUPERGULP!

Celebriamo SUPERGULP!
Talk Show con Giancalo e Guido al "Roma Vintage Festival", 16 giugno 2009 dedicato allo storico programma Rai

Celebriamo Gabriella Ferri

Celebriamo Gabriella Ferri
Con Giancarlo

...e Rino Gaetano

...e Rino Gaetano
Con Giancarlo

...ancora Rino

...ancora Rino

Con sua sorella Anna Gaetano e Giancarlo

Con sua sorella Anna Gaetano e Giancarlo
In omaggio a Rino, quella sera ho cantato "I love you Maryanna", primo disco di Rino, prodotto da me e da Antonello Venditti nel 1973. Con Rino feci un tour nel 1979. Alla batteria c'era Massimo Buzzi, alle chitarre Nanni Civitenga e Rino e io al basso. Il 'road manager' era Franco Pontecorvi che oggi vive come me sui Castelli Romani e vende occhiali.

Serata Supergulp

Serata Supergulp
Venerdì 17 luglio '09 al Parco S. Sebastiano (Caracalla) all'interno di Roma Vintage, verrà ripetuta la serata dedicata alla genesi del mitico programma televivivo. Parteciperanno Giancarlo Governi, Guido De Maria e Piero Montanari (me stesso...). Appassionati intervenite!

Un giovane promettente...

Un giovane promettente...
Luca, il giorno che si è vestito bene per il suo saggio di pianoforte. Sarà pur vero che "ogni scarrafone è bello a mamma soia", ma ci saranno pure degli scarrafoni universalmente belli, o no?

Maggio 2008: un piacevole incontro

Maggio 2008: un piacevole  incontro
Dopo più di vent'anni ho rivisto l'amico Giorgio Ariani, grande attore e voce ufficiale Italiana di Oliver Hardy (Ollio). Nel 1985 realizzammo la sigla di "2 Teste senza cervello" e Giorgio, con Enzo Garinei (Stanlio) doppiò una marea di film della coppia per i quali realizzai le musiche.

Una gita al "Giardino dei Tarocchi"

Una gita al "Giardino dei Tarocchi"
A Capalbio (Gr.) c'è un posto magico da visitare, con opere d'arte tra ulivi e macchia mediterranea, opera dell'architetta Niky De St. Phalle che ha realizzato in 20 anni un percorso di magnifiche statue ispirate ai Tarocchi, le magiche carte che predicono il futuro...Dato il suo nome, è meta di "sole" e personaggi cosiddetti " taroccati". Wanna Marchi e sua figlia sono state spesso viste aggirarsi tra le magnifiche statue!

Diana Nemi 2007/2008

Diana Nemi 2007/2008
Da sx alto: Samuele, Emanuele, Federico R., Lorenzo, Matteo, Edoardo, il Mister Eugenio Elisei. Sotto:Simone, Luca, Daniele, Valerio, Riccardo, Federico C.

Luca e Pedro 'Piedone' Manfredini

Luca e Pedro 'Piedone' Manfredini
Col mio "idolo" calcistico di ieri

Luca e Francesco Totti

Luca e Francesco Totti
Col suo "idolo" calcistico di oggi

Luca Montanari

Luca Montanari
Il calciatore. Questa stagione, la prima di campionato con i pulcini della "Diana Nemi", è capocannoniere. Ha messo a segno ben 43 reti e tutte senza rigori, ma ventidue su calci piazzati!

Luca Montanari

Luca Montanari
Nel momento della premiazione

Daniele Serafini

Daniele Serafini
La premiazione

A S D Diana Nemi Pulcini '98. Anno 2006 -'07

A S D Diana Nemi Pulcini '98. Anno 2006 -'07
Da sx della foto: Samuele, Matteo, Riccardo,Federico, Wulnet, Carlo, Luca, Daniele. Seduto con il pallone, una vera pestilenza, Federico Rosselli. Dobbiamo dire grazie alla pazienza infinita del Mister Eugenio Elisei, che più volte ha pensato di mollare la squadra e dedicarsi alle missioni in Angola - E' meno faticoso - mi ha detto, disperato, alla fine di un allenamento.

Allenamenti anno 2007-2008

Allenamenti anno 2007-2008
Il mio secondo figlio unico...

Matteo Montanari

Matteo Montanari
Il mio primo figlio unico...

Ado e Sania Montanari

Ado e Sania Montanari
The Peter's Sisters

La Roma tra la "B" e la "A" 1951-1952

La Roma tra la "B" e la "A" 1951-1952
Memmo Montanari (primo a dx nella foto) con i suoi tifosi in una trasferta della Roma. La foto è stata scattata al ritorno da Verona il 22 giugno 1951. Solo dopo quella partita la Roma ebbe la certezza di tornare in serie A

Memmo Montanari, capo dei tifosi, in azione nel suo poderoso incitamento alla squadra.

Memmo Montanari, capo dei tifosi, in azione nel suo poderoso incitamento alla squadra.
Mio padre, che si diceva fosse danaroso, quando morì era povero. Qualcuno nel nostro quartiere Celio racconta ancora che comprava i giocatori alla Roma...

Mio padre al centro dei vip della Roma

Mio padre al centro dei vip della Roma
Ricordo questa foto da sempre. Quella che avevamo in casa aveva un ritocco fatto a mano da non so chi (forse mio padre stesso). Il "pittore" aveva dipinto a tutti pantaloncini da calcio e gambe nude! In quel periodo glorioso nasce il giornale "Il Giallorosso" che contribuì attivamente alla ricostruzione della Roma. Fu fondato da mio padre, Angelo Meschini (capi storici di allora del tifo romanista) e dai fratelli Mario e Peppino Catena (soci della Roma) con la collaborazione dell'avvocato Alberto Saccà, con cui mio padre, nei miei ricordi da piccolo, aveva rapporti conflittuali.

Il Giallorosso

Il Giallorosso
Testata del giornale dei tifosi della Roma fondato da mio padre nel 1952. Ero piccolino e ricordo quel giorno che mi fece vedere le bozze...ricordo la finestra della mia camera sulla Piazza, al civico 4, ed il Colosseo davanti.

Pop & Jazz History

Pop & Jazz History
Sonorizzazione

1970 Pop Maniacs

1970 Pop Maniacs
Qui ci sono anche le musiche di Spyderman e i Fantastici Quattro che feci nel 1977 per Supergulp!

Il Pianeta Totò

Il Pianeta Totò
Fotogramma della sigla di Mario Sasso per la prima trasmissione di Rai 2 sul grande attore. Gli occhi di Totò si muovevano a tempo con una mia tarantella che si trasformava via via in rock sulle note di Malafemmena.

Laurel & Hardy

Laurel & Hardy
Logo originale della trasmissione

Laurel & Hardy

Laurel & Hardy
Un fotogramma della sigla di "Due teste senza cervello". Ci lavorò a lungo il videoartista Mario Sasso, alla SBP di Roma, con Virginia Arati che dipingeva elettronicamente 'frame by frame', con un computer costosissimo della Quantel che si chiamava appunto Paintbox. Credo che questa sigla sia stata la prima in Tv ad essere realizzata con questa straordinaria tecnica.

Il mio recording studio

Il mio recording studio
La regia

studio

studio
La sala di ripresa

studio

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la regia

studio

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La regia

Il ritorno di Ribot 1991

Il ritorno di Ribot 1991
Uno sceneggiato interpretato dal grande cantante e attore franco-armeno Charles Aznavour e Delia Boccardo, diretto da Pino Passalacqua per Rai1 e Antenne2 con la colonna sonora composta da me.

Processo di famiglia di Nanni Fabbri, 1992 per Rai1

Processo di famiglia di Nanni Fabbri, 1992 per Rai1
Alessandra Martinez, protagonista del film in due puntate con la mia colonna sonora.

Le Gorille

Le Gorille
Serie TV franco anglo italiana che riprende dei film del 1957-58 con Lino Ventura. Il personaggio è Geo Paquet, agente segreto francese, Di questa serie ho musicato 2 episodi, per la regia di Maurizio Lucidi e Duccio Tessari

Top model

Top model
Film con D'Amato

Top model

Top model
Stesso film uscito in Grecia

Top girl

Top girl
Film sequel di D'Amato. Beh, dopo tutte ste top, non poteva mancare la girl!

High finance woman

High finance woman
Altro film di D'Amato con le mie musiche