piero montanari

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L'AUTORE

mercoledì 18 ottobre 2017

La terribile storia di Asia Argento e dell'Orco di Hollywood


Il grido di Hollywood al femminile contro Harvey Weinstein non sembra placarsi. Ieri alla lista delle grandi star abusate s'è aggiunta l'attrice americana Rose McGowan, la quale accusa il grande produttore di averla stuprata. Ormai sono in pochi a difenderlo, tra questi il grande regista Oliver Stone, quando parla di linciaggio in piazza al posto di un regolare processo, che sicuramente farà seguito a questo increscioso scandalo.
Tutto nasce – come sappiamo - da un articolo del New York Times della scorsa settimana, che ha raccontato dei comportamenti sessuali di Weinstein, il quale avrebbe abusato della sua posizione dominante per ottenere favori sessuali dalle attrici scelte o da scegliere per i suoi film. La storia sembra essere la stessa squallida di sempre, “o me la dai o ti caccio dal cast”, e le richieste non erano nei confronti di sprovvedute donne in cerca di visibilità, ma di vere stelle del cinema. Si parla di Angelina Jolie, Gwyneth Paltrow, Mira Sorvino Kate Beckinsale, Ashley Judd e molte altre, le quali sembravano non aspettare che un cenno per tirare fuori questo pesante macigno dalla loro anima.
Al coro si è unita Asia Argento, che ha accusato Weinstein di averla stuprata quando lei, appena 21enne, era approdata ad Hollywood col sogno di diventare una grande star. Il produttore–orco le chiese subito prestazioni sessuali alle quali Asia non poté opporsi. La cosa che però appare strana, è che questo stupro - come racconta la stessa attrice - si è protratto per i successivi cinque anni nei quali i due hanno continuato a vedersi e anche a “consumare”, secondo i racconti dell'attrice.
Ora risulta quantomeno strano che la bella, intelligente e disinibita Asia Argento non abbia più potuto sottrarsi negli anni alle grinfie dell'orco di Hollywood. Sappiamo che a pensar male si fa peccato, però un retropensiero è là che si insinua, e cioè che ci fosse stato almeno un piccolo consenso da parte sua, capendo, suo malgrado, quanto l'ignobile produttore potesse contare per la sua carriera.
E' una storia squallida che si ripete purtroppo ogni giorno, non solo nel rutilante mondo dello spettacolo, nello “star system” mondiale, ma anche più modestamente in qualunque posto di lavoro dove ci siano donne subalterne e uomini con posizioni dominanti. Il famoso divano del produttore, dove sono nate le più brave attrici del mondo, continua ad essere un luogo indesiderato per tante donne, ma molto ambito per altre, che farebbero a gara per farci qualche seduta.




martedì 3 ottobre 2017

Baglioni un tempo sfotteva il Festival, ora lo presenta.

Ho scritto questo pezzo alcuni giorni fa per il Giornale dello Spettacolo con il quale collaboro da alcuni anni, articolo ripreso da Il quotidiano del Lazio e da Globalist. 
Il contenuto non è stato gradito da Claudio, in aggiunta ad un post da me scritto (e poi prontamente eliminato) in una chat su FB, dove parlavo di una nostra conversazione privata su WhatsApp e dove lui mi raccontava i suoi dubbi se accettare o meno la direzione del Festival. Tra le cose piacevoli di questo incarico, certamente oneroso e complicato, metteva però in conto, non il cospicuo cachet, ma soprattutto il piacere di una nuova sfida, legata ad un ulteriore colpo di notorietà che - aggiungevo - è per gli artisti una "droga", parlando comunque in generale. Ebbene, pur scusandomi con lui più e più volte, non ho avuto nessun cenno da parte sua. Non mi sembrava, in tutta coscienza, di aver rivelato chissà quale fatto privato inenarrabile. Un'amicizia sporadica ma sincera la nostra, nata nel tour Alè ò ò e durata più di 35 anni, dispiace vederla finire in tarda età, e con l'aggravante dei futili motivi. Il pezzo è sicuramente satireggiante ma affettuoso, e rivela inequivocabilmente il bene e la stima che ho per Claudio.


Oggi la conferma ufficiale che Claudio Baglioni sarà il direttore artistico del 68° Festival di Sanremo, e che sarà anche presente sul palco come presentatore “aggiunto” di una squadra che ancora si sta delineando. La Rai - mi raccontava Claudio in una nostra conversazione privata - anzi, “i Rai” come li ha chiamati lui, hanno molto insistito per averlo al Festival, e lui alla fine ha ceduto. Sarà per il cospicuo cachet vicino ai 600mila euro, anche se mondato del 10% come richiesto “dai Rai”, sarà per l'ulteriore botta di popolarità che gli darà il Festival, una “nazional – popolarità” che lui non disdegna affatto, sarà perché in vecchiaia si revisionano molti pensieri che in gioventù erano più radicali, come quello di prendere grandi distanze dalla “pochezza” delle proposte musicali di Sanremo, e sentirsene, tutto sommato, al di sopra. Ma, come si dice, si nasce incendiari e si muore... pompieri.
Assisterò, quindi, con grande curiosità al festival di Claudio, amico e Artista che ha la mia stima totale, per il suo grande talento di scrittore di canzoni straordinarie, per il suo profilo umano, sempre basso e critico verso sé stesso, e poi quello professionale, dubbioso e perfezionista, tanto da restare anche dei mesi in “surplace” prima di decidere l'ok su una frase di una canzone o il cambio di un accordo.
La curiosità principale, però, me la motiva il fatto che Claudio il palco di Sanremo l’ha sempre un po' criticato e certamente snobbato, se togliamo quell’unica volta che andò a cantare dal vivo, da solo col pianoforte, Questo piccolo grande amore, nel brutto periodo dove a Sanremo i cantanti si esibivano in playback. Lo fece – e me lo disse – “per far vedere a quelli come si canta dal vivo”.
L'idiosincrasia per il Festival di Claudio arrivava al punto di organizzare serate a casa sua con noi amici e collaboratori dell'epoca (si parla di Alè ò ò), proprio per non assistere allo spettacolo da solo, e giocare insieme allo sfottò di questo o quel cantante o canzone. Ricordo una di quelle sere dove mise addirittura in palio un premio simbolico per chi avesse indovinato il vincitore (una bottiglia di vino fatta come la coppa dei mondiali di calcio, che peraltro quella volta vinsi per aver azzeccato il pronostico).
Ora evidentemente le cose sono cambiate, in Baglioni ci sarà stato sicuramente il desiderio non guardare il Festival da casa scherzandoci su, e avrà prevalso in lui la possibilità di poter incidere, con il suo gusto e la sua professionalità, sulla qualità dei brani e degli artisti interpreti.
Meglio essere dentro la “storia” che guardarla o criticarla mente accade. Solo che Claudio dovrà, per forza di cose, decidere velocemente a scegliere brani e cantanti, perché i tempi televisivi non gli permetteranno pause riflessive di settimane o mesi, come suo solito. E questo so bene che lo farà soffrire, e anche tanto. In bocca al lupo Claudio.

giovedì 7 settembre 2017

Mille musicisti contro la Siae «Ridateci l’assegno mensile» (Corriere della Sera14 May 2017)



Giovedì il Consiglio di Stato deciderà sui 615 euro. «Per molti sono il pane»


Franco Cerri, virtuoso della chitarra, celebre per lo spot pubblicitario «l’uomo in ammollo», a 91 anni non se la passa benissimo. Come lui, si lamentano più di mille musicisti, compositori e autori di cinema e tv che, a una certa età, si sono ritrovati privi di una fonte di reddito.
Il cantautore napoletano Peppino Gagliardi è uno dei disagiati. Al pari del grande jazzista Enrico Intra. Tutti sofferenti a causa della Siae, la società di autori ed editori. La somma veniva erogata grazie a un fondo creato nel 1949 al quale attingere in età avanzata. Un deposito alimentato con il 4 per cento dei guadagni di ciascun autore e con un contributo del 2 per cento degli editori. Una specie di conto privato al quale i sottoscrittori affidavano la speranza di ottenere una piccola rendita negli anni del bisogno. Lo stop nel 2011.
Una trentina di anni fa, la Siae stabilì che l’assegno mensile prelevato da quel Fondo sarebbe stato uguale per chiunque ne aveva diritto, una piccola cifra che oggi corrisponde a 615 euro al mese. Sembra poco, ma per tanti era una manna dal cielo. Qualcuno con quella somma pagava una badante alla quale ora ha dovuto rinunciare.
Le storie più tragiche riguardano alcune vedove di artisti che utilizzavano quei soldi per pagare la retta di una casa di riposo, e adesso, prive di risorse, sono finite in mezzo a una strada. Il bassista Piero Montanari ha aperto una pagina Facebook chiamata «Comitato Millesoci» in cui elenca gli artisti colpiti dalla cancellazione dell’assegno mensile. Contempla i nomi di personaggi noti ai telespettatori come Ugo Gregoretti, Giancarlo Governi, Paolo Limiti.
Il modo in cui la Siae decise di interrompere l’erogazione dell’assegno è abbastanza singolare. Lo fece durante il periodo natalizio del dicembre 2011, quando la società era controllata dal commissario Gian Luigi Rondi. Senza darne comunicazione e senza giustificare.


venerdì 28 luglio 2017

QUELLE MALEDETTE ANIME FRAGILI


di Piero Montanari


Amy Winehouse morì tragicamente il 23 luglio di sei anni fa per gli eccessi di alcol e droga, e la sua fine, purtroppo scontata, era stata prevista a breve perfino da sua madre, e suo padre aveva già scritto l'epitaffio per la sua tomba. Una storia che fece raccapriccio questa di Amy, cronaca di una morte annunciata e avvicinata ad altrettante morti tragiche e famose: Brian Jones, asmatico chitarrista degli Stones, morto affogato di droga e alcol nell'acqua nella sua piscina, Jimi Hendrix, soffocato dal suo vomito, Janis Joplin, Jim Morrison, Kurt Cobain, una sfilza di overdosi, il "Club dei 27", come viene brutalmente e tristemente chiamato questo gruppo di musicisti della 'rock area' che non arrivano a festeggiare il 27mo compleanno, e che negli ultimi 40 anni si sono distinti per il grande talento e i grandi eccessi. Ma vengono in mente tanti altri straordinari personaggi che hanno unito questo talento ad una vita senza freni e dissoluta. Ricordo, anche per averci suonato insieme, il grande, grandissimo trombettista americano Chet Baker, la fantastica "tromba bianca" che visse suonando divinamente ma entrando ed uscendo dagli ospedali per disintossicarsi dalle dipendenze. Il 13 maggio 1988, non ancora sessantenne, Chet morì cadendo dalla finestra di un albergo di Amsterdam, spinto giù dalla "scimmia" che stava sulla sua spalla e che non l'aveva mai abbandonato. Ma anche lo straordinario "inventore" del be-bop, Charlie Parker, immortalato dal magnifico film prodotto da Clint Eastwood, Bird, dove si racconta la storia di questo geniale sassofonista morto a trentaquattro anni per gli eccessi di alcol e droghe. E l'elenco continuerebbe tristemente lungo. Strane storie di quel genio e sregolatezza che la società dei "normali" considera inevitabile tra gli artisti, luoghi comuni banali e incongrui, come quello che indica la sofferenza dell'anima viatico essenziale per la creazione dell'opera. Nulla di più falso, lo posso testimoniare. Se stai male non "esce" niente, il dolore e la sofferenza sono i più grandi anestetici della creatività. È la condizione umana che è sofferenza già in sè e non risparmia nessuno, e tutti noi che ci portiamo dietro in ogni istante della vita questo fardello, sappiamo che l'unica cosa che possiamo fare è un passo dopo l'altro in avanti. Le anime fragili, ahimè, soccombono, e cercano di distruggere sé stessi per annullare questo dolore, per loro evidentemente più insopportabile che per altri. Purtroppo, così egoisticamente facendo, ci priveranno per sempre dell'irripetibile straordinarietà del loro talento.

mercoledì 5 luglio 2017

Per me la Corazzata Potëmkin è una cagata pazzesca! 92 minuti di applausi


Di Piero Montanari



Apriamo il nostro solito dibattito – dice il temuto prof. Guidobaldo Maria Riccardelli, megadirettore clamoroso con manie cinefile, magistralmente interpretato dall'amico Mauro Vestri, una caratterizzazione che si è portato dietro per la vita -. “Chi vuol parlare, lei Filini? Calboni?” E qui si alza Fantozzi che chiede di intervenire finalmente, mentre Riccardelli lo invita a parlare e gli ricorda di essere “una merdaccia” e che aspettava da molto un suo parere sulla scena più importante della Corazzata Potëmkin, la donna che salva il suo bambino nella carrozzina spingendolo giù, e che poi cade tra i marinai morti della scalinata di Odessa, mentre l'inquadratura in primo piano è sul famosissimo “occhio della madre”.
In quel che segue e dirà Fantozzi/Fantocci c'è il riscatto dell'Ultimo, la fine di un incubo, la ribellione dell'Uomo vessato, inquadrato nelle morse delle logiche burocratiche aziendali, quando il cosiddetto terziario avanzato rappresentava un incubo per gli impiegati, una gara fatta di colpi bassi e di soprusi ineludibili, una Guyana dell'un contro l'altro mobizzati per un piccolo avanzamento di grado, e i temuti obblighi servili verso i Megadirettori Disumani per mettere la testa un po' fuori dal guano, ed essere finalmente considerati esseri viventi.
Villaggio visse davvero questo incubo che ha magistralmente narrato, quando lavorava alla Cosider di Genova. Raccontava di quel tempo: “Le proiezioni erano abitualmente il sabato sera quando gli intellettuali di sinistra avrebbero voluto divertirsi diversamente, magari andare a cena con una deficiente prosperosa, volgare ma disponibile. Purtroppo c'era il maledetto obbligo del film d'autore, tra i quali il più temuto era la terrificante corazzata Potëmkin.”
Ma ecco che arriva il meritatissimo successo di Paolo Villaggio e lui non tarderà a riscattarsi da quelle maledette serate al cineforum. E questo atteso riscatto arriva nel 1976, sotto la direzione di Luciano Salce, ne Il secondo tragico Fantozzi, dove siamo arrivati quindi all'invito a parlare da parte del prof. Riccardelli, il già citato megadirettore clamoroso con manie cinefile. E Fantocci/Fantozzi, mesto ma deciso, sale sul palco e pronuncia la fatidica frase: “Per me la Corazzata Potëmkin è una cagata pazzesca”

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I 92 minuti di applausi che seguirono, caro Paolo, oggi non si fermeranno più, e proseguiranno di generazione in generazione, ricordando le tue battute, i tuoi film e la tua straordinaria vita. Grazie per quello che ci hai regalato, che è tanta roba, credimi.

Ho suonato il pianoforte di Totò



(di Piero Montanari)


L'appuntamento con la piccola troupe televisiva è a via Dei Monti Parioli, davanti al portone della casa dove Antonio De Curtis, in arte Totò, è vissuto e morto. Aspetto un po' sotto il sole cocente di un'estate arrivata in anticipo, tra eccessivi e inebrianti profumi di fiori, in quella strada a senso unico costeggiata da villini e palazzi signorili, che sicuramente Totò aveva scelto per il silenzio quasi cimiteriale e l'incanto dell'architettura raffinata delle case.

Aspetto ancora un po' poi suono timidamente al citofono dorato e perfettamente lucidato a Sidol, sotto un nome che mi era stato dato, e salgo al piano. Già dentro l'ascensore, con i legni e i pulsanti dell'epoca della sua costruzione, l'atmosfera sembra quella di una macchina del tempo. Scendo e per l'emozione la testa inizia a girarmi già sul pianerottolo, dove si affacciano due appartamenti, uno di fronte all'altro. Non so quale dei due è il “mio”, però una delle due porte socchiuse mi invita ad entrare. “Ecco – ho pensato – questa è casa Sua, la casa di Totò, e sto entrandoci, proprio io”. E non riesco ancora a crederlo.

La domestica mi fa cenno di stare zitto e mi fa entrare nel salone principale, dove trovo la troupe televisiva intenta, vicino ad un vecchio pianoforte marrone che troneggia nella stanza, a riprendere il giornalista che mi ha invitato, mentre racconta qualcosa. Si fermano, mi presento a tutti ed inizio a parlare con il padrone di casa, un distinto signore un po' agé, che comprò quasi sessant'anni fa l'appartamento da Franca Faldini, la compagna che stette vicino al Principe negli ultimi quindici anni di vita. Mi dice che acquistò anche due o tre mobili pregiati che lasciarono lì, e quel pianoforte. Si, il pianoforte di Totò, che il Principe non sapeva suonare, usando solo il dito indice, ma che grazie al quale poté scrivere tante canzoni ricche di bellissime melodie e fascino, qualcosa che Totò aveva nel profondo dell'anima.

Mi siedo dietro al pianoforte per iniziare l'intervista, provo a toccarlo e quasi non riesco per l'emozione, ma poi abbasso le mani sulla tastiera d'avorio gialla e malridotta, provo a toccare quei tasti che Totò aveva toccato. Nessun suono, nulla, solo martelletti che vanno sulle corde e non tornano, producendo uno stridio agghiacciante. “Ma io debbo suonare almeno qualche nota di Malafemmena, non posso non farlo” penso, e cerco tra le ottave almeno un Do, un Re, un Mi e un Si che funzionano. Li trovo in alto, fortunatamente, mentre e il giornalista inizia a farmi le domande e il cameraman a riprendere. Ma perché ero lì? Perché ho realizzato le sigle e tutte le musiche di commento dei programmi su Totò che Giancarlo Governi ha scritto e prodotto per la Rai, e la sigla che abbiamo utilizzato maggiormente, a parte Totò Rap, è stata proprio la canzone più famosa di Totò, Malafemmena, una volta cantata da Fausto Leali, poi da James Senese ed infine arrangiata in stile rock per la prima sigla di testa del Pianeta Totò.

Ecco perché ero lì, anche se pensavo tra me e me di usurpare qualcosa. Alla fine il giornalista mi chiede di accennare le prime note di Malafemmena. Il piano, stonatissimo e mai riparato, risponde con tutti i suoi annosi acciacchi alla mia richiesta... Do – Do – Do, Do – Re – Mi – Re -Do – Si... e su quella nota, impossibile da riconoscere come tale, mi abbandona malinconicamente.

Ma che importa? Ho suonato il pianoforte di Totò e tanto mi basterà per i miei racconti davanti al caminetto.

Premio alla Cultura

PREMI SPECIALI

A BENEMERITI DELLA CULTURA

(Trofeo di Cristallo e Medaglia d’oro del Presidente dell’Ass. Cult. “P. Raffaele Melis O.M.V.”)

Musicista Regista Maestro PIERO MONTANARI
Roma

Premio “Francesco Di Lella”

“Per avere contribuito con la musica e la regia all’evoluzione ed all’affermazione di attori e cantanti di chiara fama nazionale ed internazionale, lasciando un segno vivo nel panorama cinematografico e musicale italiano, senza mai desistere anche in un periodo così difficile ed arduo come l’attuale.”

Firmato Augusto Giordano, Getulio Baldazzi, P.Ezio Bergamo, Rita Tolomeo, Maurizio Pallottí, Domenico Di Lella, Maria Fichera, Gianni Farina, Rita Pietrantoni, Paola Pietrantoni, Domenico Gilio.

Il premio sarà conferito il 13 giugno 2010 alle ore 16 al teatro S. Luca, in via Lorenzo da' Ceri 136 - Roma.

Esce il cofanetto della mitica trasmissione!

Esce il cofanetto della mitica trasmissione!
Finalmente nelle librerie "L&H:2 Teste senza cervello", libro e Dvd con la summa delle puntate migliori e, udite udite, dialoghi ANCHE IN ORIGINALE . Lo abbiamo presentato da MelBookStore il 30 giugno 09. C'era Italo Moscati, persona di straordinaria cultura e spessore umano. Con quella di Giancarlo le due 'memorie' si intersecavano a meraviglia! Due teste con parecchio cervello...SE TI INTERESSA COMPRARLO, CLICCA SULL'IMMAGINE!

Al Parco di S. Sebastiano

Al Parco di S. Sebastiano
Con Guido De Maria e Giancarlo Governi, i padri di SUPERGULP!

Celebriamo SUPERGULP!

Celebriamo SUPERGULP!
Talk Show con Giancalo e Guido al "Roma Vintage Festival", 16 giugno 2009 dedicato allo storico programma Rai

Celebriamo Gabriella Ferri

Celebriamo Gabriella Ferri
Con Giancarlo

...e Rino Gaetano

...e Rino Gaetano
Con Giancarlo

...ancora Rino

...ancora Rino

Con sua sorella Anna Gaetano e Giancarlo

Con sua sorella Anna Gaetano e Giancarlo
In omaggio a Rino, quella sera ho cantato "I love you Maryanna", primo disco di Rino, prodotto da me e da Antonello Venditti nel 1973. Con Rino feci un tour nel 1979. Alla batteria c'era Massimo Buzzi, alle chitarre Nanni Civitenga e Rino e io al basso. Il 'road manager' era Franco Pontecorvi che oggi vive come me sui Castelli Romani e vende occhiali.

Serata Supergulp

Serata Supergulp
Venerdì 17 luglio '09 al Parco S. Sebastiano (Caracalla) all'interno di Roma Vintage, verrà ripetuta la serata dedicata alla genesi del mitico programma televivivo. Parteciperanno Giancarlo Governi, Guido De Maria e Piero Montanari (me stesso...). Appassionati intervenite!

Un giovane promettente...

Un giovane promettente...
Luca, il giorno che si è vestito bene per il suo saggio di pianoforte. Sarà pur vero che "ogni scarrafone è bello a mamma soia", ma ci saranno pure degli scarrafoni universalmente belli, o no?

Maggio 2008: un piacevole incontro

Maggio 2008: un piacevole  incontro
Dopo più di vent'anni ho rivisto l'amico Giorgio Ariani, grande attore e voce ufficiale Italiana di Oliver Hardy (Ollio). Nel 1985 realizzammo la sigla di "2 Teste senza cervello" e Giorgio, con Enzo Garinei (Stanlio) doppiò una marea di film della coppia per i quali realizzai le musiche.

Una gita al "Giardino dei Tarocchi"

Una gita al "Giardino dei Tarocchi"
A Capalbio (Gr.) c'è un posto magico da visitare, con opere d'arte tra ulivi e macchia mediterranea, opera dell'architetta Niky De St. Phalle che ha realizzato in 20 anni un percorso di magnifiche statue ispirate ai Tarocchi, le magiche carte che predicono il futuro...Dato il suo nome, è meta di "sole" e personaggi cosiddetti " taroccati". Wanna Marchi e sua figlia sono state spesso viste aggirarsi tra le magnifiche statue!

Diana Nemi 2007/2008

Diana Nemi 2007/2008
Da sx alto: Samuele, Emanuele, Federico R., Lorenzo, Matteo, Edoardo, il Mister Eugenio Elisei. Sotto:Simone, Luca, Daniele, Valerio, Riccardo, Federico C.

Luca e Pedro 'Piedone' Manfredini

Luca e Pedro 'Piedone' Manfredini
Col mio "idolo" calcistico di ieri

Luca e Francesco Totti

Luca e Francesco Totti
Col suo "idolo" calcistico di oggi

Luca Montanari

Luca Montanari
Il calciatore. Questa stagione, la prima di campionato con i pulcini della "Diana Nemi", è capocannoniere. Ha messo a segno ben 43 reti e tutte senza rigori, ma ventidue su calci piazzati!

Luca Montanari

Luca Montanari
Nel momento della premiazione

Daniele Serafini

Daniele Serafini
La premiazione

A S D Diana Nemi Pulcini '98. Anno 2006 -'07

A S D Diana Nemi Pulcini '98. Anno 2006 -'07
Da sx della foto: Samuele, Matteo, Riccardo,Federico, Wulnet, Carlo, Luca, Daniele. Seduto con il pallone, una vera pestilenza, Federico Rosselli. Dobbiamo dire grazie alla pazienza infinita del Mister Eugenio Elisei, che più volte ha pensato di mollare la squadra e dedicarsi alle missioni in Angola - E' meno faticoso - mi ha detto, disperato, alla fine di un allenamento.

Allenamenti anno 2007-2008

Allenamenti anno 2007-2008
Il mio secondo figlio unico...

Matteo Montanari

Matteo Montanari
Il mio primo figlio unico...

Ado e Sania Montanari

Ado e Sania Montanari
The Peter's Sisters

La Roma tra la "B" e la "A" 1951-1952

La Roma tra la "B" e la "A" 1951-1952
Memmo Montanari (primo a dx nella foto) con i suoi tifosi in una trasferta della Roma. La foto è stata scattata al ritorno da Verona il 22 giugno 1951. Solo dopo quella partita la Roma ebbe la certezza di tornare in serie A

Memmo Montanari, capo dei tifosi, in azione nel suo poderoso incitamento alla squadra.

Memmo Montanari, capo dei tifosi, in azione nel suo poderoso incitamento alla squadra.
Mio padre, che si diceva fosse danaroso, quando morì era povero. Qualcuno nel nostro quartiere Celio racconta ancora che comprava i giocatori alla Roma...

Mio padre al centro dei vip della Roma

Mio padre al centro dei vip della Roma
Ricordo questa foto da sempre. Quella che avevamo in casa aveva un ritocco fatto a mano da non so chi (forse mio padre stesso). Il "pittore" aveva dipinto a tutti pantaloncini da calcio e gambe nude! In quel periodo glorioso nasce il giornale "Il Giallorosso" che contribuì attivamente alla ricostruzione della Roma. Fu fondato da mio padre, Angelo Meschini (capi storici di allora del tifo romanista) e dai fratelli Mario e Peppino Catena (soci della Roma) con la collaborazione dell'avvocato Alberto Saccà, con cui mio padre, nei miei ricordi da piccolo, aveva rapporti conflittuali.

Il Giallorosso

Il Giallorosso
Testata del giornale dei tifosi della Roma fondato da mio padre nel 1952. Ero piccolino e ricordo quel giorno che mi fece vedere le bozze...ricordo la finestra della mia camera sulla Piazza, al civico 4, ed il Colosseo davanti.

Pop & Jazz History

Pop & Jazz History
Sonorizzazione

1970 Pop Maniacs

1970 Pop Maniacs
Qui ci sono anche le musiche di Spyderman e i Fantastici Quattro che feci nel 1977 per Supergulp!

Il Pianeta Totò

Il Pianeta Totò
Fotogramma della sigla di Mario Sasso per la prima trasmissione di Rai 2 sul grande attore. Gli occhi di Totò si muovevano a tempo con una mia tarantella che si trasformava via via in rock sulle note di Malafemmena.

Laurel & Hardy

Laurel & Hardy
Logo originale della trasmissione

Laurel & Hardy

Laurel & Hardy
Un fotogramma della sigla di "Due teste senza cervello". Ci lavorò a lungo il videoartista Mario Sasso, alla SBP di Roma, con Virginia Arati che dipingeva elettronicamente 'frame by frame', con un computer costosissimo della Quantel che si chiamava appunto Paintbox. Credo che questa sigla sia stata la prima in Tv ad essere realizzata con questa straordinaria tecnica.

Il mio recording studio

Il mio recording studio
La regia

studio

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La sala di ripresa

studio

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la regia

studio

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La regia

Il ritorno di Ribot 1991

Il ritorno di Ribot 1991
Uno sceneggiato interpretato dal grande cantante e attore franco-armeno Charles Aznavour e Delia Boccardo, diretto da Pino Passalacqua per Rai1 e Antenne2 con la colonna sonora composta da me.

Processo di famiglia di Nanni Fabbri, 1992 per Rai1

Processo di famiglia di Nanni Fabbri, 1992 per Rai1
Alessandra Martinez, protagonista del film in due puntate con la mia colonna sonora.

Le Gorille

Le Gorille
Serie TV franco anglo italiana che riprende dei film del 1957-58 con Lino Ventura. Il personaggio è Geo Paquet, agente segreto francese, Di questa serie ho musicato 2 episodi, per la regia di Maurizio Lucidi e Duccio Tessari

Top model

Top model
Film con D'Amato

Top model

Top model
Stesso film uscito in Grecia

Top girl

Top girl
Film sequel di D'Amato. Beh, dopo tutte ste top, non poteva mancare la girl!

High finance woman

High finance woman
Altro film di D'Amato con le mie musiche