piero montanari

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L'AUTORE

giovedì 29 dicembre 2011

La misteriosa morte della scimmia di Tarzan












di Piero Montanari
Partecipo volentieri al dibattito che si è aperto proprio in questi giorni su Globalist, riguardo la diffusione che la storica agenzia giornalistica Ansa ha fatto di certe notizie, degne, a detta nostra, dei giornaletti "parrucchierabili" (Chi, Oggi, Tv Sorrisi e Canzoni & Co.). 
La notizia incriminata era la smentita della possibile gravidanza di Barbara "Barbie" Berlusconi con il suo Pato, che ha campeggiato su tutti i quotidiani e che faceva seguito ad un'altra storia gossipara, la nascita - questa vera - del figlio di Ruby Rubacuori.
Ricordo di averne parlato proprio su Globalist scherzandoci su, perché ci appartiene meno il desiderio di sapere delle stronzate esistenziali dei personaggi di genere vip, che incrementano la loro fama per scopi autopromozionali con le loro balordaggini. Insomma, notizie buone per alimentare i nostri chissene frega quotidiani.
Però sono ancora obbligato a parlare di un'altra di queste storie che poco incidono sulla vita della gente ma che da un paio di giorni tutti i giornali riportano: la morte di Cita - ricordate? - la famosissima scimmia di Tarzan. Parliamo dello scimpanzè più noto al mondo, che tra gli anni '30 e "40, interpretò 6 film per la MGM, sull'indimenticabile eroe di E. R. Burroughs, che il campione di nuoto Johnny Weissmuller rese il più famoso Tarzan della storia.
Fin qui tutto bene anzi, povera Cita (o Cheetah per gli anglosassoni) - ho pensato - te ne sei andata anche tu, e proprio il giorno di Natale, come Bocca.
Il ricordo è subito balzato a quando, da bambino, andavo al cinema Colosseo, la mia tv dell'epoca, e mi divertivo tantissimo con le scenette comiche che Cita recitava con Tarzan.
Smentita clamorosa di oggi, sui giornali, è che molti hanno espresso il dubbio sulla morte della scimmia, in quanto Cita, da bravo scimpanzè, non avrebbe potuto vivere che quarant'anni al massimo. Dunque Cita, che recitava 80 anni fa, deve essere morta da più tempo e la notizia è chiaramente fasulla.
Di questa storia se n'è occupato perfino il prestigioso Washington Post, (quello dello scandalo Watergate) attraverso una sua firma importante, R.D. Rosen, il quale dubita della morte di Cita e persino della sua identità reale, sostenendo che non poteva essere la stessa protagonista di tutti quei film e che le scimmie erano diverse tra loro (vai a riconoscerle?): "La scimmia da tutti identificata come Cita è nata in realtà tra il 1960 e il 1961 e chiaramente non può essere la stessa dei film del '32", sostiene Rosen e noi, chissene frega, ce lo mettiamo tutto.

sabato 24 dicembre 2011

Perchè a Natale facciamo fatica



 

di Piero Montanari

Se le feste di Natale venissero due volte l'anno, sarei morto da un pezzo o, almeno, avrei vissuto la metà dei miei anni, viste le abbuffate passate - delle quali porto ancora le conseguenze - e quelle che mi aspettano minacciose dietro l'angolo. Mentre i miei trigliceridi si fregano le mani soddisfatti e il colesterolo stappa una bottiglia di Cristal Rosè Louis Roederer (500 euro all'ingrosso), anch'io vittima consapevole della tradizione, sono in attesa del cenone con i parenti iper-mandibolati, e del pranzo e della cena del 25, e dei pranzi e delle cene che nei prossimi giorni attenteranno definitivamente alla mia misera esistenza.
La butto giù troppo dura? Forse, ma il ricordo dei passati Natali di quando ero un bimbo - direbbe Sordi - mi assalgono in un tourbillon di pensieri carichi di nostalgia e di visioni care. Mentre mi asciugo una lacrimuccia virtuale, cerco di capire cosa ha peggiorato nel corso della vita, la mia visione delle feste più attese, quando, tanto tempo fa, ci si ritrovava a condividerle con estremo piacere all'interno della famiglia.
Poi l'ho capito, ma non dopo aver letto "La morte della famiglia" di David Cooper (ricordate, lo psichiatra "marxista esistenziale" degli anni '70?) anche se la lettura di quel libro, responsabile di una marea di divorzi 40 anni fa, diede uno scossone niente male alla mie certezze già vacillanti.
Una di queste si alimentava del luogo comune "Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi" che già mi procurava orticarie ai primi vagiti della mia coscienza giovanile, ma che subito rifiutai da adulto.
Perché con i miei, chi lo ha detto? E se me ne voglio andare in giro per il mondo a Natale e non a Pasqua? A chi devo rendere conto? Feste comandate, e chi le comanda, la religione, la Chiesa?
Acrimonie giovanili, sospinte dalla scadenza ineluttabile degli avvenimenti, cui il Natale - Santo o non santo - fa fede.
Oggi, se non fosse per le abbuffate esiziali, neanche varrebbe più la pena di ribellarsi al Natale, tanto sei perdente, vince quasi sempre lui, non ostante le crisi economiche e quelle esistenziali, col codazzo di sensi di colpa che si trascina dietro, la "conta" degli affetti, di chi ci vuole bene e a chi, questo benedetto bene, rivolgiamo.
Buon Natale a tutti, comunque sia, però io faccio fatica.

giovedì 22 dicembre 2011

Cassano, il calciatore con un cecio in testa

Una delle tante cassanate
Una delle tante cassanate 
 
di Piero Montanari
 
Ad Antonio Cassano gli si vuole bene, soprattutto dopo la brutta avventura di salute capitatagli all'Aeroporto di Milano-Malpensa al ritorno di una trasferta col Milan: la leggera ischemia e l'operazione seguita per chiudergli un buchetto nel cuore, fecero temere per il suo futuro di calciatore e soprattutto di uomo.
Abbiamo pensato anche che, come spessissimo accade dopo penose situazioni come questa, l'incidente avesse potuto, in qualche modo, cambiare il senso etico e morale della sua vita. Non che ci aspettassimo un futuro Cassano francescano, convertito sull'autostrada per Damasco, stile Paoletto Brosio o Claudia Koll - per intenderci -, tra Madonne di Medugorjee e campi di calcio. Questo no, ma che aggredisse una coppia di giornalisti di Telenord nella fase convalescente, questo proprio non lo potevamo immaginare.

E' successo ieri quando, casualmente, è stato avvicinato da due malcapitati cronisti della tv genovese che erano vicino la sua abitazione e stavano - a detta loro - soltanto registrando un sondaggio. Una giornalista del gruppo ha provato a spiegare al rossonero che lei e il suo collega non erano assolutamente interessati a lui, ma ad Antonio - more solito - le spiegazioni non sono bastate, gli è partita la testa ed ha iniziato ad insultarli e a dare spintoni al povero cameraman che, oltre tutto dichiarava, spaventato da tanta veemenza, la sua assoluta fede sampdoriana, cercando di placare l'Antonio Furioso.

Il tutto accadeva davanti agli occhi di alcuni testimoni in un bar, che hanno addirittura cercato di aiutare i poveri giornalisti di Telenord togliendoli dalle grinfie del calciatore barese.

Proviamo a capire cosa sta succedendo a Cassano: Antonio, lo si sa, non è nuovo ad episodi di intemperanza ed intolleranza, sul campo e fuori dal campo di calcio. Sappiamo tutti di quale brutto carattere sia dotato, in netto contrasto col suo straordinario talento calcistico che, se fosse stato sostenuto da un cervello pensante, avrebbe portato il giocatore rossonero a misurarsi con i più grandi calciatori della storia, non c'è ombra di dubbio.

La seconda considerazione è molto confortante e ci rassicura, e cioè che Cassano sta benissimo, ha riacquistato le forze, l'ischemia non lo ha minimamente cambiato, non ha intaccato assolutamente il suo cervello ed il suo stato mentale: due erano i neuroni in dotazione e due sono rimasti.
Speriamo di rivederlo presto sul campo e buon Natale, caro Antonio.

E chissene frega della nipote di Mubarak!

di Piero Montanari
Diciamoci la verità: era o non era la notizia che tutti aspettavamo con ansia? Ebbene, dopo travagliati mesi nove, è venuta al mondo, ignara di ciò che la circonda, la piccola Sofia, figlia di Karima El Marhoug, più nota come Ruby Rubacuori, ancor più nota come la sedicente nipotina dell' ex presidente egiziano Mubarak, ma notissima soprattutto per essere stata una delle amichette di un altro grande ex presidente, il "priapico" Silvio Berlusconi.

Ruby, di certo, è stata la più scomoda e la più intemperante delle escortine di Silvio, tant'è che l' ex Pres dovette chiamare, come tutti sanno, la questura di Milano personalmente per farsela restituire, incaricando del ritiro un'altra sua protetta e beneficiata, la consigliera comunale Nicole Minetti. Ma questa è storia vecchia e il procedimento per far luce sull'accaduto è appena iniziato.

Quello che invece tutti i notiziari riportano è il parto di Ruby così descritto: "All'Ospedale Villa Scassi di Genova Ruby è diventata mamma: è nata Sofia Aida. La piccola, figlia della marocchina e del compagno Luca Risso, sta bene, pesa kg. 3,560 ed è la gioia del papà" - il quale aggiunge - "La mia felicità è indescrivibile. Per adesso non si capisce a chi assomiglia di più. Speriamo che assomigli più a lei, che sia bella come Ruby ma che, magari come cervello, prenda un po' di più il mio." Capito? Praticamente dà della decerebrata alla compagna. Belle parole d'amore per la neomamma.

Ma perché dare tanto risalto a questo genere di notizie, mentre ci si sbrana per l'articolo 18, si prega per un posto di lavoro decente, una meritata pensione che non arriva, con l'incombenza del Natale e i soldi che mancano, il futuro carico di incertezze?
Perché è il Nulla che trionfa, che si insinua serpeggiante nelle spire del malcontento generale e lo anestetizza quel tanto che serve per riprendere fiato. E' Ruby che partorisce, è Cicciolina sessantenne con la tetta di fuori da Alfonso Signorini/a al programma tv Kalispera, che in greco significa buonasera (ma dde che?), col solito parterre de gran guignol, solite mostruosità televisive trite e ritrite. Non si augura la morte a nessuno, ma al programma di Signorini/a si, e pure veloce. Tanto gli ascolti non l'hanno premiato. Se credete in dio, sta accadendo: Cinepanettone flop, Grande Fratello, flop, Kalispera flop. Bella onomatopea, flop, flop, flop.

Signorini/a meriterebbe un discorso a parte: oltre a condurre il succitato programma televisivo ed essere, praticamente, in ogni dove come ospite, è il re indiscusso del gossip alla milanese, dirige tutto lui, Tv Sorrisi e Canzoni e Chi, due settimanali di forte tiratura e di bassissima qualità. Chi, soprattutto, vive sulle "paparazzate" e le indiscrezioni rimestando nella merda del vippaio nostrano. Uno basta che appaia una volta in tv e faccia un rutto, conquista subito di diritto la prima pagina di Chi.

Solo a sentirlo parlare, Signorini/a ti fa venire l'orticaria. E' la caricatura esasperata di una specie di femminino che non è ancora presente sul pianeta. E pensare che ha dietro una laurea in filologia medioevale ed è stato insegnante di latino.
Una fine ingloriosa davvero.

lunedì 19 dicembre 2011

Genesi e morte del Cinepanettone

di Piero Montanari 

Piccola storia del "Cinepanettone" termine spregiativo coniato dalla critica negli anni '80, quando il produttore Aurelio De Laurentiis commissionò, dopo il successo di "Sapore di mare", un film dello stesso tipo e con le stesse gag agli stessi registi, ma ambientato sulla neve e di clima natalizio.
I registi erano i due fratelli Vanzina e il film, girato per l'appunto a Cortina d'Ampezzo, era proprio quel famoso "Vacanze di Natale" del 1983 al quale seguirono gli altri numeri: Vacanze di Natale '91, Vacanze di Natale '95, Vacanze di Natale 2000, intervallati da altri film di genere, girati da Neri Parenti, il regista responsabile dell'ultimo "Vacanze di Natale a Cortina" che, alla resa dei conti, chiude il cerchio dei cinepanettoni.

Quindi, a conti fatti, sono 28 anni di film di Natale tra Boldi - De Sica, Boldi da solo, De Sica da solo, (poiché, in seguito, hanno deciso di chiudere la premiata coppia e fare i cinepanettoni ognuno per sè), poi De Sica con Sabrina Ferilli, fino a questo inevitabile, per consunzione, flop dell'ultimo film che, come tutti sanno, ha ridotto di un terzo gli incassi, passando da 500 mila a 236.696 spettatori, con appena 1.623.291 euro ai numerosi botteghini, perchè le copie distribuite sono state 750.

Sospendo il giudizio sulla qualità di questi film natalizi, perché di qualità non si può parlare, non ce n'è assolutamente mai stata e non era, forse, neanche richiesta. Il loro scopo è sempre stato quello di produrre degli incassi e far lavorare le maestranze del carrozzone cinematografico, da sempre in crisi.

Un tempo i film di serie "B" o cosiddetti film "di genere", mantenevano il cinema italiano, servivano ad alimentare l' "altro Cinema", quello importante, quello degli Autori, dei Pasolini, dei Fellini, dei Visconti e Co. Lo stesso accadeva per la musica: si producevano canzonette per reperire soldi a fin di bene e finanziare la musica dei cantautori, considerata più importante.
Questa abitudine è andata via via perdendo il suo significato più nobile, se così si può dire, e il cinepanettone è rimasto un orrore fine a sé stesso, esempio di solitudine cinematografica, ultimo baluardo del cinema di serie "B" che non ha più senso di esistere, prova ne è l'indebolirsi del consenso popolare, con la diserzione da parte del pubblico delle sale dove viene proiettato.

L'analisi ci porta inevitabilmente e col sorriso sulle labbra, ad un altro flop, quello del Grande Fratello, ormai arrivato - è opinabile - a chiudere i portoni della Casa, avendo realizzato il minimo storico di audience televisiva.

Quando il GF apparve per la prima volta su Canale 5, undici anni fa, fu facile per noi tutti capire che la televisione non sarebbe più stata quella che conoscevamo. Un insulso pollaio di personaggi coatti all'interno di una casa, col compito di eliminarsi a vicenda per vincere una somma finale.
Odi, amori, passioni, becerume e squallore umano spiattellati davanti alle telecamere H24 con noi a sbirciare dal buco: una vera patologia di massa, una malattia che nemmeno George Orwell nel suo 1984 avrebbe potuto immaginare.

GF e Cinepanettone: stiamo forse assistendo alla fine di questi due totem dell'insipienza cine-televisiva, piuttosto perniciosi perché fatti passare per spettacoli innocui e leggeri.
Non illudiamoci di una improvvisa crescita culturale del Paese. Però mi pare un buon inizio.

sabato 17 dicembre 2011

Zeffirelli: "L'ho dato via per la carriera"


 Il regista in una recente foto

di Piero Montanari
I tempi sono quelli che sono, difficili e duri. Le notizie dei sacrifici imposti dal governo rimbalzano sulle prime di tutti i giornali e in televisione non si parla d'altro. Anche la gente in giro, sui tram e nei negozi non ancora presi d'assalto per i regali di Natale, sembra aver perso il sorriso e la fiducia nel futuro.
Quand'ecco una notizia battuta su tutti i quotidiani ed i network online, balza a rubarmi, prima un sorriso, poi una crisi irrefrenabile d'ilarità: "Zeffirelli, carriera senza rimorsi: ho dato il culo per fare carriera". Incredulo leggo l'approfondimento: "ll regista icona del cinema e della lirica si racconta a Vanity Fair senza freni e inibizioni. Dall'amore con Visconti al successo".

Il regista catto-cattolico e senatore pidiellino, prosegue poi nel racconto di sé (cosa che lo fa assolutamente sdilinguire) parlando senza inibizioni (non l'avrei detto) del suo amore per Luchino Visconti del quale era stato aiuto regista ai tempi di Senso e La terra trema. Senti senti:
"Con tutti i suoi difetti, tra cui l'essere stronzo - racconta il regista - era bellissimo e fascinoso, potente. Sconvolse anche Coco Chanel". E ad un giornalista che gli chiese perché portasse il bastone, riferì: "Sono caduto da cavallo. Stavo facendo l'amore con un fantino e poichè mi piacciono le cose complicate, siamo andati al galoppo. E così siamo caduti..."

Ma la vera chicca da non perdere è quello che "Zeffirella" (così lo chiama Dagospia) disse una sera da Piero Chiambretti: "Io sono una gran troia, andrei a letto con tutti, anche con Silvio Berlusconi, ma lui non ci sta purtroppo. E' tutto d'un pezzo".

Bene, ecco la notizia che cercavo. Il mio umore è risalito di colpo quando mi sono immaginato, invece, che Berlusconi avesse accettato l'intrigo con Zeffirelli e li ho pensati tra gli scricchiolii della rete e quelli inevitabili dell'ossatura fragile. Una scena un po' forte, forse, e mi scuso per averla evocata, ma non priva di suggestione.

Concludo dicendo che Franco Zeffirelli avrà pure dato via il suo 'B side' per far carriera, ma poi l'ha rivoluto indietro tutta la vita con gli interessi.
A proposito di lati "B", a presto una retro-spettiva dell'autore.

giovedì 15 dicembre 2011

La A.S. Roma alla cena delle beffe







 






di Piero Montanari

Strano momento per la A.S. Roma, culminato nella beffarda cena di Natale
organizzata dalla Societa al Maxxi, il bellissimo museo nazionale delle Arti, nel quartiere Flaminio della capitale. 
Osvaldo, l'incazzoso per non parteciparvi, s'inventa la scusa più banale, stile "maestra m'è morta mi nonna". Ha raccontato che doveva restare a casa al capezzale della figlioletta febbricitante. Vabbeh, un'altra non gli è venuta in mente?
Speriamo che non sia il 'Bacillus Cassanus' che circola negli spogliatoi. Ogni tanto qualcuno si infetta. 
Il presidente Thomas Di Benedetto, zio Tom, ha bevuto champagne con bollicine amare, dopo essere stato messo in minoranza dall'ultimo consiglio d'amministrazione, ora virtualmente nel pugno del maggior azionista della nuova Roma, Mr. James Pallotta, che sale e fa eleggere due dei suoi, Mark Pannes e Brian Klein. Il primo è il direttore del fondo gestito da Pallotta, il secondo riveste il ruolo di capo esecutivo della U.S. Soccer Fondation, ente che si occupa della promozione del calcio negli Stati Uniti. Zio Tom resta il Presidente di facciata. 
I risultati della squadra che non arrivano, un punto nelle ultime tre partite, una classifica da "Rometta", lo spauracchio di tutti i tifosi che hanno dovuto navigare per anni in mezzo alla classifica più deprimente, quella tra la parte destra e sinistra del tabellone, prima dell'avvento dei Sensi e di allenatori come Eriksson, Capello, Spalletti, che avevano rilanciato la Roma tra le squadre più forti del campionato e non solo. 
Luis Enrique Martínez García, da Gijon, Spagna, che è arrivato qui con un'idea di calcio e la ripropone sia che giochi col Roccacannuccia F.C., sia che incontri Juve, Real, Barça e cannoni di questo calibro. Coerente, si potrebbe dire, col progetto che ha in mente. Rigido, potrei aggiungere: le squadre non sono tutte uguali. Ma i tifosi, nella stragrande maggioranza, hanno deciso di dargli credito, fino alla prossima sconfitta, aggiungo io poi parte la contestatio. Il calcio nel Belpaese va così. 
Totti contestato dai suoi tifosi ha minacciato di volersene andare via, e poi ha ritrattato: "Se il problema della Roma sono io - ha detto il capitano - ci penseremo. Non parlo né della società, né del mister, né dei compagni. Mi spiace solo sentire alcune dichiarazioni dei tifosi romanisti nei miei confronti". Poi a fine serata, come detto, corregge il tiro: "Resto alla Roma".
Tutto perché è stato contestato da tifosi sicuramente romanisti (per stessa ammissione di Totti) a causa del rigore sbagliato nella partita contro la Juve.  
I tifosi romanisti: strana genia i tifosi in generale, e quelli viscerali della Roma non fanno eccezione. Contestano Totti per un rigore sbagliato? (lo so, avrebbe cambiato la partita e la Roma, con tutta probabilità, avrebbe vinto). Ma Totti è un calciatore straordinario, una delle ultime "bandiere" del calcio, una vita dedicata alla sua squadra del cuore, ha attraversato e fatto sognare almeno tre generazioni di romanisti: ecco i suoi record, per i tifosetti di memoria corta:
Nel campionato di Serie A ha collezionato 480 presenze (15° class. presenze) e 207 reti (5° class. marcature, 3° tra i bomber italiani di sempre, 1° tra i giocatori ancora in attività); entrambe le statistiche sono record assoluti nella storia della Roma. È inoltre al secondo posto nella classifica delle reti segnate con la stessa squadra nel campionato italiano (207 reti); meglio di lui solo Gunnar Nordahl (210 reti) con il Milan. Con 618 gare e 262 reti complessive è il calciatore che in assoluto ha giocato più partite ed ha segnato più gol con la maglia giallorossa. Con 88 presenze e 37 reti segnate è il giocatore romanista più presente e prolifico di sempre nelle coppe europee. Con 33 gare disputate è il primatista di presenze nel derby di Roma. 
Concludo con una barzelletta surreale, ma che rende l'dea. Campionato mondiale delle "scopate", finalista un tizio, il più forte, evidentemente, che tenta di superare il record di 1.000. Pubblico da finale, inizia la performance, il tizio si dà da fare, ma alla 999sima copula si affloscia esausto sul terreno. E dalla curva, nel silenzio, si alza una voce: "A frocioooo!!!"

sabato 10 dicembre 2011

La rivincita di Checco Zalone


di Piero Montanari

Resto Umile World Show di Checco Zalone, ieri alla sua seconda puntata su Canale 5, non è riuscito a bissare gli ascolti della prima e chiude con un calo di 4 punti di share e circa 5 milioni di spettatori, uno in meno della volta scorsa. Certo, come risposta a Fiorello mi è parsa debole davvero, però già dal titolo dello spettacolo si evince un understatement che fa tenerezza, tutto sommato.
La prima puntata si era portata dietro un coro di critiche a causa delle volgarità delle quali viene accusato il comico barese, soprattutto per la sua imitazione di "zio Michè" Michele Misseri (a me quanto mi urta 'sto modo affettuoso di chiamare quest'uomo, accusato di efferatezze inenarrabili) trovata alquanto inopportuna, data la storia che si porta dietro.
Sospendo il giudizio sulle presunte o reali volgarità di Checco, che però, ricordo, sono il succo della sua comicità, partendo proprio dal nome d'arte che si è scelto: infatti in dialetto barese, equivale all'espressione "che cozzalone!", che significa "che volgarone!". Lui in realtà ha un nome molto più tranquillo, Luca Pasquale Medici, e pure una laurea in giurisprudenza che ci regalano sicuramente un personaggio molto lontano da quello che interpreta.
Checco non è una novità nel panorama dei comici italiani, tanti prima di lui hanno usato il dialetto, gli sfondoni grammaticali, i doppi sensi sul sesso. Tutto l'avanspettacolo, palestrona di serie B dei grandi come Totò, Fabrizi, Macario, Rascel e tanti altri, si basava proprio sui questi meccanismi della comicità. Ma Checco ha condito il tutto con sapienza e umiltà, vera o presunta, che gli derivano probabilmente dalla qualità della sua formazione culturale. Piace, è vero, perché dice parolacce, però le dice in maniera lieve e meno volgare di tanti, e si capisce che scherza col pubblico in un gioco di "lo so che voi sapete che io non sono così."
Ieri, forse in seguito alle accuse di volgarità che gli hanno mosso, ha invitato Al Jarreau, uno dei cantanti di Jazz (ma non solo) più straordinari del '900, ed insieme hanno interpretato un famoso brano composto dall'eccelso pianista Cick Corea, Spain, dall'Lp "Ligh as a Feather" del 1972. Checco mi ha davvero impressionato, suonando benissimo, improvvisando al piano con maestria e soprattutto non sfigurando accanto al suo grandissimo ospite.
Forse non ha, come si dice, chiuso la bocca alle critiche, forse al piano non vale un dito di Stefano Bollani, e sul palco neanche una gamba di Fiorello, ma ha mostrato di essere comunque un artista a tutto tondo.

sabato 3 dicembre 2011

Il Beatle che faceva piangere la sua chitarra





di Piero Montanari

Dieci anni fa il 29 novembre 2001, per un tumore al cervello, moriva George Harrison, il "quiet Beatle" il Beatle tranquillo, come veniva chiamato dai fan.
Era la chitarra solista dei Fab Four, quella che disegnava le melodie negli intervalli del canto. Ho sempre pensato che non fosse tecnicamente un eccelso chitarrista ma, come per Ringo con la batteria, con un bel suono, semplice e pulito, con le linee melodiche intelligenti ed alcuni "assolo" da antologia, come quello, solo per citarne uno, della sua "Something", una delle più belle canzoni d'amore mai scritte.
 A George - come per Ringo - non era dato scrivere brani per il gruppo (a questo pensavano mirabilmente John e Paul), tuttavia ne compose 22, tra i quali While My Guitar Gently Weeps, Here Comes the Sun e quindi la splendida Something, che di certo segnò il suo apice massimo.
 Fu il primo dei Beatles ad interessarsi alla cultura indiana, molto in voga a quel tempo, tanto da coinvolgere anche il resto del gruppo, trascinandolo in India a meditare con il Santone Maharishi Mahesh Yogi.
Iniziò a studiare il Sitar - la chitarra classica monotonale indiana - con un altro grande maestro, Ravi Shankar e probabilmente fu proprio a seguito di ciò che il gruppo prese la rotta per le Indie.
 In realtà George non abbandonò mai più questa sua religiosità e il suo cammino spirituale. Spesso ripeteva: "Tutto può attendere, non la ricerca di Dio e amatevi l'un l'altro" ed ancora, esercitando la modestia dei grandi: "Nell'insieme non avrebbe proprio importanza se non avessimo mai fatto dischi o cantato una canzone. Non è importante quello. Quando muori avrai bisogno di una guida spirituale e di una conoscenza interiore che vada oltre i confini del mondo fisico. Con queste premesse direi che non ha molta importanza se sei il re di un paese, il sultano del Brunei o uno dei favolosi Beatles; conta quello che hai dentro. Alcune delle migliori canzoni che conosco sono quelle che non ho scritto ancora, e non ha neppure importanza se non le scriverò mai perché sono un niente se paragonate al Grande Quadro".
Deve essergli stata di grande aiuto la sua spiritualità, quel giorno a Los Angeles, nella villa di Ringo Starr a Beverly Hills, quando ha avvertito che stava per raggiungere il suo Krishna, a 58 anni, confortato dai suoi amici e dalla sua seconda amatissima moglie Olivia.
Per 10 anni, dal 1960 al 1970, con oltre un miliardo di dischi venduti, era stato e "il più grande e famoso chitarrista del mondo", all'interno di quella straordinaria ed irripetibile meteora che furono "The Beatles".

venerdì 2 dicembre 2011

Mi mandava Rai 3

Edoardo Camurri è il conduttore di Mi manda Rai3





 

di Piero Montanari

Alla Rai fanno sul serio, altro che servizio pubblico! Si chiude "Mi manda Rai3". La trasmissione dei consumatori incazzati, in onda dal 1990 praticamente senza soluzione di continuità, tira giù le serrande per mancanza di ascolti. L'ultima puntata ha realizzato uno share da film espressionista tedesco alle due del mattino: 2,48% con 738mila spettatori.
Il direttore Antonio di Bella, in una nota apparsa oggi, ci ammannisce le solite parole di circostanza che si dicono ai funerali dei programmi televisivi, in questo periodo sempre più frequenti: "Desidero comunque ringraziare curatori, autori e conduttori per l'impegno profuso in questa edizione ma il nostro sforzo comune non è riuscito a catalizzare l'interesse del pubblico. Non possiamo che prenderne atto. Siamo già al lavoro per strutturare nuove offerte editoriali in queste e altre fasce d'ascolto".
Ecco fatto, segata la vecchia trasmissione lanciata da Antonio Lubrano nel lontano 1991, che aveva di sicuro un appeal molto più forte di ora. La frase storica che il conduttore napoletano pronunciava a tormentone: a questo punto la domanda sorge spontanea, divenne subito famosa, e un luogo comune che ancora oggi, dopo vent'anni, si sente dire in giro.
Mi Manda si avvaleva di autori esperti quali Anna Tortora e Bruno Voglino e di ospiti-consulenti in studio quali la supercolorata Anna Bartolini e l'arruffato professore Ugo Ruffolo, che più calabrese non si sarebbe potuto, ed era un appuntamento che tutto sommato faceva simpatia, con i tanti ospiti incazzati e le loro storie che la gente a casa poteva riconoscere come proprie. E poi le conduzioni che si sono avvicendate negli anni: i napoletani veraci Lubrano e Luigi Necco, poi Piero Marrazzo che l'ha tenuta per più di otto anni, l'eccessivamente ridanciano Andrea Vianello per sei anni e l'ultimo, Edoardo Camurri, secondo chi scrive uno dei migliori, che ha anche tentato di imprimere alla trasmissione nuove modalità ed argomenti più attuali.
Ma gli ascolti sono andati giù vorticosamente, da aprile fino ad oggi si sono dimezzati, e lo share è diventato un terzo.
Tocca al solito Di Bella - che già l'aveva fatto - pronunciare l'ultimo amen di Mi manda Rai 3.
Chi ci difenderà ora?

lunedì 21 novembre 2011

La morte di Roberto Spizzichino "Spizz"

Roberto Spizzichino tra i suoi piatti









Purtroppo un altro amico se n'è andato: Roberto Spizzichino, classe 1944, compagno di tante suonate, amico dei primi passi musicali, grandissimo artista della batteria ed artigiano sublime e visionario. Da più di venticinque anni si era messo a costruire, letteralmente "a mani nude" piatti  per batterie. Si chiamano "Spizz" e sono apprezzati dai più grandi drummer in circolazione. 
Roberto aveva girato a lungo, prima di trovare la sua strada,  poi scoperta in ciò che univa musica, ingegno - del quale era ricco - arte ed artigianato, ed era  quindi emigrato dalla sua Roma, verso le "città delgli strumenti", Ancona, Osimo, Pistoia, alla ricerca di chi - fabbriche, operatori del settore etc - gli desse retta, al fine di operare questa mirabile fusione che da tempo aveva in testa.
Noi amici pensavamo che fosse un po' matto, e forse avevamo ragione, ma  non avevamo capito che Roberto rincorreva il suo sogno, che non era il nostro. 
La malattia che lo minava da più di 12 anni ce lo ha purtroppo strappato, ma per fortuna restano le straordinarie cose che la sua vita continuerà a raccontarci, soprattutto a sua mglie Louise ed ai suoi giovani figli, Ruben ed Alina. 
Era con la sua famiglia a Pescia, in provincia di Pistoia, dove lavorava ancora ai suoi magnifici piatti, quando una recrudescenza più aggressiva del suo male lo ha stroncato, ieri sera 21 Novembre 2011. 
Caro Roberto, ho la mente piena di ricordi di viaggi in macchina e di concerti insieme a te. Eravamo una ritmica molto coesa e con un sacco di swing e, a quel tempo, tutti volevano suonare con noi due: Romano Mussolini, Marcello Rosa, Tony Scott, Amedeo Tommasi, Harry Davis, Henry Edison, Toots Thielemans e tanti, tanti altri cui hai voluto offrire la tua immensa e straordinaria musicalità. Sei il batterista con il quale ho espresso al meglio la mia musica, sei l'amico caro di tanti passaggi di vita, sei una persona straordinaria e non ti dimenticherò mai.
Addio, amico mio, che il mio abbraccio ti riscaldi per sempre.
Roberto al lavoro, mentre crea il suono
Piero Montanari

Due"creature" di Roberto

domenica 20 novembre 2011

Cicciolina va in pensione

  



 (da: redazione di globalist.it con commento di Piero Montanari)

Sulla piazza di Montecitorio, quel 2 luglio del 1987, una folla di qualche centinaia di persone aspettava l'arrivo di una nuova deputata molto speciale: Ilona Staller, in arte Cicciolina, pornodiva eletta nelle liste del partito radicale con ventimila preferenze. Il boom di voti era arrivato dopo una campagna elettorale condotta su uno schema collaudato: comizio sulla libertà sessuale, apertura della camicetta, seno al vento, ressa dei sostenitori che tentavano in tutti i modi di metterle le mani addosso. La polizia ebbe un bel da fare, in quella calda giornata di luglio i cui si inaugurava la nuova legislatura, per tenere a bada i fan della pornostar, schiumanti dietro le transenne. Le attese non andarono deluse: Cicciolina arrivò scortata da Moana Pozzi, Ramba, Baby Pozzi e Hula pop, quattro sue colleghe in abiti più che succinti che la salutarono togliendosi la maglietta (e sotto non avevano il reggiseno), cosa che scatenò il parapiglia tra fotografi e cameraman. La neodeputata, invece, indossava un vestitino patriottico: un lungo abito stretch verde bandiera, senza spacchi o scollature ma aderentissimo, con inserti bianchi e verdi. Durante la campagna elettorale Giulio Andreotti, sulla sua rubrica sull'Europeo, l'aveva invitata a presentarsi ala Camera, se eletta, in abiti «accollati» per rispetto degli elettori, «anche di quelli che votano per Benedetto Croce». Nata a Budapest il 26 novembre del 1951, figlia di un funzionario del ministero dell'Interno dell'Ungheria comunista, Ilona era arrivata in Italia che aveva venti anni. L'incontro che le cambiò la vita fu quello con il suo futuro pigmalione Riccardo Schicchi, manager del porno, che alla fine degli anni '70 la lanciò come stellina del genere erotico. Cicciolina stava al confine tra soft e hard core, giocando sull'accostamento tra sesso smaliziato e candore infantile: nei suoi improbabili vestitini bianchi, con l'immancabile coroncina di fiori in testa e il povero pitone con cui si esibiva nei teatri , Cicciolina era diventata l'icona di una trasgressione tutto sommato accettabile: fu suo il primo seno nudo trasmesso dalla Rai, nel 1978. L'idea di entrare in politica risaliva al 1979, quando Cicciolina si era presentata in una «Lista del Sole» che però aveva fatto completo naufragio. Nel 1987, quel volpone di Marco Pannella, non nuovo a arricchire le sue liste con candidati «choc», offrì un posto alla pornodiva ungherese. A bordo di una cabriolet rossa, la Staller cominciò a girare le piazze di città e paesi, facendo sempre il pienone nei suoi comizi; ma nel mondo politico qualcuno storceva il naso. Emanuele Macaluso, allora dirigente del Pci, scrisse un corsivo sull'Unità in cui la accusava di raccattare voti «regalando baci e facendo vedere le tette». Le sue foto nell'aula di Montecitorio, inguainata in vestiti fascianti o tailleurs strizzati, fecero presto il giro del mondo. L'onorevole pornodiva alimentava i giudizi sprezzanti sul'Italia. Come parlamentare si è occupata dei temi a lei cari: il divieto di allevare animali da pelliccia, la riapertura delle case chiuse, la creazione di parchi dell'amore, l'eliminazione della censura. Durante la crisi del Golfo, nel 1990, annunciò di essere pronta a fare l'amore con Saddam Hussein per convincerlo a evitare la guerra (non si sa se il dittatore iracheno ne fu informato). Alla Camera cominciarono ad arrivare le richieste di autorizzazione a procedere contro Ilona Staller per atti osceni (commessi, secondo l'accusa, nei suoi show e nei suoi comizi politici). Ma l'aula la assolse, a scrutinio segreto, bloccando i processi nei suoi confronti con 190 voti a favore e 130 contro. Segno che i sostenitori in Parlamento, nonostante tutto, non mancavano. Archiviata la politica (il «partito dell'amore», ideato con Moana Pozzi ben prima di Silvio Berlusconi, fu un flop alle politiche del '92), Ilona Staller è tornata a essere una pornostar, e ha cercato di farsi una famiglia. Ma il suo matrimonio con l'artista americano Jeff Koons è finito male e solo da poco tempo ha vinto la battaglia legale per l'affidamento del figlio. Ilona Staller arriva ora al traguardo dei sessant'anni (il prossimo 26 novembre), dicendosi pronta a fondare un nuovo partito «ottimista-futurista». Ma anche se la sua nuova «discesa in campo» non dovesse funzionare, potrà sempre festeggiare il compleanno con l'arrivo della pensione da parlamentare, tremila euro lordi che la Camera comincerà a versarle dal prossimo mese, eredità di quei 5 anni in cui Ilona Staller è stata per tutti «l'onorevole Cicciolina».  
Che tenerezza Cicciolina pensionata! E come dire che vanno in pensione centinaia di migliaia di "toccatine erotiche", comprese le mie e quelle di una generazione di uomini cui promettevi dolcetti e caramelle sessuali, mentre carezzavi il tuo orsacchiotto di pelouche ed ammiccavi furbescamente bambina. Non eri certo il prototipo della virago mangia-uomini, piuttosto la tua sensualità era di natura infantile, eterea, quasi ingenua e non morbosa. Gli uomini, noi uomini - si sa - andiamo matti per le fusa, e tu, cara Cicciolina ne eri abile dispensatrice. Usare un tempo passato parlando di te mi intristisce un po', (quasi un'omelia funebre alla tua "patatina") anche se ti immagino ancora bella nei tuoi sessant'anni. Benvenuta, Cicciolina, nel mondo dei normali, quelli con la cellulite e la pancetta, e beata te che ci arrivi pure con una bella pensione che ti abbiamo volentieri regalato, a compenso di quelle note "toccatine erotiche" di cui sopra e, credo, solo per quello (altro, come onorevole mi pare che non hai fatto). 
PS: Oggi, dopo quello cui abbiamo assistito in questi anni bui, una come te non farebbe più scandalo. Saresti una noiosissima e banalissima "normale".

mercoledì 16 novembre 2011

Fiorello, la tv e la ragazza nuda



Una delle foto osè di Magda


di Piero Montanari
 (pubbl. su www.globalist.it il 15 nov.2011)
Sovente mi intrattengo in accese discussioni su temi di spettacolo, con un grande amico nonché grande esperto di media, Giancarlo Governi, che la televisione l'ha prodotta, spesso inventata, ad altissimi livelli e per lunghi anni. 
Ogni volta che un evento televisivo appare sugli schermi di casa, la querelle si accende, e ieri, dopo aver visto il programma di Fiorello su Rai 1 "Il più grande spettacolo dopo il weekend", la disputa è partita come al solito.
Al di là dei meriti del bravissimo show-man (che ha riproposto ieri le sue cose miglori ormai rodate, condite con le novità della politica, ed ospiti prestigiosi) ritengo che lo spettacolo di Rosario, pur essendo un bellissimo varietà, non dica nulla di straordinariamente nuovo: mi sembra il classico show televisivo del sabato sera col mattatore, però riproposto il lunedì.
Questa se vogliamo, è la novità: una collocazione non canonica dello storico varietà di Rai1. L'esigenza di assimilare spettatori, soprattutto della fascia giovane, che il sabato disertano la televisione in favore delle discoteche o le uscite con gli amici, ha favorito questa scelta. E sembra proprio quella giusta perchè il successo di pubblico ha premiato il programma, che ha realizzato 9 miloni e 796 mila telespettatori, con uno share molto alto, il 39,18%. Ma ecco la disputa.
Governi:
" Hai visto il grande Fiorello? Se non piace neppure questo, vuol dire che il pubblico è diventato una m.a.
Montanari:
"Non vorrebbe dire questo, semmai che la televisione è cambiata e non è più capace di generare eventi come prima, considerando l'offerta che oggi è estremamente frammentata.
Governi:
"Ma se non è evento questo. Vorrebbe dire, casomai, che questa televisione di m.a ha fatto diventare di m.a il pubblico!
Montanari.
"Dico solo che prima tutti a casa a vedere Sanremo, la Nazionale di calcio, Benigni, Fiorello. Oggi non è più cosi, la televisione è profondamente cambiata".
Perché? Ma perché ci sono decine di canali, Sky, i film con la tv digitale che da oggi è in tutte le case italiane, perché c'è la Rete, Youtube e i video che i ragazzi preferiscono spesso guardare, piuttosto che la televisione in salotto, anche se i risultati del programma di Fiorello sembrano darmi torto.
Una studentessa egiziana di vent'anni, tale Aliaa Magda el Mahadi, ha posto sul suo blog delle foto di lei (ed altri) completamente nuda con le autoreggenti e le ballerine rosse ai piedi, chiamandola "Fan Ary" (arte nuda) e definendo la sua performance: "Un grido contro la società della violenza, del razzismo, della molestia sessuale e dell'ipocrisia".
Questa notizia è su molti quotidiani online e, manco a dirlo, il blog di Aliaa è stato subito visitato da centinaia di migliaia dipersone. Perché - direbbe Governi e forse anche voi - c'è una ragazza di vent'anni ingenuamente nuda. Forse, ma non credo soltanto, mi sembra riduttivo. E' un paradigma di come stanno cambiando le attenzioni del pubblico nella fruizione dei media e merita una riflessione approfondita, come i risultati del "Servizio Pubblico" di Santoro il quale, senza reti generaliste, ha realizzato il 15% di share.

venerdì 11 novembre 2011

Anche Fede a casa: finalmente

di Piero Montanari
(pubbl. su www.globalist.it l'11-11-11)

11-11-11 , una data profetica, un numero palindromo (che lo puoi leggere sia da sx verso dx che al contrario, dal greco palin, indietro, e drómos , corsa), forse l'apertura, per i cabalisti, addirittura di una "porta magica", accesso per la Terza Dimensione che, se poco poco si apre e so dove sta, mi ci infilo, non potendone più. E poi l'11 come numero funesto (ricordiamo l'11 settembre a New York, l'11 marzo a Madrid), e poi i tre 11 i cui 1 sommati danno 6, il numero della Bestia.

Insomma, ce n'è per chi ama la numerologia legata agli eventi, forse retaggio medievale dell'uomo, quando bruciava le streghe e i gatti neri, o forse il bisogno del trascendentale, a cui gli umani trasferiscono gli accidenti della vita che, secondo questo agnostico, miscredente, volteriano- illuminista che scrive, sono assolutamente e totalmente casuali. Chi bestemmia il suo dio dovrebbe essere premiato ed incoraggiato dalla sua religione, perché la bestemmia, per quanto volgare ed inutile, a suo modo è un atto di fede.

Ebbene, in questo irripetibile e strano giorno pieno di 1, una notizia campeggia sui disatri del mondo: l'annuncio di Emilio Fede, l'ineffabile direttore del Tg4, il quale minaccia che, nel caso Berlusconi lasciasse la politica, di lasciare la conduzione del telegiornale, per seguire il suo Mentore nel buen retiro della pensione dorata di Antigua.

Lo ha detto in una trasmissione radiofonica di Rai2, "Un giorno da pecora", aggiungendo di essere "triste, furibondo ed incazzato per il complotto ordito nei confronti del suo amato padrone per farlo cadere, di non credere che Egli sia finito e molli facilmente la presa, che probabilmente ce lo porteremo dietro fino a 120 anni perché dotato di super-forza e che, ad ogni buon conto, lui sarà sempre pronto a seguirlo", facendo attenzione - dico io - che il palmo che lo separa dal sedere di Berlusconi non si allunghi.

Possiamo stare tranquilli, la notizia più seria ed importante per l'umanità, in questo strano 11-11-11 l'abbiamo avuta, ed è, tutto sommato, una gran bella notizia.
Sonni tranquilli, gente

venerdì 4 novembre 2011

Berlusconi canta il Bunga - Bunga

 

 di Piero Montanari

(Pubblicato su www.globalist.it il 4 nov. 2011)

La crisi ci attanaglia, inutile nascondersi ancora, il debito pubblico italiano supera quello dei paesi africani e, pare, stia per essere rimessa in circolazione, come moneta corrente, la pizza di fango del Camerun. Ma gli altri paesi non stanno meglio di noi: in Grecia, in un delirio di nostalgia per l'antico splendore, auspicano l'uscita dall'eurozona e il ritorno della dracma, mentre Sparta e Atene si stanno facendo la guerra e le legioni di Achille sono asserragliate sotto il monte Athos, guidate dal primo ministro George Papandreou.
Un inferno, un periodo socio - politico - economico di una gravità senza precedenti. 'Momentini' di siffatta pesantezza, in epoche passate, sono stati brodo primordiale per l'avvento di tristi nefandezze, come il Nazismo in Germania ed il Fascismo in Italia. Ricordo cosa accadeva in quel tempo, dalla repubblica di Weimar e l'ascesa di Hitler, alla marcia su Roma con la benevolenza di Giovanni Giolitti e del Re.Mentre la Storia ci ricorda di non minimizzare certi segnali, e a tenere alta la vigilanza democratica, arriva sulle pagine di tutti i giornali una notizia sorprendente, che potrebbe scacciare via la crisi e ridare fiducia ai mercati. Qual è la notizia?
Eccola: Mariano Apicella, il giullare alla corte del premier, ci rassicura tutti che, a giorni, si troverà nei negozi il cd con le canzoni di Berlusconi. Il disco si chiamerà "Con amore" e contiene i testi del primo ministro e le musiche di Apicella! Wow, che notizia!
In realtà l'Opera era attesa da tempo, tanto che due grandi testate internazionali - Il Guardian e Le Monde, si interrogavano - preoccupate - sulle sorti del Cd. Ma Apicella, in una nota comparsa sui quotidiani di oggi, ci rassicura e ci spiega le cause del ritardo: "Sa, un sax che non va, una batteria che non suona, ma ora è tutto a posto e il disco è pronto per uscire". Il sistema è quello collaudato di sempre: "Berlusconi mi manda i testi, io scrivo le musiche. Ma l'ordine può essere anche inverso." Bene, e che musica sarà? E Apicella:" Il disco parte lento e poi accelera: c'è un bel samba e poi c'è anche del latino-americano". Ed aggiunge: "L'album è già pronto per i negozi. Ora dobbiamo capire se organizzare una festa di lancio, non lo so ancora".
Meno male, quindi, possiamo stare tranquilli.Spero fortemente che, tra le tracce del disco, ci sia un pezzo chiamato "Bunga - Bunga" e sia suonato sullo stile africano con i cori di Fede, Berlusconi e della "tribù" di mignotte al seguito. Giuro che me lo compro, al diavolo la crisi! Speriamo che al negozio di dischi (ammesso che ce ne siano ancora) accettino la pizza di fango del Camerun.

mercoledì 2 novembre 2011

Cassano, il pierino fragile









(da www.globalist.it del 1 nevembre 2011)

di Piero Montanari
Antonio Cassano sta male. Le informazioni sulla sua salute rimbalzano in maniera vorticosa tra le agenzie stampa, e le tv e le radio sono accampate in attesa di aggiornamenti davanti al Policlinico di Milano, dove Antonio è stato ricoverato subito dopo il suo ritorno dalla partita del Milan contro la Roma, sabato scorso.
Si era sentito male sull'aereo; sembrava un po' di stanchezza, dopo aver disputato uno scorcio di gara strepitoso nel quale non si era risparmiato, creando anche seri guai all'undici giallorosso. Si sapeva che avrebbe dato tutto, Cassano teneva molto a far bella figura con la sua vecchia squadra e davanti ai suoi vecchi tifosi che, a giudicare dai fischi appena entrato, non gli hanno mostrato molto affetto, incongruenza folle del tifo calcistico. Ma questo conta di meno, conta poco.
Conta, invece, che quella stanchezza che Antonio ha sùbito sentito strana, la difficoltà di pronunciare parole e il giramento vorticoso della testa non erano da attribuirsi alla partita da poco disputata, e non promettevano certo nulla di buono.
Il referto non è stato ufficializzato, ma Cassano ha avuto un'ischemia cerebrale temporanea che, per un atleta di 29 anni potrebbe dire la fine dei giochi.
Questa paura di vedere Cassano in condizioni gravi (e speriamo non così gravi, ovviamente) mi riporta immediatamente alle orribili sensazioni che provai quel 30 dicembre del 1989, mentre guardavo la partita Roma - Bologna, e vidi Lionello Manfredonia, centrocampista e stopper romanista, accasciarsi senza vita sul campo, vittima di un arresto cardiaco. A Bologna, quel giorno, c'era un freddo polare (meno 5) e Bruno Giordano, suo vecchio compagno nella Lazio, di sicuro gli salvò la vita, producendosi immediatamente in un primo ed efficace soccorso.
L'immagine che si ha dell'atleta è un'immagine di forza, di invincibilità, soprattutto per noi che li idolatriamo, quando vincono e ci esaltano. Per questo che fa più male prendere coscienza che possono ammalarsi come "comuni mortali", e talvolta spegnersi sul campo, cosa alla quale, qualche volta, abbiamo tragicamente assistito.
Cassano è un guascone, simpatico e divertente, intemperante e "pierinesco", un giocatore straordinario che, preso in dosi omeopatiche, sa anche tenere alto il morale degli spogliatoi nelle squadre dove ha giocato: il Bari, la Roma, Il Real Madrid, la Sampdoria, il Milan. La Roma ne sa qualcosa di queste intemperanze, e molti allenatori hanno subìto il suo carattere, non capendo il suo spirito cameratesco e la goliardia che ne tratteggia la personalità. E' di Bari Vecchia, Antonio, ha fatto si e no la scuola dell'obbligo ed è un talento naturale calcistico come se ne vedono pochi.
La gioia di tutti sarà tornare a veder giocare questo straordinario ragazzo e atleta di 29 anni che, chissà per quale tragico destino, si è ammalato di una malattia da vecchi sedentari.

lunedì 31 ottobre 2011

i vaffanculo di Iacchetti


 

di Piero Montanari
 
Questa mattina il comico Iacchetti Enzo, in forza a Canale 5 nella conduzione del Tg satirico "Striscia la notizia" condivisa con Greggio Ezio, si è svegliato con una fortissima incazzatura - probabilmente di natura senile - a giudicare dalle parole e parolacce che ci ammannisce nel suo video postato su Fb e stracliccato nella Rete. 
T-shirt bianca, occhialini da intellettuale di sinistra anni'80, scapigliatura evidente, aria da vendicatore delle genti, cisposità agli occhi, deiezioni mattutine - suppongo - ancora da effettuare, stomaco vuoto e brontolante (se fate attenzione si sente nell'audio, scherzo), ha iniziato a mandare "a fanculo" prima Brunetta, per l'assunzione alla Camera dei deputati di altri 33 impiegati, che si uniscono ai già 4.600 dipendenti (la Camera, in una nota, smentisce).
Poi attacca La Russa, ministro della difesa, per l'acquisto di 19 Maserati blindate ad uso di generali e capoccioni del ministero (La Russa non smentisce.) e gli parte, all'insegna del ministro, un vaffanculo davvero di cuore. Poi aggiunge che, se continua così, "a fanculo" tra 15 mesi ci andiamo tutti, concludendo l'invettiva con la frase:" Bisogna cominciare ad incazzarsi".
Sono sincero, da Iachetti tutto questo ardore contro Berlusconi ed il suo governo non me lo sarei mai aspettato. Mi è sempre sembrato una persona - ed un comico - un tantino 'prono' e leggermente servile, con poca personalità e che, al massimo, legge su Striscia quello che scrivono sul 'gobbo' gli autori del programma.Non mi è mai stato particolarmente simpatico, forse si legge tra le righe, questo Forrest Gump "de noantri", e faccio fatica a capire il suo successo, sin da quando - una ventina di anni fa - lo ascoltavo cantare le sue canzoncine minime e declamare poesie un po' imbecilli al Costanzo show. 
Da oggi, dopo questo suo exploit sulla rete, vedo Enzo Iachetti con altri occhi. Pensate: sputa sul piatto dove mangia con un coraggio veramente leonino!
Qui le cose sono due: o stanno cadendo le mura di Gerico e tutti si danno alla fuga per non essere travolti ("Io berlusconiano? Mai stato!") oppure c'è un epidemia di tosse che colpisce soprattutto le pulci.


sabato 29 ottobre 2011

Diritti Siae ed Internet: pagare o condividere?



 (Pubblicato su www.globalist.it il 29/10/2011)



di Piero Montanari
La Siae, Società Italiana Autori Editori, ha oggi deciso, applicando una regola da sempre contenuta nella legge italiana e nei trattati internazionali, di far pagare diritti agli utilizzatori dei contenuti artistici nei trailer cinematografici, che da tempo inondano copiosamente il web. I siti che li trasmettono, quindi, dovranno sborsare alla Siae 1800 euro l'anno, per un massimo di 30 sequenze filmate in totale. La Siae, in seguito a ciò, ha chiesto ai siti interessati, davvero numerosi, di regolarizzare la loro posizione "Nell'interesse di tutta la filiera del Cinema nel rispetto dei diritti degli autori anche su Internet".


Cosa dire? La notizia, come è ovvio immaginare, non solo ha destato scalpore ma ha sconvolto i responsabili di questi siti, alcuni dei quali hanno minacciano e riempito di insulti quello della Siae, considerata da molti come un esattore iniquo ed esigente.
Ma ecco qui cosa dice la norma: "Qualunque utilizzazione di un'opera cinematografica o assimilata su rete telematica deve essere autorizzata dal titolare del diritto, che in genere è il produttore o chi ha acquisito da lui i diritti in base ad un contratto. (...) Oltre ad avere l'autorizzazione del produttore cinematografico o audiovisivo, l'utilizzatore deve anche corrispondere l'equo compenso a favore degli autori di opere cinematografiche ed assimilate (regista, soggettista e sceneggiatore), da negoziare con la SIAE (artt. 46bis e 18bis della L.d.A. n. 633/1941 e successive modificazioni)"


E' tanto o è poco? E' giusto? Non sono e non voglio essere un difensore della Siae, con la quale ho spesso avuto problemi serissimi, ma esiste un pensiero diffuso (e sbagliato) che questa Società sia un mostro mangiatore di soldi altrui a favore degli autori sotto la sua tutela, e che gli autori stessi - categoria della quale faccio parte da più di quarant'anni - siano dei "ricchi" privilegiati nullafacenti percettori di soldi.
La storia poi che la Rete debba essere considerata luogo franco, per un diffuso concetto di anarchia in qualche modo consolidato, e che nulla sia dovuto agli autori dagli "scaricatori" di musica e di cinema, è una leggenda che non deve assolutamente essere più raccontata. Forse sto per dire per qualcuno qualcosa di impopolare, ma la pirateria perpetrata all'opera dell'ingegno ha davvero superato livelli scandalosi. Si parla, nel mondo, di decine di miliardi di dollari evasi, dovuti e non pagati agli autori.


Come autore e compositore, vedo ogni giorno fare strame di musica - scritta da me o da colleghi - al grido di "Non si paga!", mentre ognuno di noi dovrebbe avere la coscienza di pensare che il diritto d'autore non è un balzello, ma un diritto che si deve a chi fa dell' opera dell'ingegno un lavoro vero e proprio.


Credo fermamente che il tasso di civiltà di un Paese si riconosca da tutta una serie di tutele. Una fondamentale è quella nei confronti della Cultura, che anima questo Paese e lo rappresenta.

domenica 23 ottobre 2011

La morte di Marco Simoncelli e il circo a due ruote




di Piero Montanari
(Pubblicato su www.globalist.it il 23/10/2011)


"Ma che casso fa 'sta patacca di moto? Non sento più il treno posteriore, mi sta facendo finire al centro della pista, la devo riprendere, siamo solo al secondo giro, se cado mi vengono addosso tutti. Vado giù a destra, la controbilancio...

E' facile immaginare questi come gli ultimi pensieri di di Sic 58, come chiamavano scherzosamente nel paddock Marco Simoncelli, giovane campione ventiquattrenne, al secondo giro del GP della Malaysia, circuito di Sepang. Gli ultimi pensieri mentre le moto di Colin Edward e Valentino Rossi gli passavano sul collo non più protetto dal casco in mille pezzi, e mettevano fine, ignari, alla sua breve esistenza. 
Marco Simoncelli è l'ennesima vittima sacrificata agli sport estremi, ai quali il motociclismo appartiene di diritto. Sono tutti giovanissimi i piloti delle due ruote perché, oltre la passione, hanno dentro l'incoscienza propria dei ragazzi. Coraggio e incoscienza, di buttarsi a capofitto con quelle bestie da centinaia di cavalli a velocità pazzesche sulle piste dei circuiti mondiali. Coraggio e incoscienza viene richiesto ai piloti, in cambio di fama e denaro, e il rischio della vita, che fa parte della tragica giostra. 
Si dice che oggi qualcosa si è fatto rispetto a tempi passati per la sicurezza: si "muore di meno" perché le tute riparano di più, i caschi avvolgono di più e le piste hanno le vie di fuga. Si muore di meno, dicono le statistiche, ma si muore ancora, e il collo è una delle parti che non puoi proteggere, non puoi imbracare perché si deve muovere, ed è stato proprio il collo il punto fatale per Marco. 
Sono consapevoli i ragazzi sulle moto (e sulle auto) che possa capitare loro un incidente, ma non pensano mai di certo alla morte, forti della grande pulsione della vita a questa età. Questa è la forza dell'incoscienza, che alimenta il coraggio, che alimenta i rischi, ed è proprio qui che la morte bastarda ti aspetta e ti tende il tranello. 
Oggi il "Circo" piange la fine di uno dei suoi numeri più promettenti, che non potrà più mandare in scena, Marco Simoncelli, Sic 58, che non e riuscito a domare la sua bestia.

sabato 22 ottobre 2011

Rock Progressive: il Festival a Roma

di Piero Montanari



Mi fa piacere dare conto che il 21 ed il 22 ottobre (quindi oggi finisce) si terrà la seconda edizione del Prog Exibition, festival di rock progressivo, con la D.A. di Franz Di Cioccio, batterista della gloriosa PFM.
Lo segnalo per due motivi: il primo perchè è un genere musicale nato nei '70 ed ancora amatissimo. Ne hanno fatto parte band italiane e mondiali che hanno "storicizzato" in qualche misura questa musica, ricca di suggestioni strumentali ed di un uso particolare della voce. Il secondo perchè molti miei amici e collaboratori suoneranno oggi ed hanno suonato anche ieri: I Goblin, con Agostino Marangolo col quale ho inciso moltissimi Lp, compreso questo di Jenny Sorrenti nel 1979 alla Rca, che segnò il suo esordio come cantautrice. La stessa Jenny Sorrenti (questa è la copertina del suo disco nel quale partecipai) canterà con suo fratello Alan nello storico gruppo dei Saint Just che ne segnò le origini.
 Ma ecco l'annuncio qui sotto

ROMA – Venerdì 21 e sabato 22 ottobre 2011 al Teatro Tendastrisce  si terrà la seconda edizione della Prog Exhibition con la direzione artistica di Franz Di Cioccio. Dopo il successo della prima edizione, il Festival della musica immaginifica si ripete con una ricca seconda edizione. Ancora una volta in Italia il rock progressivo trova terreno fertile dal vivo, anche grazie all’incontro tra le colonne degli anni ’70, le nuove leve e gli attesi special guest stranieri. Ricordiamo Mel Collins, fiatista dei King Crimson e session man tra i più prestigiosi al mondo e Martin Barre, chitarrista dei Jethro Tull dal 1969, fedele compagno del leader Ian Anderson. Finale eclatante con i New Goblin: la celebre formazione di Profondo rosso, amatissima in tutto il mondo e oggi guidata da Simonetti, Guarini e Morante, godrà del tocco inconfondibile dell’ex Genesis Steve Hackett, chitarrista tra i più famosi e influenti al mondo. www.progexhibition.it

sabato 15 ottobre 2011

Stultitiae Laus ovvero elogio della "cretineria" di Totti



di Piero Montanari 

Tutto avrei pensato di poter fare nella mia vita, meno che un giorno dover prendere le difese di Francesco Totti, che ieri è stato attaccato su queste pagine da un grande giornalista ed un grande amico, e nelle radio romane laziocentriche da vari commentatori che avrebbero fatto miglior cosa a gettare acqua sul fuoco, invece di alimentare la polemica. L'attacco - ennesimo da parte dei giornalisti di sponda avversa - prende spunto da una frase detta dal capitano giallorosso nei confronti del simbolo della Lazio, l'aquila Olympia, il bellissimo animale che ricorda l'antica arte nobile della falconeria. Mi spiace che Olympia sia stata minacciata di impallinamento da qualche coglione (senza colore sportivo, come solo i coglioni sanno essere) ma si sa che la madre di questi personaggi non usa contraccettivi, purtroppo. Tornando a Totti, sono certo che la sua affermazione non volesse offendere nessuno; ha detto semplicemente che l'aquila laziale avrebbe potuto farsi una passeggiata al mare insieme ai gabbiani: quale blasfemia avrà mai pronunciato? Poi, sollecitato da una domanda su chi per lui potesse essere l' "uomo derby", ha detto Reja perché, come ben si sa, ne ha persi quattro con la Roma (mi spiace per i laziali) ed è il vero portafortuna dei giallorossi. Quindi Totti, il cretino, ha fatto la battuta perfetta, con tempi teatrali perfetti, tanto da suscitare l'ilarità degli astanti, cosa che ha fatto indignare i nostri amici biancocelesti. "I giornalisti ridono alle battute di Totti, sono proni e leccaculo, prima lo sfottono e poi gli chiedono l'autografo", e questo Franco Melli a Radio Radio, e Governi sulle pagine di Globalist (che però plaudeva alla battuta su Reja). E poi la storia della lupa puttana mi sembra proprio una forzatura da tifoso un po' frustrato, altro che storia di lupanari e meretrici! Totti è un cretino? Potrebbe anche essere, dico io (e faccio fatica a crederlo), ma un cretino intelligentissimo, che sa come far incazzare i laziali, quindi, per i romanisti, tutt'altro. E' solo una questione di angolazioni e di punti di vista. Con il beneplacito di Erasmo da Rotterdam P.S.Oggi Reja, in conferenza stampa, ha sapientemente risposto a Totti dicendogli che "E' un grande - pausa - quando gioca". (Ergo: quando parla no). Molto più signorile Reja di tanti tifosi.

giovedì 13 ottobre 2011

Annoverato tra i "grandi" dello strumento...

Oggi, cercandomi nel web, ho trovato questa pagina di Amazon e ho visto il mio nome accanto a quello di Jaco Pastorius, il mio mitico amatissimo bassista, incontrato nel 1982 al Palasport di Roma al concerto dei Weather Report. E, in qualche modo quel giorno, facemmo conoscenza e parlammo a lungo di tante cose, nei corridoi del Palasport, in sala stampa e mangiando qualcosa insieme nei camerini.
Non nascondo di aver provato un orgoglio smisurato, anche perchè gli altri, compreso il mio caro collega Stefano Cerri, figlio di Franco, morto per un tumore a 50anni, non sono da meno.
C'è Marcus Miller, straordinario "slapper", bassista di un altro grande mito, Miles Davis, nel periodo elettrico.
Poi leggo Jack Bruce, straordinario progressive rocker nei trio dei Cream. Alphonso Johnson, il nero bravissimo dei primi Weather Report, che suonò anche in un bellissimo disco di Pino Daniele. John Patitucci, eccellente professionista, dotato di una tecnica spaventosa, come, per altro, Nathan East, che lo trovavi, session man, in tutti i dischi di "fusion" tra i '70 e i'90. Scott Lafaro e Dave Holland, due contrabbassisti jazz di fama mondiale, il primo dei quali considerato un pioniere delle quattro corde. Pino Presti (Prestipino), bassista che ha suonato davvero con tantissimi artisti italiani, in dischi e tour.
E poi viene menzionato il sottoscritto, proprio accanto ad uno dei suoi idoli, e non so chi mi ha fatto questo onore. Forse è casule, forse no.
Ma sentitamente lo ringrazio

mercoledì 12 ottobre 2011

Nell'Italia di Silvio il culo diventa un libro


(pubblicato su www.globalist.it il 12 ottobre 2011)

di Piero Montanari
Questa davvero ci mancava e ve la segnalo perché è piuttosto grossa: Raphael Mazzucco, mi dicono famosissimo fotografo canadese di moda, molto "cool", (sarà per questo che gli ha dato quel titolo) ha realizzato un libro fotografico in uscita a novembre, con un "soggetto" davvero particolare, e sarà forse proprio per questo argomento che il trailer del book fotografico già impazza sulla rete.
Il libro, manco a dirlo, si chiama "Culo", esattamente in lingua italiana, (di certo ha avuto una buona ragione per chiamarlo così, e forse non c'è da andarne fieri) e rappresenta l'esposizione in 248 pagine di culi, lati "B" o fondoschiene che dir si voglia, prestati da altrettante splendide modelle con posteriori da tramandare ai posteri.

Il trailer di questo libro è commentato musicalmente da due famosissimi artisti dell'area Rap - Dj: Pitbull e David Guetta, tanto per la cronaca.
Perché parlo di questa cosa? Ma perché fare un libro di foto sul culo, oltre a sembrarmi leggermente pornografico, rappresenta - senza falsi moralismi - il fondo del fondo (del fondoschiena) raschiato del barile di questo momento storico culturale (il prefisso 'cul', dato l'argomento, ritorna implacabile).

I culi, soprattutto quelli di famosissime modelle come Stacy Keibler che appare sulle foto nel suo massimo splendore posteriore, hanno la simpatia di tutti, diciamocelo francamente, anche degli intellettuali di sinistra, ammesso che la categoria sia ancora su piazza. Buona visione così, tanto per gradire.
E non faccio dietrologia. A posteriori.

lunedì 10 ottobre 2011

Lavitola, Lombroso e Darwin


 (Pubblicato su www.globalist.it 5 settembre 2011)


di Piero Montanari


Questa è storia per i posteri: Valter Lavitola è latitante all'estero (dice che sta trattando del pesce in Bulgaria, fantasia sublime) perché indagato di estorsione ai danni di Berlusconi, insieme a Tarantini e sua moglie Angela, detta Nicla, Delvenuto.
Col presidente del consiglio l'affarista campano aveva già avuto contatti quando nel 2004, in occasione delle elezioni europee, si candidò nelle liste di Forza Italia nella circoscrizione Sud, ottenendo molte preferenze, ma non sufficienti per sedersi a Strasburgo tra i rappresentanti in Europa del centrodestra italiano.

Ma al presidente del consiglio sembra che organizzò anche una festa in Brasile, in occasione di un viaggio che lo stesso fece in quel paese qualche tempo fa, e per l'occasione procurò probabilmente a Silvio quella brasiliana col culo altissimo che si vede su tutti i depliants di Rio (pare ce ne sia solo una ed è sempre lei).

Prima di ciò il carneade editore dell'Avanti, la gloriosa testata storica dei socialisti italiani (parlo di quelli veri, dai direttori: Bissolati, Bonomi, Nenni, Lombardi, Vecchietti, ai collaboratori Pertini, Labriola etc) era appunto un carneade, un emerito sconsciuto che si era "accattato" con altri faccendieri la gloriosa testata, modificandone un po' il lettering (lascia il punto escamativo finale ma non l'articolo davanti) e fa del giornale un foglio di spionaggio, vantando, il Valterino, coinvolgimenti con servizi segreti internazionali e simpatie per gli 007. Mamma mia!

Spesso si valutano le persone che ci stanno davanti anche per il loro aspetto fisico, il quale racconta molto della loro anima e della possibilità - o meno - di fidarci o di diventare amici. Per questo motivo vorrei soffermarmi sulla fisiognomica di Valterino Lavitola di Salerno, classe 1966, sposato con prole, anche se quello che dico potrebbe sembrare razzista ed infantile (e me ne dispiaccio un po', ma tant'è).

Avete visto le sue sopracciglia? Non promettono nulla di buono: sono unite, folte, inutili (non vive nella rain forrest amazzonica) come se un paio di milioni di anni di evoluzione dell'Homo Erectus non fossero passati sulla sua faccia. Materiale per Dawin e la sua ricerca dell'anello mancante nella catena evolutiva dell'Uomo.

Cesare Lombroso, il grande antropologo criminale lo avrebbe di sicuro fotografato e messo nel suo famoso libro di fisiognomica, bollandolo come "criminale per nascita". Personalmente con uno così non ci prendo neanche un caffè per sbaglio.

E invece Silvio Berlusconi, (presidente del consiglio dei ministri italiano, capito?) cosa fa? Lo candida nel suo partito, gli fa organizzare feste e festini, ci diventa, in qualche maniera, amico, si relaziona con lui e poi, attraverso quell'altro personaggino Gianpaolo 'te lo raccomando' Tarantini e sua moglie, si fa fottere 20mila euro al mese per un totale di 350mila (magna pars di questi soldi sono finiti nelle tasche di Lavitola) e la "promessa" di riceverene presto altri 500mila, a quale titolo non viene dato di sapere.

Questi soldi, si indaga ma è evidente, sono frutto di un ricatto ai danni di Berlusconi da parte del trio. Orribile il ricatto, ma se uno paga, vuol dire che ha, in qualche maniera, la coscienza disordinata, perché il trio-ricatto doveva sottacere su magheggi vari dei quali si sta facendo luce, mignotte comprese.

Brutta storia, davvero!

Gli 007 smascherati e un lavoro nuovo


 (Pubblicato su www.globalist.it il 2 settembre 2011)


di Piero Montanari
 
Antefatto: Come descritto nell'articolo apparso oggi su Globalist, il quale titola: "Le foto dei due 007 bruciati per colpa del governo" e che ha l'aria di essere, a tutti gli effetti, uno scoop giornalistico (va dato merito al nostro staff, please), due agenti segretissimi di scorta ad Abdel Saleem Jallud, ex numero due del regime libico e fatto fuggire a Roma con la complicità di Letta e del ministro Frattini, sono stati fotografati mentre accompagnavano il loro "protetto" da Lucia Annunziata (e non da Bruno Vespa, come descritto nell'articolo,  per dare una parvenza sinistrorza all'operazione-salvataggio).

Si sa, se tu fotografi e pubblichi le facce di due agenti "di copertura" adibiti alla protezione di personaggi a rischio, li "bruci" come si dice in gergo, e questi non possono più essere utilizzati all'uopo, a meno di non mettere in pericolo le loro vite, quelle delle loro famiglie e quella del loro assistito (della quale, in questo precipuo frangente, ci interessa cinicamente il giusto).

A questo punto, ai due malcapitati 007 non resta, visto che sono in Italia, paese delle grandi mutazioni, che contattare la Santanchè per farsi dare l'indirizzo del suo chirurgo plastico di fiducia. Così potranno cambiare faccia (Face off, ricordate il film?), farsi i labbroni come la Danielona, blefaroplastica d'ordinanza, nonchè rinoplastica ma anche, volendo, mastoplastica additiva e poi andare dal Berlusca nazionale, farsi dare il telefono di quello che gli ha fatto il trapianto di capelli e farsene fare uno ad hoc (uno dei due 007 è completamente calvo).

Già che ci sono, chiedere a Berlusconi l'indirizzo dell'altro chirurgo che gli ha inserito una fistola artero-venosa nel pene, per poi comandare "cum magna pompetta" l'erezione dello stesso e finalmente spassarsela un pò, con queste due belle nuove identità, nel nostro straordinario Paese, pieno di situazioni fantasiose e di belle donne compiacenti.

A proposito di belle donne, già che ci sono e vista la fine ingloriosa della prima, iniziare una nuova attività e mettere in piedi come Tarantini e Lavitola, un Import-Escort (si, avete letto bene, Import-Escort) per favorire del 'mignottage' fresco ai politici nostrani che lo gradiscono.
Altro che pesce dalla Bulgaria!

Premio alla Cultura

PREMI SPECIALI

A BENEMERITI DELLA CULTURA

(Trofeo di Cristallo e Medaglia d’oro del Presidente dell’Ass. Cult. “P. Raffaele Melis O.M.V.”)

Musicista Regista Maestro PIERO MONTANARI
Roma

Premio “Francesco Di Lella”

“Per avere contribuito con la musica e la regia all’evoluzione ed all’affermazione di attori e cantanti di chiara fama nazionale ed internazionale, lasciando un segno vivo nel panorama cinematografico e musicale italiano, senza mai desistere anche in un periodo così difficile ed arduo come l’attuale.”

Firmato Augusto Giordano, Getulio Baldazzi, P.Ezio Bergamo, Rita Tolomeo, Maurizio Pallottí, Domenico Di Lella, Maria Fichera, Gianni Farina, Rita Pietrantoni, Paola Pietrantoni, Domenico Gilio.

Il premio sarà conferito il 13 giugno 2010 alle ore 16 al teatro S. Luca, in via Lorenzo da' Ceri 136 - Roma.

Esce il cofanetto della mitica trasmissione!

Esce il cofanetto della mitica trasmissione!
Finalmente nelle librerie "L&H:2 Teste senza cervello", libro e Dvd con la summa delle puntate migliori e, udite udite, dialoghi ANCHE IN ORIGINALE . Lo abbiamo presentato da MelBookStore il 30 giugno 09. C'era Italo Moscati, persona di straordinaria cultura e spessore umano. Con quella di Giancarlo le due 'memorie' si intersecavano a meraviglia! Due teste con parecchio cervello...SE TI INTERESSA COMPRARLO, CLICCA SULL'IMMAGINE!

Al Parco di S. Sebastiano

Al Parco di S. Sebastiano
Con Guido De Maria e Giancarlo Governi, i padri di SUPERGULP!

Celebriamo SUPERGULP!

Celebriamo SUPERGULP!
Talk Show con Giancalo e Guido al "Roma Vintage Festival", 16 giugno 2009 dedicato allo storico programma Rai

Celebriamo Gabriella Ferri

Celebriamo Gabriella Ferri
Con Giancarlo

...e Rino Gaetano

...e Rino Gaetano
Con Giancarlo

...ancora Rino

...ancora Rino

Con sua sorella Anna Gaetano e Giancarlo

Con sua sorella Anna Gaetano e Giancarlo
In omaggio a Rino, quella sera ho cantato "I love you Maryanna", primo disco di Rino, prodotto da me e da Antonello Venditti nel 1973. Con Rino feci un tour nel 1979. Alla batteria c'era Massimo Buzzi, alle chitarre Nanni Civitenga e Rino e io al basso. Il 'road manager' era Franco Pontecorvi che oggi vive come me sui Castelli Romani e vende occhiali.

Serata Supergulp

Serata Supergulp
Venerdì 17 luglio '09 al Parco S. Sebastiano (Caracalla) all'interno di Roma Vintage, verrà ripetuta la serata dedicata alla genesi del mitico programma televivivo. Parteciperanno Giancarlo Governi, Guido De Maria e Piero Montanari (me stesso...). Appassionati intervenite!

Un giovane promettente...

Un giovane promettente...
Luca, il giorno che si è vestito bene per il suo saggio di pianoforte. Sarà pur vero che "ogni scarrafone è bello a mamma soia", ma ci saranno pure degli scarrafoni universalmente belli, o no?

Maggio 2008: un piacevole incontro

Maggio 2008: un piacevole  incontro
Dopo più di vent'anni ho rivisto l'amico Giorgio Ariani, grande attore e voce ufficiale Italiana di Oliver Hardy (Ollio). Nel 1985 realizzammo la sigla di "2 Teste senza cervello" e Giorgio, con Enzo Garinei (Stanlio) doppiò una marea di film della coppia per i quali realizzai le musiche.

Una gita al "Giardino dei Tarocchi"

Una gita al "Giardino dei Tarocchi"
A Capalbio (Gr.) c'è un posto magico da visitare, con opere d'arte tra ulivi e macchia mediterranea, opera dell'architetta Niky De St. Phalle che ha realizzato in 20 anni un percorso di magnifiche statue ispirate ai Tarocchi, le magiche carte che predicono il futuro...Dato il suo nome, è meta di "sole" e personaggi cosiddetti " taroccati". Wanna Marchi e sua figlia sono state spesso viste aggirarsi tra le magnifiche statue!

Diana Nemi 2007/2008

Diana Nemi 2007/2008
Da sx alto: Samuele, Emanuele, Federico R., Lorenzo, Matteo, Edoardo, il Mister Eugenio Elisei. Sotto:Simone, Luca, Daniele, Valerio, Riccardo, Federico C.

Luca e Pedro 'Piedone' Manfredini

Luca e Pedro 'Piedone' Manfredini
Col mio "idolo" calcistico di ieri

Luca e Francesco Totti

Luca e Francesco Totti
Col suo "idolo" calcistico di oggi

Luca Montanari

Luca Montanari
Il calciatore. Questa stagione, la prima di campionato con i pulcini della "Diana Nemi", è capocannoniere. Ha messo a segno ben 43 reti e tutte senza rigori, ma ventidue su calci piazzati!

Luca Montanari

Luca Montanari
Nel momento della premiazione

Daniele Serafini

Daniele Serafini
La premiazione

A S D Diana Nemi Pulcini '98. Anno 2006 -'07

A S D Diana Nemi Pulcini '98. Anno 2006 -'07
Da sx della foto: Samuele, Matteo, Riccardo,Federico, Wulnet, Carlo, Luca, Daniele. Seduto con il pallone, una vera pestilenza, Federico Rosselli. Dobbiamo dire grazie alla pazienza infinita del Mister Eugenio Elisei, che più volte ha pensato di mollare la squadra e dedicarsi alle missioni in Angola - E' meno faticoso - mi ha detto, disperato, alla fine di un allenamento.

Allenamenti anno 2007-2008

Allenamenti anno 2007-2008
Il mio secondo figlio unico...

Matteo Montanari

Matteo Montanari
Il mio primo figlio unico...

Ado e Sania Montanari

Ado e Sania Montanari
The Peter's Sisters

La Roma tra la "B" e la "A" 1951-1952

La Roma tra la "B" e la "A" 1951-1952
Memmo Montanari (primo a dx nella foto) con i suoi tifosi in una trasferta della Roma. La foto è stata scattata al ritorno da Verona il 22 giugno 1951. Solo dopo quella partita la Roma ebbe la certezza di tornare in serie A

Memmo Montanari, capo dei tifosi, in azione nel suo poderoso incitamento alla squadra.

Memmo Montanari, capo dei tifosi, in azione nel suo poderoso incitamento alla squadra.
Mio padre, che si diceva fosse danaroso, quando morì era povero. Qualcuno nel nostro quartiere Celio racconta ancora che comprava i giocatori alla Roma...

Mio padre al centro dei vip della Roma

Mio padre al centro dei vip della Roma
Ricordo questa foto da sempre. Quella che avevamo in casa aveva un ritocco fatto a mano da non so chi (forse mio padre stesso). Il "pittore" aveva dipinto a tutti pantaloncini da calcio e gambe nude! In quel periodo glorioso nasce il giornale "Il Giallorosso" che contribuì attivamente alla ricostruzione della Roma. Fu fondato da mio padre, Angelo Meschini (capi storici di allora del tifo romanista) e dai fratelli Mario e Peppino Catena (soci della Roma) con la collaborazione dell'avvocato Alberto Saccà, con cui mio padre, nei miei ricordi da piccolo, aveva rapporti conflittuali.

Il Giallorosso

Il Giallorosso
Testata del giornale dei tifosi della Roma fondato da mio padre nel 1952. Ero piccolino e ricordo quel giorno che mi fece vedere le bozze...ricordo la finestra della mia camera sulla Piazza, al civico 4, ed il Colosseo davanti.

Pop & Jazz History

Pop & Jazz History
Sonorizzazione

1970 Pop Maniacs

1970 Pop Maniacs
Qui ci sono anche le musiche di Spyderman e i Fantastici Quattro che feci nel 1977 per Supergulp!

Il Pianeta Totò

Il Pianeta Totò
Fotogramma della sigla di Mario Sasso per la prima trasmissione di Rai 2 sul grande attore. Gli occhi di Totò si muovevano a tempo con una mia tarantella che si trasformava via via in rock sulle note di Malafemmena.

Laurel & Hardy

Laurel & Hardy
Logo originale della trasmissione

Laurel & Hardy

Laurel & Hardy
Un fotogramma della sigla di "Due teste senza cervello". Ci lavorò a lungo il videoartista Mario Sasso, alla SBP di Roma, con Virginia Arati che dipingeva elettronicamente 'frame by frame', con un computer costosissimo della Quantel che si chiamava appunto Paintbox. Credo che questa sigla sia stata la prima in Tv ad essere realizzata con questa straordinaria tecnica.

Il mio recording studio

Il mio recording studio
La regia

studio

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La sala di ripresa

studio

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la regia

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La regia

Il ritorno di Ribot 1991

Il ritorno di Ribot 1991
Uno sceneggiato interpretato dal grande cantante e attore franco-armeno Charles Aznavour e Delia Boccardo, diretto da Pino Passalacqua per Rai1 e Antenne2 con la colonna sonora composta da me.

Processo di famiglia di Nanni Fabbri, 1992 per Rai1

Processo di famiglia di Nanni Fabbri, 1992 per Rai1
Alessandra Martinez, protagonista del film in due puntate con la mia colonna sonora.

Le Gorille

Le Gorille
Serie TV franco anglo italiana che riprende dei film del 1957-58 con Lino Ventura. Il personaggio è Geo Paquet, agente segreto francese, Di questa serie ho musicato 2 episodi, per la regia di Maurizio Lucidi e Duccio Tessari

Top model

Top model
Film con D'Amato

Top model

Top model
Stesso film uscito in Grecia

Top girl

Top girl
Film sequel di D'Amato. Beh, dopo tutte ste top, non poteva mancare la girl!

High finance woman

High finance woman
Altro film di D'Amato con le mie musiche